Sport e lana

Tecniche e materiali inediti: la maglia della salute è il nuovo capo atletico

Con o senza maniche, in lana merino o in cotone misto cashmere, asseconda e incrementa le prestazioni in gara e in allenamento, mentre la moda la riabilita nel guardaroba “a vista”.

La divisa dell'equipaggio di Luna Rossa Prada Pirelli, creata in collaborazione con WOOLMARK COMPANY, per gli allenamenti fuori acqua.

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Quello che indossiamo influenza come ci sentiamo e anche quanto percepiamo. Circa dieci anni fa, una ricerca condotta in una università del Midwest, negli Stati Uniti, e pubblicata dal Journal of Experimental Social Psychology, ha evidenziato un dato singolare: indossare un certo abito (nell'esperimento, un camice da laboratorio) non solo ha un valore simbolico, ma incrementa le abilità cognitive, stimolando attenzione e concentrazione. La chiamano enclothed cognition (abilità cognitiva intrinseca al capo di abbigliamento) e aggiunge l'ultimo tassello al potere del vestire. Che gli indumenti avessero effetto sul benessere (dall'umore al raffreddore) si sapeva, tanto che la canottiera, il capo di stagione, ha un nome d'uso corrente eloquente e azzeccatissimo, quello di maglia della salute. Amata, odiata, nascosta, ripudiata e riabilitata adesso, vive la fortunata stagione del “a vista”, associato a due valori ormai inscindibili dallo status di tendenza: sostenibilità e performance. A volte ritornano, e non solo le forme, anche i contenuti. Lo sport e la lana, uniti in una lunga relazione a fasi alterne (dalla tuta di lana di Ottavio Missoni alle Olimpiadi di Londra del 1948 ai tradimenti sintetici, ai ritorni tecnico-sportivi, per professionisti e amatori), vivono oggi una liaison prodigieuse che si chiama abbigliamento tecnico da gara e da allenamento.

The Woolmark Company, l'autorità globale della lana merino, ha messo a punto una serie di capi per l'equipaggio di Luna Rossa Prada Pirelli. Francesco Magri, regional manager c&e Europe della società, racconta come questa fibra, lunga, a forma di molla, naturalmente eccellente, sia stata declinata a vestire, anzi incrementare, prestazioni di altissimo profilo. «Lo sport (dal calcio al ciclismo, fino al running) è nato con la lana, proprio per le caratteristiche fisiche della fibra che la rende naturalmente campione di traspirabilità, termoregolazione, elasticità e igienicità, tutti elementi determinanti per la performance e per il comfort». Vediamole una a una: «La lana è igroscopica, ovvero ha la capacità di estrarre l'umidità del corpo (il calore che si condensa in vapore e diventa sudore) e di espellerla. La sua capacità di termoregolazione è sempre dovuta al fatto che è una fibra arricciata e questo consente di intrappolare nel tessuto delle sacche di aria; si crea dunque una camera d'aria che serve per isolare interno ed esterno. In alcuni sport, dove i cambi di temperatura sono repentini, la termoregolazione aiuta proprio ad evitare malanni (ma, aggiunge chi scrive, anche ad evitare congestioni, raffreddamenti e contratture: generazioni cresciute a maglia di salute lo sanno). Morbidezza ed elasticità sono da ricondurre sempre alla struttura a onda: la fibra è naturalmente elastica, i capi accarezzano il corpo e, in sport in cui è necessario un assetto aerodinamico, come nel ciclismo, sono in grado di fare da barriera all'aria. La lana infine risulta anche igienica e antiodore, perché rispetto alle fibre lineari (come quelle sintetiche), la sua struttura tipica a onde è meno comoda per i batteri, che di conseguenza si attaccano meno, e produce anche meno odore». Se i fantastici quattro di cui sopra non vi bastassero, ecco il quinto elemento. La sostenibilità: la lana è per sua natura biodegradabile, si ricicla, il suo smaltimento – lo conferma la scienza – non produce microplastiche. Ma la fibra a molla come risponde alle esigenze specifiche dei velisti? La curiosità è mal riposta, perché non di sola acqua vive uno skipper: i velisti, per prepararsi a una competizione come la 37esima America’s Cup (il primo appuntamento, le regata preliminare, è prevista dal 14 al 17 settembre a Vilanova i la Geltrù, in Spagna), si allenano in diverse specialità e non solo in mare. «Sono atleti estremi: noi li pensiamo dentro l'acqua, ma loro, per 3 anni, si allenano dentro e fuori lavorando su reattività, potenza e agilità. Praticano molti sport e per ogni attività (ciclismo, palestra) abbiamo lavorato con fornitori specifici, accanto all'ufficio prodotto interno, andando a spingere su certe caratteristiche tipiche della lana merino: per far fronte a cambiamenti di clima e condizioni molto frequenti, abbiamo testato con i sailor le sue performance di termoregolazione ed elasticità. Abbiamo studiato capi next to skin con funzionalità diverse. Per le giacche di neoprene, con cui i velisti si coprono in acqua, abbiamo creato un guscio interno di lana, in modo da tenere i muscoli caldi e non bagnare i capi col sudore, grazie a questi pannelli di lana che agiscono da assorbenti di vapore». E così se vi state chiedendo qual è l'icona attuale, il capo di abbigliamento simbolo della lana oggi, superate i cliché – il maglione – e avviatevi al presente che è già futuro. Magri lo conferma: «È la T-shirt». Un capo da enclothed performance (nel comunicato definiscono la lana merino “l'elemento aggiunto che sblocca maggiori prestazioni sportive”), che darà prova di sé nell'allenamento tecnico, in gara e fuori con le divise del team e che comprende T-shirt, felpe con cappuccio, pantaloncini, leggings, una tuta da ciclismo, una giacca impermeabile e una rivoluzionaria giacca a vento ultraleggera.

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Da sinistra, una selezione di tank top: in microrete di poliestere con pro li in cotone a costine, AMI PARIS (90 €); in jersey di cotone organico e modal certificato, SAINT LAURENT (275 €); in cotone e cashmere, EXTREME CASHMERE (180 €); in cotone con pro lo e logo a contrasto, COURRÈGES (129 €); in cotone a costine con etichetta Re-Edition SS 1991, DOLCE & GABBANA (295 €).

Al momento per indossarli dovete far parte del team, ma si attendono sviluppi per il 2024, quando potrebbero diventare una collezione destinata a tutti gli appassionati di regata, praticanti e no. C'è stato un tempo in cui la maglia della salute, di lana e con manica corta, veniva sostituita (a fine giugno) dalla canottiera con spalline sottili e di cotone. Era il tempo (perduto) delle mezze stagioni. La canottiera si indossava sotto traccia e si svelava nell'intimità, a parte in film memorabili con protagonisti memorabili (Marlon Brando, Alain Delon). E poi, nel 1990, proposta per l'estate 1991 da Dolce & Gabbana in passerella, eccola senza veli, simbolo di bellezza, carica erotica, vigore, libertà, trasversale ai generi e alle mode. Un'icona di candore, estrema nella sua purezza, una perfezione in HD, che non sente i suoi 32 anni. Per l'estate 2023, Dolce & Gabbana la ripropone nella Re-Edition Label, l'etichetta del brand che attinge dagli archivi storici pezzi che sono ormai indissolubilmente legati all'immaginario della maison, per rieditarli destinandoli a nuovi e vecchi estimatori, classici rinnovati da una specifica label distintiva, esposta in un patch commemorativo all'esterno. Attillata, con scollo rotondo, diventa da esibire insieme al fisico scolpito, anche perché la prestazione e la prestanza sono connaturate a questa maglietta che, privata della manica, permette di muovere la spalla e la muscolatura e dare agio alla vogata da canottieri. Un capo da enclothed performance ante litteram (le origini risalgono al XVI secolo e la leggenda narra che fu un nobile francese indignato e collerico a strappare le maniche e il colletto della camicia e trasformarla in una pratica blusa smanicata, adatta a remare con forza). Nella versione di Courrèges, il profilo nero ne accentua le linee distintive, scavate davanti e sul dietro; in quella di Ami Paris, la rete di maglia la sposta in un ambito più disimpegnato, ma dove il fisico ha sempre un ruolo centrale. In quella di Saint Laurent, conta la trasparenza e lo scollo profondo. Il colore bianco e il cotone come materia d'elezione rimangono un denominatore comune, una scelta quella del tessuto che pare naturale (fa caldo), ma è culturale perché sappiamo che la lana, anche in epoca di surriscaldamento, può aiutare a mantenere il corpo alla temperatura ottimale, sia al caldo sia al freddo, offrendo moltissimi vantaggi. Il cotone conserva però l'allure di una freschezza di stagione e di anni, del sogno americano, di una gestione facile per lavaggio e manutenzione. Ma, se ci atteniamo all'oggi, a una non-stagionalità pervasiva (pare ci sia ormai un'unica stagione con la costanza dell'intemperanza), alla mediazione come soft skill e al comportamento responsabile nello shopping, un classico come la canotta vogatore, in cotone misto cashmere, in un colore meno assoluto come il grigio, potrebbe essere una soluzione ampiamente praticabile. Il modello di Extreme Cashmere, basic, pulito, apre la porta verso un riavvicinamento a fibre preziose che offrono una voluptas impareggiabile a contatto con la pelle, una voluttà che forse non aguzza l'ingegno, ma predispone alla realizzazione del desiderio celato dietro a ogni guardaroba: indossare un momento di (non trascurabile) felicità.

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