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Superpoteri, promesse e responsabilità dello smartphone con l’intelligenza artificiale

La sfida dei produttori di elettronica di consumo è portare in-house l’Ai generativa e affidarsi ai Big del settore solo quando non se ne può fare a meno

di Luca Tremolada

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(Victor - stock.adobe.com)

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SAN JOSÈ - L’intelligenza artificiale generativa ha iniziato a prendere possesso degli oggetti. Sono già comparsi alcuni gadget indossabili come R1 Rabbit e Ai Pin grandi come scatole di fiammiferi che si controllano interamente con la voce. Per qualcuno prenderanno il posto degli telefonini ma ci vorrà tempo. Nell’attesa i produttori di smartphone si sono convertiti all’Ai quasi in massa. La nuova alleanza pluriennale tra Google e Samsung annunciata alcuni giorni fa ha dimostrato che gli Ai Phone sono una realtà. Il nuovo Samsung Galaxy S4 ascolta, registra, traduce, ti suggerisce come manipolare le immagini e ti aiuta nell’editig video. E lo fa sia utilizzando le Api di Google e quindi Gemini e i servizi di Gen Ai del gigante di Mountain View sia internamente, sul dispositivo promettendo così più privacy e più sicurezza.

Sulla palla ci sono i Google Pixel che partono con il vantaggio essere figli di un Ai provider come Google. Ma si stanno muovendo in questa direzione anche i cinesi di Honor, Motorola, Oppo e Xiaomi sia attraverso accordi che lavorando a chatbot proprietari. Vuole dire Ai on device, sistemi di intelligenza artificiale generativa (immagini, testo e coding) più snelli a livello di parametri, meno potenti e meno energivori pensati per essere eseguiti sui dispositivi portatili.

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La promessa degli Ai Phone è quella di portare a bordo la magia dell’Ai gen che abbiamo conosciuto con ChatGpt e i software di generazione di immagini come Midjourney. Vuole dire ricerche visuali con la funzione “Cerchia e cerca” di Google, cancellazione di elementi della foto, suggerimenti di editing video e numerose innovazioni incrementali nella fotografia computazionale. La funzione più interessante dell’S24 è un traduttore in tempo reale. Vuole dire traduzioni vocali e testuali delle chiamate in tempo reale in modo bidirezionale all’interno dell’app “telefono” nativa. Si può telefonare a un ristorante coreano parlando la propria lingua e lasciare all’Ai il compito di tradurre in tempo reale.

Queste operazioni richiedono moltissima potenza di calcolo. La trasmissione dei dati consuma una grande quantità di energia. L’invio di dati sensibili verso server di Ai presenta ancora delle incognite, ci sono dubbi legati alla privacy, il quadro normativo a parte l’Ai Act europeo è ancora fluido. Per gli utenti (e non solo) sapere di avere i propri dati all’interno del proprio dispositivo è rassicurante.

In questo momento ci pare di capire la sfida dei produttori di elettronica di consumo è portare quanto più possibile in-house l’intelligenza artificiale generativa e affidarsi ai Big dell’Ai solo quando non ne puoi fare a meno.

L’Ai phone sarà sempre di più la risultante di accordi tra produttori di hardware e Ai provider. Samsung per esempio è alleata a Google sugli smartphone con Gemini ma ha anche collaborazioni con l’Ai Gen di Micorosoft CoPilot sui computer. Ci aspettiamo che Apple presenterà una proprio Ai Gen on device, proprietaria per intederci, lasciando agli sviluppatori la possibilità di offrire servizi di intelligenza artificiale con i Big dell’Ai. Sta nascendo una nuova geografia competitiva non banale dove chi può cercherà di lavorare a una propria Ai on device.

Samsung Research, la divisione di ricerca e sviluppo a novembre ha annunciato lo sviluppo in-house di un modello di intelligenza artificiale generativa chiamato Samsung Gauss, dal nome dal matematico Carl Friedrich Gauss. si compone di tre modelli: Samsung Gauss Language, Samsung Gauss Code e Samsung Gauss Image. Galaxy AI utilizza alcuni aspetti di questo modello. Ma il più ad oggi è gestito da Google.

In prospettiva gli utenti dovranno sapere cosa viene elaborato sul cloud dall’Ai e cosa resta nel device. Quello che però ancora non sappiamo è quanto costeranno i servizi di Ai formato smartphone. Cioè quale sarà il modello di business dell’Ai on device. Nel caso dei coreani, ufficialmente sappiamo che le funzionalità Galaxy AI saranno fruibili gratuitamente tramite i dispositivi Samsung Galaxy che le supportano almeno fino al 31 dicembre 2025. Vuole dire che se domani ChatGpr, Copilot o Gemini cominceranno a fare pagare i loro servizi di Ai capiremo meglio quanto vale la nuova economia dell’Ai Gen. Per ora abbiamo una data. La fine del 2025.

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  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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