Super Mario compie 35 anni. I segreti dell’intramontabile idraulico in salopette
Una mascotte universale, geniale e ora più che mai immortale. Ecco come è progressivamente scomparso il “game over”
di Francesco Serino
ai preferiti su Google
4' min read
4' min read
Forse negli anni '90, ma è da tempo che il personaggio grazioso, la cosiddetta mascotte, non basta più per conquistare il pubblico dei videogiochi. E Nintendo è stata l'unica a capirlo a tempo debito, anche se l'osso del collo lo ha rischiato pure lei, ma per motivi diversi. Ma come ha fatto Super Mario a sopravvivere sulla cresta dell'onda per così tanto tempo? Soprattutto grazie a una Nintendo che ha saputo avvicinarsi al suo pubblico come nessun'altra azienda dedita ai videogiochi.
La stragegia di Nintendo
Per esempio, nell'epoca del fenomeno Wii (101 milioni di unità vendute) l'azienda giapponese utilizzò le pubblicità televisive in modo particolarmente intelligente: qui il soggetto non era più il nuovo videogioco pronto al debutto, ma uno o più componenti di una famiglia che venivano ripresi a giocare il software di turno, elargendo in modo spontaneo anche preziosi consigli su come utilizzarlo per trarne il meglio. Praticamente una pagina di un manuale, adattata per funzionare in quindici secondi di spot. L'intento, per niente scontato, era quello di insegnare a giocare un pubblico tutto nuovo, e l'idea funzionò straordinariamente bene: il successo di Wii è in larga parte legato al recupero di utenti che fino a quel momento si sarebbero tranquillamente accontentati di uno smartphone e giochi a due euro.
Super Mario e Mickey Mouse
Un altro passaggio fondamentale è avvenuto in tempi più recenti, e riguarda soprattutto il personaggio più famoso del lotto: quel Super Mario che sarebbe dovuto essere uno dei simboli delle sfortunate Olimpiadi giapponesi del 2020 e che oramai se la batte in popolarità con l'immarcescibile Mickey Mouse firmato Disney. Lasciate perdere gli spin-off nei quali il personaggio gioca a Golf, Tennis o anima party game, quelli non contano: originariamente di Mario ne esisteva soltanto uno, solitamente il gioco Nintendo più atteso e rivoluzionario e con il quale Nintendo moltiplicava le vendite delle sue console, rivolgendosi però sempre più a un pubblico di appassionati sempre più maturo. Negli ultimi anni però le cose sono cambiate, e Mario ha triplicato la sua offerta in quelle che sono tre serie separate che offrono tre diversi livelli di difficoltà.
La clonazione di Super Mario
Anche in questo caso l'intento è subdolamente geniale: far tornare Mario ad essere un personaggio per tutti, offrendo esperienze diverse per ammaliare diverse fasce d'età, in modo da avere un ricambio generazionale che Sony e Microsoft hanno pericolosamente sottovalutato.Super Mario Bros.U, uscito sulla sfortunata Wii U e riproposto in versione Deluxe su Nintendo Switch nel 2019, è un gioco con grafica tridimensionale ma con una struttura totalmente 2D, esattamente come i primi Mario degli anni'80. Questo approccio mette totalmente a loro agio i giocatori alle prime armi, solitamente i giovanissimi, che potranno affrontare le insidie tipiche della serie muovendosi semplicemente da sinistra verso destra. Tutto il contrario di Super Mario Odyssey, l'ultimo della serie principale che, sfruttando ambienti totalmente tridimensionali e anche molto estesi, necessita di una certa esperienza per essere utilizzato al meglio.
Il caso di Super Mario 3D World
Il più recente Super Mario 3D World (anche questo uscito originariamente su Wii U e ora riproposto su Switch con oltre otto ore di nuovi contenuti) è invece la perfetta via di mezzo. Il mondo di gioco è tridimensionale, ci si può spostare a trecentosessanta gradi, ma la telecamera che riprende l'azione se non richiesto non si muove con il personaggio, rendendo tutto molto più leggibile e semplice per chi non ha l'esperienza necessaria. Inoltre, i livelli sono sì liberamente esplorabili in lungo e in largo, ma non permettono di perdersi e presentano sempre e comunque una linearità simile ai giochi bidimensionali.I tre diversi approccio al medesimo concetto di platform presentano poi un dettaglio in comune, la definitiva scomparsa del game over, un concetto che aveva senso quando i videogiochi casalinghi nascevano come costola dei cosiddetti coin-op, i cabinati a gettoni che sfruttavano questa meccanica per ingollare più gettoni o monetine possibili. È lo stesso Miyamoto a sancire la fine del game over.

