Le criticità che frenano lo sviluppo del crowdfunding in Italia
Il crowdfunding in Italia ha ottenuto buoni risultati, ma sono necessarie soluzioni per superare le criticità normative, l'accesso limitato ai mercati internazionali e i vincoli fiscali e burocratici.
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I punti chiave
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Dopo l’entrata in vigore ormai più di un anno fa del nuovo Regolamento Europeo (Ecsp) sul crowdfunding l’Italia, secondo i dati alla fine del 2024, con 40 piattaforme autorizzate, è seconda solo alla Francia (58 piattaforme) per numero di piattaforme.
Di queste 21 sono investment-based, 13 lending-based, 6 entrambe; 34 erano già operative prima del Regolamento e 6 sono nuovi operatori; in 4 player hanno un passaporto in altri paesi. Anche a livello di investimenti l’Italia – nell’ambito dell’equity crowdfunding - si è distinta positivamente nel 2024 con 92 campagne concluse con successo, scalando la classifica europea. Inoltre, con 52 milioni raccolti si è classificata seconda, dopo la Francia, che ha concluso il 2024 con la raccolta di 77 milioni.
I nodi da sciogliere
Nonostante questi buoni risultati, secondo un’analisi condotta da ItaliaFintech e InnovaUp, per fare crescere il settore nel nostro Paese si devono risolvere una serie di criticità: dalla mancanza di chiarezza normativa al disallineamento nei questionari di appropriatezza, dall’accesso limitato ai mercati internazionali, ai vincoli eccessivi sui conflitti di interesse, dalla tassazione penalizzante sul lending crowdfunding alla burocrazia e ai costi di vigilanza elevati.
«Per la crescita del crowdfunding in Italia restano da risolvere alcune sfide affinché il regolamento europeo riesca a promuovere gli investimenti transfrontalieri e un mercato armonizzato - spiega Camilla Cionini, direttore di ItaliaFintech. - Ad oggi, permane un divario significativo tra le varie autorità nazionali, causato da interpretazioni divergenti del regolamento: questa frammentazione normativa non solo crea incertezza, ma ostacola anche la piena integrazione del mercato europeo, rendendo difficile per le piattaforme e gli investitori cogliere appieno le opportunità offerte dal regolamento».
Cionini fa notare che la nuova normativa stabilisce requisiti molto più restrittivi. Se aumenta la professionalità dall’altro per i piccoli portali rimanere sul mercato è difficile, visti gli elevati requisiti procedurali e normativi e di conseguenza economici e organizzativi. «Questa situazione rischia di portare a una concentrazione del mercato che esclude gli operatori più piccoli- conclude Cionini - per evitare ciò, è necessario che le autorità europee e nazionali collaborino per ridurre le barriere burocratiche e semplificare le procedure, creando un panorama normativo più uniforme e accessibile».


