'Ai providers exploit the usability of interfaces'
Scorza (member of the College of the Privacy Guarantor) highlights the risks linked to the use of data
Key points
Alla protezione e alla violazione dei dati personali sono stati dedicati questa settimana ben due eventi, il Gdpr Day andato in scena a Bologna, dove si è parlato soprattutto di compliance normativa (dall’Ai Act alla Nis2), e la Privacy Week (in corso fino a venerdì 31 ottobre 2025), rassegna che ha radunato a Milano diversi esperti intorno al tema della possibile collaborazione fra uomo e intelligenza artificiale nel rispetto di privacy, etica e regolamentazione. Il tema è caldo e anche complesso, perché tanti sono i fattori che accompagnano il nostro vivere online, fra i vantaggi legati all’uso dei nostri dati digitali e il fatto che questi vantaggi comportano rischi quando accettiamo (senza leggerli) termini e condizioni di servizio di una app o utilizziamo senza troppa accortezza gli smart device in casa o in auto, contesti dove la consapevolezza del pericolo si abbassa (e con essa le difese) e lascia aperti spiragli per l’azione dei malintenzionati.
All the threats we are exposed to
I rischi a cui siamo esposti sono diversi, riguardano minacce ormai note come ransomware e spyware e minacce evolute come il deep fake e il deep voice, ovvero sia fotomontaggi e audio-montaggi evoluti con cui ci si può fingere qualcun altro, e toccano anche la sfera del cosiddetto “sharenting”, ovvero sia la condivisione di contenuti dei minori da parte dei genitori. La smart home, paradossalmente, diventa un luogo dove poter essere spiati attraverso gli stessi apparecchi (videocamere di sorveglianza in primis ma anche assistenti digitali, tv e altri dispositivi connessi) che dovrebbero garantirci maggiore sicurezza o comunque uno stile di vita migliore. Eppoi c’è ovviamente il tema del riconoscimento facciale in luoghi pubblici e dei sistemi di polizia predittiva basati su intelligenza artificiale: l’Ai Act, salvo clamorosi dietro front, dovrebbe scongiurarne l’uso nella Ue per lungo tempo.
Education as antidote to technocracy
Guido Scorza, a member of the Privacy Guarantor's College for the protection of personal data, was one of the speakers at the event in Bologna and with Il Sole 24 Ore took stock of the state of 'progress' of two fundamental regulatory systems for the protection of privacy, namely the AI Act and the Gdpr. 'Although converging,' he explained, 'the two regulations pertain to different areas and aim to guarantee people living in Europe respect for fundamental rights and freedoms in the society of data and algorithms. Unfortunately, we are not where we should be and we cannot therefore speak of total protection of privacy, because the existence of rules is a necessary but not sufficient condition for governing the impact of artificial intelligence on society'.
Dangers to democracy
Le criticità intorno a questo tema, dunque, non mancano ed è abbastanza chiaro come vi sia ancora molta strada da fare per scongiurare il rischio, evidenziato da Scorza, che la tecnocrazia abbia la meglio sulla democrazia. È indubbio, infatti, che le Big Tech, i provider di servizi Ai e i vendor di apparecchi per la smart home raccolgano miliardi di dati sui comportamenti digitali delle persone, aprendo il fianco alla possibilità di essere “spiati” o di essere perlomeno “complici” di un sistema di profilazione avente scopi che possono andare anche oltre il profitto. Come affrontare questo problema? «Il più efficace strumento per resistere al capitalismo della sorveglianza e alla sorveglianza del capitalismo – precisa l’esperto - è investire per educare a un uso consapevole di queste tecnologie e per far conoscere a tutti regole e diritti. Anche in questo caso, però, siamo indietro e in Italia più che nel resto d’Europa, essendo terzultimi quanto a livello di alfabetizzazione digitale di
AI provider abuses
There is then another key point, emphasised by Scorza, and it concerns the Ai service providers, 'who are abusing the usability of their interfaces, convincing us that using them is so easy that we can do it superficially and lightly, without worrying too much about the consequences in terms of privacy'. The reference, more than explicit, goes to OpenAI and the other actors of generative artificial intelligence, a tool through which 'each individual-user tells so much about himself to the companies that provide these services'.

