Tav Torino-Lione, storia di un’opera discussa da 30 anni
di Filomena Greco
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Se ne parla dagli anni Novanta. Quando durante un summit in Costa Azzurra il governo italiano e quello francese per la prima volta decisero di studiare un nuovo collegamento tra i due Paesi che attraversasse l’arco alpino occidentale. In quegli stessi anni l’Unione europea inserisce la Torino-Lione nella lista dei 14 progetti prioritari delle reti transeuropee di trasporto, i Corridoi Ten-T. La Torino-Lione è una tratta del Corridoio 5 che unisce Lisbona a Kiev. La prima intesa tra Italia e Francia risale al 1992, il primo studio di progetto è del 1996. Della Torino-Lione si parla da quasi trent’anni.
La progettazione della Torino-Lione passa attraverso una decina di fasi progettuali, otto delibere del Cipe, conta cinque valutazioni di impatto ambientale e ha alle spalle sette tra trattati e accordi internazionali, l’ultimo dei quali ratificato dai due Parlamenti. L’opera vale 8,6 miliardi ed è finanziata per il 40% dall’Europa. Oggi la Torino-Lione è un progetto esecutivo, con le gare formalmente «sospese» in attesa delle decisioni del Governo, per la prima volta al centro di una mobilitazione Sì-Tav partita dalla città di Torino.
La storia
Nel 2001 parte la fase degli studi e delle opere preliminari, dal 2002 si inizia a scavare per realizzare le discenderie o tunnel geognostici, necessari per sondare la consistenza e le caratteristiche della montagna che il tunnel di base dovrebbe attraversare, quattro in territorio francese – l’ultima delle quali è in fase avanzata di realizzazione, a Saint-Martin-la-Porte – e una sul lato italiano, a Chiomonte, in Val Susa, il tunnel della Maddalena, lungo 7,5 chilometri e finito di scavare nel 2007. La Francia utilizza la metodologia del Débat publique e avvia il Démarche Grand Chantier, una sorta di tavolo negoziato con i territori e le amministrazioni locali su occupazione, formazione, alloggio, supporto al tessuto economico e sviluppo locale. In Italia si protesta.
In quella fase il progetto preliminare adottato è quello definito «Soluzione sinistra Dora»: viene elaborato da Ltf, Lyon Turin Ferroviarie, costituita dalle Ferrovie francesi e italiane e approvato dal Cipe nel dicembre del 2003. Comprende un viadotto che attraversa la Valle Cenischia e lo sbocco del tunnel di base a Venaus. Il progetto sarà al centro di forti proteste da parte del Movimento No Tav fino all’autunno 2005, quando lo scontro raggiunse il suo apice. L’8 dicembre la notte degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con blocchi stradali e disordini.
Qualche giorno dopo, il tavolo istituzionale con i sindaci a Palazzo Chigi e poi la nascita dell’Osservatorio che avvia i suoi lavori nel 2006. Si apre la stagione del dialogo e della concertazione e tra il 2007 e il 2008, con l’Accordo di Pra catinat, la Torino-Lione cambia il tracciato della tratta, frutto del lavoro dell’Osservatorio e nel 2010 si passa alla progettazione preliminare. L’Unione europea assegna per il periodo 2007-2013 671 milioni per la fase di studio e per i lavori preparatori. Ma l’opposizione all’opera resta radicale: quando nel gennaio del 2010 iniziano i carotaggi, il Movimento No Tav si mobilita. Nel frattempo nasce il cantiere di Chiomonte e nel 2011 inizia lo scavo del tunnel della Maddalena, un’opera propedeutica allo scavo del tunnel di base, ma che apre una nuova stagione di duri scontri.

