Utenze

Tariffe idriche: confronto tra capoluoghi di provincia in Italia

Il XVI Rapporto nazionale sui capoluoghi di provincia rivela differenze significative nelle tariffe idriche tra le città italiane

di Davide Madeddu

In una foto d'archivio una caraffa riempita d'acqua di rubinetto, 7 agosto 2021. ANSA/ NIC BOTHMA

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Aumenta per le famiglie la spesa per i consumi dell’acqua 

In otto anni i rincari dell’acqua hanno registrato un +40% con i picchi al sud.

È quanto emerge dal XVI Rapporto nazionale sulle tariffe idriche realizzato da Federconsumatori con la collaborazione della Fondazione Isscon. L’indagine analizza le tariffe aggiornate degli Ato e dei Gestori del servizio idrico integrato nel 2024 per tutti i capoluoghi di regione.

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Punto di partenza dell’indagine, le tariffe applicate in tutti i capoluoghi di regione nel 2024 e come riferimento una una famiglia tipo composta da 3 persone con un consumo medio annuo di 150 oppure di 182 metri cubi /annui.

Nella composizione del costo finale sono comprese le voci relative a: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa (o ex nolo contatori), componenti di perequazione e Iva al 10%.

Per 150 metri cubi di acqua si spendono anche 564 euro l’anno

Dai dati esaminati emerge che, per quanto riguarda una famiglia di 3 componenti per 150 metri cubi di consumo annuo, «dall’analisi delle tariffe sui 20 capoluoghi di regione italiani, registrano il costo più alto le città di Firenze, Perugia e Genova rispettivamente con 564,04 euro, 511,79 euro e 504,28 euro».

Le città dove si paga meno per il servizio idrico sono Milano con 160,13 euro, Campobasso con 191,18 euro) e Napoli con 193,64 euro. «Dall’analisi delle tariffe, confrontando gli importi da pagare nel 2024 (consumo di 150 metri cubi per tre componenti) e nel 2016 per egual consumo - si legge nel report -emerge un aumento medio del 40%. Sopra le righe la crescita del costo del servizio nella città di Potenza con +72%, in diminuzione i prezzi a Trento che registra un -2%».

Costi più bassi a Milano con 177,15 per 180 m3 d’acqua

Per quanto riguarda una famiglia di 3 componenti con un consumo di 182 metri cubi di consumo annuo, dall’analisi delle tariffe sui 20 capoluoghi di regione italiani,« registrano il costo più alto le città di Firenze, Perugia e Genova rispettivamente con 763,41 euro, 618,09 euro e 614,07 euro». Quelle quelle dove si paga meno per il servizio idrico sono Milano con 177,15 euro, Napoli con 206,45 euro e Campobasso con 234,66 euro.

«Per entrambi i livelli di consumo idrico esaminato - si legge nel report -, vediamo come è il centro Italia ad essere l’area geografica in cui le tariffe applicate sono le più alte, rispettivamente con una media di 463,84 euro per 150 metri cubi e di 586,20 euro per 182 metri cubi».

Nel 2022 disperso il 42% della risorsa acqua

Il rapporto mette in evidenza anche alcune criticità del sistema idrico nell’intero Paese. Tra gli elementi indicati «l’eccessiva frammentazione dell’offerta dei gestori», le «reti reti colabrodo» anche alla luce del fatto che «il 22 marzo 2024, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha pubblicato i dati sullo stato della rete idrica in Italia, confermando la tendenza di dispersione della risorsa che nel 2022 è stata pari al 42,4% (tra i più alti d’Europa). Uno spreco incredibile e inaccettabile da ogni punto di vista».

E poi «accesso alla risorsa: costi e tariffe sempre più elevati, uniti a un progressivo impoverimento delle famiglie e a un sistema di sostegni non sempre adeguato a garantire l’accesso a questa risorsa essenziale, sono tre elementi che rischiano di prospettare inaccettabili disparità e povertà anche in questo settore (seppur con le dovute salvaguardie già in parte previste)».

Federconsumatori chiede interventi su costi, spreco e sensibilizzazione

Per la Federconsumatori è necessario «agire sui costi, definendo un prezzo calibrato alla capacità reddituale dei cittadini», «avviare un serio piano di investimento per rendere più efficiente, moderna e sicura la rete» e «definire anche attraverso un piano di agevolazioni e supporto, la dotazione di sistemi anti-spreco a livello industriale e agricolo, oltre che civile». Senza dimenticare poi la necessità di «avviare una seria campagna di sensibilizzazione sulla gestione della risorsa idrica, per promuovere un uso responsabile da parte di tutti».

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