Sturmtruppen, 50 anni (in mostra) per il fumetto pacifista di Bonvi
di Francesco Prisco
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C’è stato un ’68 che ha fatto meno rumore dei carri armati sovietici per le strade della Primavera di Praga o delle molotov lanciate dalle barricate del Maggio francese. Non era l’invito alla Revolution pacifica promessa dai Beatles e nemmeno lo sfogo tutt’altro che pacifico dei Rolling Stones di Street Fighting Man . Pezzo di storia, sì, ma di una storia che arriva dalla provincia italiana: un 27enne di Modena, in quell’anno decisivo, vince il concorso per fumettisti indetto dal Salone internazionale dei comics di Lucca. Ottiene così la pubblicazione delle proprie strisce su quello che, all’epoca, era un importante quotidiano nazionale. Il 23 novembre 1968 su «Paese Sera» fa così ufficialmente il suo debutto Franco Fortunato Bonvicini e quel suo scanzonato immaginario fatto di trincee, tedesco maccheronico, soldati (o meglio: «soldaten») sgangherati in preda sempre allo stesso invincibile dilemma: dall’altra parte della linea ci saranno amiken o nemiken?
VIDEO INTERVISTA / Sturmtruppen, Bonvi nel racconto della figlia Sofia (di Adriana Fracchia)
La provincia che fece il ’68
Ebbene sì, maledetto Bonvi: tra le innumerevoli ricorrenze del ’68 c’è pure il mezzo secolo di storia delle Sturmtruppen, senza dubbio l’esercito (a fumetti) più potente del mondo. Strisce leggere eppure terribilmente profonde, concept non esplicitamente politico eppure impregnato degli ideali pacifisti che, sempre in quell’anno di proteste contro la guerra in Vietnam, scuotevano il mondo. E così Bologna, città adottiva di Bonvi, dal 7 dicembre al 7 aprile ospita a Palazzo Fava Sturmtruppen 50 anni, grande mostra allestita dalla figlia Sofia Bonvicini e dallo studioso Claudio Varetto per ripercorrere l’intera parabola del disegnatore emiliano.
GUARDA IL VIDEO / Strumtruppen, una mostra a Bologna ricorda Franco Bonvicini (di Adriana Fracchia)
Uno spazio di 600 metri quadri per raccogliere qualcosa come 250 opere, tutte provenienti dall’Archivio Bonvicini e in gran parte inedite: se il cuore dell’esposizione è dedicato ovviamente al fumetto anti-militarista per eccellenza, non mancano i salti all’indietro nella vastissima produzione dell’autore, da quella seriale, con Cattivik e Nick Carter, a quella autoriale, per arrivare ad alcune opere pittoriche mai esposte e alle tavole vietate ai minori apparse sotto le insegne di «Play Gulp», parodia erotica dell’universo fumettistico di quegli anni. Partendo dalla ricostruzione dello studio, con materiali e strumenti che mostrano il processo creativo di Bonvi, si snoda un percorso non cronologico che evidenzia quanto ancora sia attuale il pensiero di un artista che ha profondamente influenzato la cultura pop italiana del Novecento. «Più che un cartoonist – sottolinea il curatore Varetto - un artista a 360 gradi, capace di appassionare il grande pubblico e gli intellettuali del Gruppo 63 Umberto Eco e Oreste del Buono, tra i primi, qui da noi, a sdoganare il fumetto come forma d’arte a tutto tondo».
