Taranto, sfida Melucci-Musillo con l’incognita di due outsider che puntano a chiudere l’Ilva
I temi sul tavolo: come applicare transizione energetica e sostenibilità ambientale all'ex Ilva e il futuro del porto
di Domenico Palmiotti
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I punti chiave
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Taranto che il 12 giugno andrà al voto per il sindaco - uno dei test più importanti in Italia -, è la città delle partite complesse. Per esempio, come applicare la transizione energetica e la sostenibilità ambientale ad una grande realtà industriale come l'ex Ilva, oppure come fare del porto, sul quale sono stati investiti decine di milioni pubblici, un vero riferimento nel Mediterraneo.
Ma é anche la città dove le due grandi alleanze politiche si misurano con i nuovi scenari. Col centrosinistra che, anche in vista delle elezioni del 2023, prova a testare la tenuta del campo largo progressista con Pd, M5S, Verdi e altre realtà, anche civiche, della stessa area. E col centrodestra che invece sperimenta se è pagante allargare i confini della coalizione, candidando a sindaco chi era col centrosinistra, oppure presentarsi agli elettori, è il caso della Lega, con un altro nome: “Prima l'Italia”.
Prove, test, ma Taranto arriva al voto sull'onda lunga di veleni e polemiche. Nella seconda città della Puglia, la campagna elettorale non è cominciata negli ultimi due-tre mesi. È cominciata a metà novembre 2021, quando 17 consiglieri comunali su 32 firmarono le dimissioni anticipate provocando lo scioglimento del Consiglio, la caduta dell'amministrazione di centrosinistra (sino ad allora guidata dal sindaco Rinaldo Melucci, del Pd, ora ricandidato) e l'arrivo di un prefetto a Palazzo di Città (Vincenzo Cardellicchio) nel ruolo di commissario.
Da sinistra a destra e viceversa
Nella truppa dei 17 dimissionari, non solo l'opposizione a Melucci, ma anche coloro che sino al giorno prima erano stati suoi alleati nel centrosinistra. E che dopo le dimissioni si sono riposizionati tutti nel centrodestra, dando luogo ad una mobilità politica certo non circoscritta a qualche sporadico caso. Ma anche a sdoppiamenti di ruolo. Come è accaduto per uno dei promotori delle 17 dimissioni, Massimiliano Stellato, che in Regione Puglia è rimasto capogruppo dei Popolari per Emiliano (nel centrosinistra) ma Taranto corre per il Comune con la sua lista insieme al centrodestra e si é inoltre autosospeso sino alle comunali da segretario dei Popolari a Taranto proprio perchè questa formazione sta nel centrosinistra.
Il caso più significativo, peró, è quello del candidato sindaco di centrodestra e civici. Che è Walter Musillo, per tanti anni nel Pd, di cui é stato segretario provinciale, ma anche candidato alle regionali pugliesi 2020 in una delle liste del governatore Michele Emiliano. Per la verità, anche il centrosinistra schiera candidati che in tempi più o meno recenti erano col centrodestra (Cosimo Ciraci, Adriano Tribbia, Stefania Fornaro, Sabrina Pontrelli) ma la differenza, non marginale, tra le due coalizioni sta nel fatto che il centrosinistra ha preso singoli che nel frattempo avevano già abbandonato il campo opposto.
