La parola al gestore: Vanguard

«Sull’investment grade messicano c’è valore»

«Per il 2025 due mercati complessi da monitorare sono Panama e Romania»

Nick Eisinger, co responsabile Emerging Markets Active Fixed Income di Vanguard

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ll segmento dei bond emergenti è complesso e richiede un’analisi attenta dei vari segmenti del mercato: investment grade, high yield, governativi e corporate. Storicamente molto legati alle dinamiche statunitensi oggi questi mercati richiedono un livello di attenzione importante complice la politica commerciale adottata dall’amministrazione Trump. Lo spiega Nick Eisinger, co responsabile Emerging Markets Active Fixed Income di Vanguard.

Che ruolo giocano e quali rischi implicano per le obbligazioni emergenti la politica commerciale, rafforzamento del dollaro e crescita economica degli Stati Uniti?

Tutti questi fattori pesano sugli emergenti. L’ampia diffusione dei dazi potrebbe aumentare la volatilità in un contesto di spread creditizi piuttosto stretti e scarsa protezione dei prezzi delle obbligazioni in caso di shock. Un dollaro forte potrebbe inasprire le condizioni di finanziamento per alcuni Paesi e destabilizzare i mercati valutari locali. Un’economia solida negli Usa con lunga pausa della Fed potrebbe penalizzare gli afflussi di capitale su questi mercati. Molti di questi rischi sono già parzialmente prezzati, in particolare negli asset messicani e nell’Europa centro-orientale.

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Come inquadrate l’evoluzione del contesto geopolitico?

Un cessate il fuoco duraturo in Medio Oriente sarebbe positivo per i mercati più rischiosi, favorendo un calo dei prezzi energetici e un’attenuazione delle tensioni con paesi come l’Iran. Favorirebbe inoltre l’Egitto, la Giordania e, potenzialmente, il Libano. In Ucraina, la differenza tra cessate il fuoco e pace strutturale è cruciale: sono entrambi scenari favorevoli, in particolare per obbligazioni ucraine ed economie dell’Europa orientale, ma solo un accordo strutturato potrebbe rafforzare l’Ucraina e altri asset emergenti, oltre a sostenere gli asset europei, soprattutto in caso di ribasso dei prezzi energetici.

Come vi state muovendo in vista di un eventuale rallentamento nelle prospettive economiche degli Stati Uniti?

Privilegiamo posizioni lunghe sulla duration Usa, pur credendo che la Fed probabilmente non taglierà i tassi a breve e che l’inflazione resterà troppo elevata. È un approccio costruttivo in caso di graduale rallentamento dell’economia Usa, anche per effetto dei dazi. Pensiamo che i Treasury continueranno a muoversi in un intervallo ristretto per il momento e, sebbene moderatamente lunghi sulla duration, adotteremo un approccio tattico in attesa di segnali più chiari di un cambiamento nel ciclo economico.

Le reazioni degli emergenti alla politica commerciale Usa che implicazioni possono comportare?

Le politiche tariffarie e le eventuali reazioni dei paesi coinvolti potrebbero frenare, più che accelerare, l’economia statunitense. Finora i segnali di rallentamento sono lievi ma, a condizione che non si verifichi un’accelerazione prolungata dell’inflazione, riteniamo che siano favorevoli agli emergenti e agli asset di rischio. Un rallentamento più marcato, invece, peserebbe soprattutto su alcune aree dell’high yield emergente.

In quali Paesi emergenti vedete opportunità interessanti sul mercato obbligazionario?

In questa fase preferiamo investire nella duration degli emergenti. Un dollaro più debole potrebbe favorire alcune valute locali e, di riflesso, i tassi e la duration, consentendo allentamenti alle singole banche centrali. Recentemente i tassi locali hanno tenuto il passo o addirittura sovraperformato i Treasury, pur restando vulnerabili a eventuali shock.

In termini di tassi cosa vi aspettate?

Continuiamo a prevedere margini di allentamento in Messico, con gli elevati tassi reali, e possibili opportunità sui tassi in Brasile. In Ungheria i tassi saranno invariati ancora per un po’ e preferiamo detenere il fiorino rispetto all’euro, soprattutto in caso di progressi in Ucraina. In Sudafrica ci piace la curva dei rendimenti ripida, con un premio per il rischio che dovrebbe ridursi. Valutiamo un graduale aumento della duration in Egitto e Turchia.

LE EMISSIONI

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BOND A CONFRONTO

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LA PANORAMICA

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Dopo il forte rally registrato nel corso del 2024, qual è oggi la vostra view sul credito sovrano high yield sempre nell’ambito dei Paesi emergenti?

Continuiamo a vedere opportunità nell’high yield, pur senza aspettarci un rally sistematico come nel 2024. Alcuni bond di Ucraina, Zambia e Sri Lanka restano interessanti, così come il credito del Ghana, sostenuto dalla ristrutturazione del debito, dal programma del Fmi e dal nuovo governo. Questi strumenti, spesso con trigger macro, si muovono in modo idiosincratico rispetto al mercato più ampio, offrendo diversificazione al portafoglio.

E sull’investment grade dove c’è valore?

Vediamo valore in Messico. Molte incertezze sono note e con tassi reali elevati si ottiene un buon premio per il rischio, soprattutto su titoli di Stato locali, tassi e duration. Due mercati complessi per il 2025 saranno Romania e Panama: il primo ancora investment grade, il secondo a rischio di un secondo downgrade high yield. Entrambi devono affrontare grandi sfide fiscali e, in assenza dei necessari aggiustamenti, gli spread potrebbero ampliarsi ulteriormente. Poiché le obbligazioni di entrambi i Paesi sono detenute da un gruppo di investitori piuttosto ristretto, restiamo tattici sulle nostre posizioni.

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