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Studio Netflix-Certa (Università Cattolica): la rivincita della «Tv di famiglia»

La ricerca riscopre la co-visione come una pratica ben presente nelle dinamiche delle famiglie italiane

di Andrea Biondi

Benedetta Porcaroli (a sinistra) e Alice Pagani in Baby

3' min read

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Nell’immaginario collettivo, la televisione di famiglia evoca immagini del passato: genitori e figli riuniti sul divano, condividendo emozioni davanti a un film o una serie. Eppure, la co-visione non è una reliquia del passato, bensì una realtà ben radicata nel presente. In un’epoca in cui gli schermi, ben più di uno a persona, finiscono per separare, un fenomeno sorprendente emerge: la co-visione. La pratica di guardare contenuti insieme, in famiglia, non solo sopravvive, ma si rafforza, restituendo al piccolo schermo un ruolo centrale nelle dinamiche domestiche. A confermarlo è la ricerca TVgether, realizzata da Netflix in collaborazione con il Ce.R.T.A. - Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica di Milano.

La riscoperta del co-viewing

I numeri sono eloquenti. Secondo lo studio, ben l’82% degli adulti e il 90% dei ragazzi considera il co-viewing un momento di divertimento e connessione. Non solo: il 75% degli adulti e l’88% dei ragazzi lo vede come un’opportunità per stimolare il dialogo e lo scambio di opinioni. Da questa ricerca Netflix risulta come il piatto forte della co-visione. Un genitore su tre indica la piattaforma di streaming come la scelta privilegiata per i momenti di intrattenimento condiviso. L’abbondanza di contenuti, la varietà dei generi e un’interfaccia intuitiva rendono Netflix il compagno ideale per le serate in famiglia.

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La smart TV si conferma il dispositivo prediletto per la co-visione: il 57% degli intervistati dichiara di utilizzarla come principale strumento di fruizione condivisa. Questo dato conferma che, nonostante la proliferazione di dispositivi mobili e visioni individuali, il salotto resta il teatro privilegiato della condivisione audiovisiva.

La Tv che diventa dialogo

Ma guardare insieme un film o una serie non si risolve in un semplice passare il tempo insieme. La ricerca dimostra che il co-viewing diventa un motore di dialogo intergenerazionale. Il 56% delle famiglie dichiara di utilizzare i contenuti audiovisivi come spunto per affrontare temi educativi, come il rispetto delle regole, l’ecologia e il cambiamento climatico. Il 41% utilizza film e serie per parlare di bullismo, mentre il 35% affronta il tema del razzismo attraverso le storie viste insieme.

In questo contesto, emerge anche la pratica del retrowatching: il 45% dei genitori introduce ai figli film e serie del proprio passato, trasformando la visione in un ponte tra generazioni. Una famiglia su due sceglie di guardare film classici, non solo per intrattenere, ma per trasmettere valori e costruire una memoria comune.

Famiglie e rapporto con gli schermi

«Il co-viewing non è solo un modo per accedere ai contenuti, ma un’esperienza che unisce generazioni e crea momenti di connessione e conversazione autentica. Siamo entusiasti di scoprire grazie a questa ricerca che le famiglie italiane utilizzano Netflix come primo servizio streaming per condividere momenti di concreta unione davanti allo schermo», sottolinea Eleonora Tinny Andreatta, vice presidente contenuti italiani di Netflix.

«La ricerca realizzata con Netflix è stata un’occasione importante per studiare le famiglie contemporanee, il loro rapporto con gli schermi, le dinamiche di visione che accendono il dialogo tra genitori e figli. Sullo sfondo di quelle pratiche di consumo individuali e frammentate, sempre più diffuse, la co-visione supportata dalle smart Tv e dai servizi di streaming on demand rappresenta un modo di essere e fare famiglia: i contenuti visti insieme si trasformano in occasioni per affrontare temi difficili o complessi, coltivare passioni comuni, rivelare i propri interessi e scoprire quelli degli altri componenti della famiglia, addirittura programmare insieme gite fuori porta facendosi invogliare dalle location viste sullo schermo», sintetizza Anna Sfardini, Responsabile delle ricerche del centro Ce.R.T.A.

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