Subito bollette e Covid, poi fisco e pensioni: ecco da dove riparte il Governo Draghi
Calendario fitto per l’Esecutivo da qui ai prossimi mesi: il primo banco di prova per la maggioranza sarà lo scostamento di bilancio. Strada tutta in salita anche su catasto e flat tax
a cura di Dominelli, Fotina, Mobili, Rogari, Sesto, Trovati, Santilli
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Dopo la pausa per il Quirinale, il governo riparte dalla stessa formazione e dallo stesso programma. Da affrontare subito sono le emergenze del caro bollette per famiglie e imprese e delle nuove regole per il Covid, mentre bisogna completare il percorso avviato per riforme come il fisco, le pensioni, la concorrenza. Sempre presente il tema del Pnrr per cui il governo è chiamato alla doppia sfida: portare avanti le riforme e i target previsti dalla Ue per fine giugno e al tempo stesso avviare la grande macchina della spesa. Il primo Consiglio dei ministri del dopo voto per il Quirinale dovrebbe essere convocato lunedì 31 gennaio alle 15: sul tavolo del governo, oltre a leggi regionali, anche alcune misure di contenimento del Covid in scadenza: dall’obbligo di mascherine all’aperto alla chiusura delle discoteche.
La crisi energetica
La direzione futura, invece, l’ha accennata giorni fa il ministro dell’Economia, Daniele Franco, aprendo a possibili a nuove misure perché «bisogna evitare che il costo dell’energia blocchi la ripresa produttiva». Parole su cui le imprese attendono ora segnali forti dal governo Draghi dopo la diffusa delusione per la strategia di corto respiro messa in pista dallo scorso luglio a colpi di misure tampone. Certo l’aumento dei prezzi sui mercati internazionali ha contribuito a far salire il conto della bolletta, ma è chiaro che l’industria l’italiana paga uno scotto altissimo anche per gli effetti nefasti di un mix energetico ancora troppo dipendente dall’estero. Non a caso, le imprese, energivori in testa, sollecitano da mesi interventi strutturali. E, superato lo scoglio del voto per il Colle, torneranno a farsi sentire schiacciate dal peso di chiusure e fallimenti ormai all’ordine del giorno.
Conti pubblici
La prima vera partita politica e sostanziale per la maggioranza sarà quella sullo scostamento di bilancio. Chiesto a gran voce da M5S, Lega e Pd, il dossier tornerà sui tavoli di un governo che vede decisamente rafforzato l’asse Draghi-Franco, fin qui prudentissimi sul nuovo deficit, rispetto ai partiti maggiori della coalizione, usciti chi malconcio chi a pezzi dagli scossoni quirinalizi. Ma oltre alla politica c’è appunto la sostanza: che in attesa delle decisioni sui conti ha visto fin qui solo il mini-decreto da 1,66 miliardi, ripescati da vecchi fondi, per distribuire aiuti a famiglie e imprese giudicati largamente insufficienti un po’ da tutti. Lunedì 31 gennaio l’Istat certificherà che la crescita 2021 è stata ancora più vigorosa delle ultime previsioni (il ministro dell’Economia Franco ha anticipato il dato «vicino al 6,5%» confermato ieri dal titolare della Pa Renato Brunetta), ma sul 2022 le incognite sono pesanti. La misura della revisione nei programmi di finanza pubblica sarà data dall’incrocio di questi due fattori, più che dalle richieste multimiliardarie dal segretario della Lega Matteo Salvini e non solo.
