Politica monetaria

Svizzera prima a tagliare i tassi, il costo del denaro scende all’1,5%

La Banca centrale anticipa Fed e Bce e taglia i tassi di 0,25 punti a sorpresa. «Taglio possibile per il calo dell’inflazione»

(REUTERS)

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La Banca nazionale svizzera anticipa gli altri maggiori istituti centrali e taglia il tasso di interesse di riferimento. Una mossa che ha sorpreso buona parte degli analisti – l’ipotesi più gettonata alla vigilia era infatti quella di un prolungamento dello stallo per alcuni mesi – e che la Bns ha motivato con i successi già raggiunti nella Confederazione per la battaglia contro l’inflazione. Il tasso guida sul franco scende quindi di 0,25 punti, dall’1,75% all’1,50%. Bruciando nei tempi la Fed e la Bce, la Bns conclude così la fase iniziata nel giugno del 2022, caratterizzata da cinque aumenti dei tassi in un anno (da -0,75% a 1,75% appunto) e poi da una posizione di attesa dall’estate scorsa.

«L’allentamento della politica monetaria è reso possibile dall’efficacia della lotta all’inflazione – ha detto il presidente della direzione generale Bns, Thomas Jordan – durante gli ultimi due anni e mezzo: da alcuni mesi l’inflazione si colloca di nuovo al di sotto del 2% e quindi nell’area che la Bns assimila alla stabilità dei prezzi». La fascia-obiettivo indicata dall’istituto centrale elvetico è 0%-2% in media annua e in questa fascia l’inflazione dovrebbe rimanere anche nei prossimi anni, secondo la Bns. L’inflazione elvetica è sotto il 2% dal giugno scorso, in febbraio è stata dell’1,2%. La Banca nazionale prevede ora un’inflazione media annua dell’1,4% per il 2024, dell’1,2% per il 2023 e dell’1,1% per il 2026.

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Il vertice della Bns ha sottolineato altri due punti: la necessità di attenuare la forza del franco e l’opportunità di favorire l’andamento dell’economia elvetica. Dopo molti anni di tassi negativi e di acquisti di valute estere, attuati entrambi per frenare il franco, la Bns ha cambiato linea come detto nel 2022, lasciando che il franco si apprezzasse ulteriormente e che quindi facesse da barriera contro l’import di inflazione. L’aumento dei tassi da una parte e gli stop agli acquisti di valute estere dall’altra hanno rafforzato il franco. Ora però si apre un’altra fase, in cui l’obiettivo è nuovamente quello di rendere la valuta elvetica un po’ meno forte, in modo da ridurre gli ostacoli per l’export svizzero. Un minor costo del denaro dovrebbe inoltre, naturalmente, facilitare gli investimenti. L’economia rossocrociata negli ultimi anni ha peraltro tenuto meglio di altre e, pur rallentando, ha evitato la recessione. Secondo la Bns la crescita economica elvetica dovrebbe essere quest’anno di circa l’1%.

La Banca nazionale ha anche affermato che “continuerà ad osservare attentamente l’evoluzione dell’inflazione e, se necessario, adeguerà nuovamente la politica monetaria, per far sì che il rincaro si mantenga a medio termine nell’area di stabilità dei prezzi”. Una frase che può suonare come disponibilità della Bns a tornare sui suoi passi in caso di rimbalzi dell’inflazione, ma che molti analisti ritengono in sostanza diplomatica, perché l’impressione prevalente è che il rincaro in Svizzera rimarrà basso anche nella prossima fase. Piuttosto, l’idea diffusa sul mercato è che a questo punto la Banca nazionale sia ancor più pronta ad altri tagli dei tassi nel corso di quest’anno. Tanto è vero che il franco e la Borsa svizzera hanno subito recepito il cambio di rotta della Bns.

Il franco, che nelle scorse settimane era già parzialmente sceso, ha lasciato un altro po’ di terreno all’euro e al dollaro americano dopo l’annuncio della Banca nazionale. L’euro è trattato ora a 0,97-0,98 franchi, contro gli 0,93-0,94 franchi del gennaio scorso. Il dollaro dal canto suo è trattato a 0,89-0,90 franchi, contro gli 0,85-0,86 franchi d’inizio anno. Nel lungo periodo il franco ha un saldo nettamente positivo nei confronti di entrambe le valute principali, ma ora siamo sopra i loro minimi dell’ultimo anno, che erano stati di 0,92 per l’euro e di 0,83 franchi per il dollaro. Il franco non è più ai massimi di fase ma la Bns punta a frenarlo maggiormente. Quanto alla Borsa svizzera, l’indice Smi delle blue chip elvetiche dopo l’annuncio della Bns è salito in modo marcato ed ha poi attenuato il guadagno, chiudendo la seduta però con un progresso dello 0,7%. I tassi più bassi e un franco meno alto e pro export sono fattori che piacciono al mercato azionario elvetico.

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