Maastricht

Tefaf, una Wunderkammer che si vende

La fiera ha accolto oltre 400 musei. I collezionisti acquistano, ma si allungano i tempi per chiudere

«Les Dormeurs» 1965 di  Pablo Picasso. Courtesy Landau

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“Joie de vivre” ma anche riflessione al partecipatissimo Tefaf 2025 di Maastricht, si chiude la 38a edizione con oltre 260 gallerie, pesano le minacciate guerre commerciali. Sintetizza Paul Smeets: “Stanno vendendo un po’ tutti malgrado le temibili incertezze globali. Più veloci nei range intermedi che a 5/6 zeri, che richiedono tranquillità sia per i musei che per il collezionismo”. Tentiamone una sintesi. La presenza poi di un grande afflusso di musei, ben 400 arrivati dal Nord Europa con i loro gruppi di mecenati e, in particolare, dall’America con i loro direttori e curatori fa la differenza con altre fiere. Nelle giornate di early access e preview (13 e 14 marzo) è giunto un pubblico di collezionisti esperti, rappresentanti di musei e studiosi, con un aumento del 15% dei visitatori rispetto all’anno precedente. Dalla fiera fanno sapere che già a poche ore dall’apertura, sono state registrate vendite importanti.

Autoritratti e ritratti

L’ intrigante “Autoritratto” di Michael Sweerts che spunta dietro un suo dipinto della Vergine, è stato acquisito da un grande collezionista dei Paesi Bassi che aprirà con la sua Fondazione un museo entro quattro anni, a circa 3,5 milioni (da Salomon Lilian). Col cielo originario e la cornice riccioluta riemersi dal restauro. Di autoritratti e ritratti di artisti ne sono passati di mano per ogni prezzo e latitudine: dall’ autoritratto olandese di Ary de Vois (1660, da Dickinson a 4 zeri) al singolare doppio dipinto di Ludolf Bakhuizen e Isaak Luttichuys (venduto dallo stesso dealer ad un privato, richiesta 120mila euro) a quello di Pietro Annigoni (1943), intenso come un Claude Monet, fattogli per gratitudine da Antonio Bueno. Volato via da Carlo Virgilio insieme ad altri due gioiellini-ritratto di artisti del ‘900, ovvero l’autoritratto di Carlo Cherubini, e il ritratto dello scultore Mariano Palmin fatto dal giovane František Hladík, acquisiti dallo stesso grande collezionista internazionale. E il prezioso “Canonico” di Sofonisba Anguissola (1554-6) dato ad un museo europeo. Per opere magistrali a 6/7 zeri “qualche giorno in più è abituale, insieme a trattative successive” come ben sanno, dall’ antico al Moderno, Maurizio Canesso e Tornabuoni Art.

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Vedute

Altro genere di enorme fascino, che il Tefaf consente di esplorare, è quello delle vedute di luoghi e architetture trasformate dalla storia come “Piazza di Spagna” a Roma nel 1665, senza scalinata, vista da Johannes Lingelbach (a 180mila euro da Caylus) o il londinese Covent Garden nel 1726 di Pieter Angellis (da Rafael Valls, 90mila euro) o ancora le “Coltivazioni di canapa” nel Regno di Napoli di Jacob Phillip Hackert 1787 (Nicholas Hall). Incantevole la “Moschea di Omar o Cupola della Roccia” di Giulio Aristide Sartorio (da Bottegantica), mentre una “Roma” di Hermann Corrodi èstata venduta a 100mila euro da Berardi. Per il tema archeologico trascinante l’ appeal di un’ originale veduta de “I nuovi scavi di Pompei” di François-Louis Français (1872, da Steinitz a 250mila euro). Da aggiungere una “Venezia” di Carlo Bossoli da Benappi, una magnifica Veduta di Costantinopoli del 1725 circa, data a Gianfrancesco Rossini (Kent Antiques) e una “Carovana tra Persia e Korhasan” di Alberto Pasini (1859, Colnaghi). Bijl-Van Urk Masterpaintings (Paesi Bassi) ha venduto per oltre un milione di euro «A Landscape with Riders on a Path» di Albert Cuyp alla Kremer Collection.

I tesori venduti a Tefaf

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Arredi, oggetti e dipinti antichi

Per gli arredi clamorosi i due stipi Durazzo-Pallavicini da Kugel, che idealmente valgono ancor più della richiesta a 1,2 milioni di euro. Idem per la sontuosa consolle di Giovanni Cosimi di provenienza Grazioli, a 650mila euro. E l’Italia è ben presente anche nella più ridotta sezione del design, con Paolo Buffa, Ignazio Gardella ed altri. Burzio ha osato collocare una scrivania ligure lastronata del Settecento su un pavimento marmoreo alla Giò Ponti, memore della sua villa-capolavoro Planchart (Venezuela, 1953-7). Malgrado guerre e barriere al mercato che nessun paese come l’Italia subisce da decenni, nel design continua un successo antico, in cui primeggiano i raffinatissimi lavori a micromosaico col Colosseo (già Collezione Savelli di Roma) e gli splendidi vasi di Nicola De Vecchis tutti subito venduti da Alessandra di Castro. O i fondi oro come quelli dei santi di Neri di Bicci (1418/20-1492) ceduti ad un importante collezionista Usa da Flavio Gianassi (richiesta 150mila euro). Buone vendite per i pittori fiamminghi tra Cinque-Seicento da Caretto & Occhinegro con una «Entombment of Christ» di Marteen van Heemskerck (500mila euro) e Philips Koninck. Ammirevole allestimento da Daniel Crouch, che ha venduto molto, per riprodurre lo studio del cartografo Lucas Janszoon Waghenaer con un Cabinet olandese del 1670 da portare a casa, per chi può, a 50mila euro.

Le artiste dall’antico al contemporaneo

Attenzione alta sulle artiste, tanto tra gli Old Masters come Lavinia Fontana comprata da un museo italiano (da Fondantico), Giovanna Garzoni con «Una ciotola di fichi con nocciole» da Colnaghi che ha chiuso anche la cessione della «Vergine dell’Immacolata Concezione» di Luisa Roldan detta La Roldana ad un museo statunitense, o Catharina Ykens II, venduta da Salomon Lilian, che per l’ Otto-Novecento. Con opzioni e presenze significative per Mary Cassatt (Gallery A) e Gabriele Münter, prima compagna di Kandisky (Ludorff, a 450mila euro) e vendite concluse per un grande sicofoil di Carla Accardi (1966, Matteo Lampertico, intorno a 500mila euro) e per Kathleen Jacobs (2023, da Karsten Greve).

Moderno, Post War e Contemporary

Per i maestri francesi, tra Impressionismo e post-Impressionismo, opere coinvolgenti di Henri Martin (Stoppenbach & Delestre, Connaught Brown, Von Vertes), Maximilien Luce (Richard Green) e Claude Monet (Bailly) così come per l’Espressionismo, con bollini, in apparenza, meno facili da assegnare. Buone vendite però per Jan Sluijters (270mila euro da Albricht) e per Serge Poliakoff e opzioni per Ernst Ludwig Kirchner (Henze & Ketterer). La galleria di New Orleans Rau, new entry in fiera, ha venduto il van Gogh.

Per l’Ottocento italiano “Interior of a Harem” di Francesco Hayez è andato a 6/700mila euro da Antonacci-Lapiccirella e si è visto un Arturo Noci ammirevole da Berardi. Successo per un piccolo Ben Nicholson (da Osborne Manuel) presente anche da Piano Nobil. Più lenti i Tom Wesselmann (da Ludorff, a 2,2 milioni euro). Venduto un notevole Edward Hopper a 2,85 milioni di dollari (Marianne Boesky). Per la scultura, ceduto all’ apertura un grande Henri Moore (da Landau) accanto, ma non in vendita, «Les Dormeurs» 1965 di Picasso, il dipinto più costoso del Tefaf (oltre 50 milioni di euro). Notati Vincenzo Gemito e Adolfo Wildt da Lullo-Pampoulides. Nel contemporaneo Galleria Continua incassa “moltissimo interesse e vendite nella forchetta tra 30mila-760mila euro” per tutti i suoi artisti: Hans Op de Beeck, Loris Cecchini, Ai Weiwei, Michelangelo Pistoletto, Berlinde de Bruyckere, Antony Gormley e Anish Kapoor. Nel range “fino a 800mila” ha venduto anche Matteo Salamon, che ha portato un notevole Lucio Fontana giallo del 1961. Vendute tre opere di Claudio Parmeggiani da Tornabuoni, interesse per Arnaldo Pomodoro, Morandi, Christo ma anche rallentamento rispetto all’ edizione precedente.

Tefaf: un’ impareggiabile Wunderkammer

Il Tefaf è sempre una festa dell’arte e della storia con oggetti da Wunderkammer come quelli di Georg Laue, la collana neo-etrusca di Carlo Giuliano (1870) da Wartsky o i coralli di Trapani tipo il rarissimo arazzo a 1,2 milioni euro da Perrin, la caravella da Altomani (1680) e la scatola venduta a 70mila euro (sec. XVIII da Brun), i forzieri in ferro (da Cesati), i cofani e la fregata olandese dei tempi della Compagnia delle Indie ( 120mila euro), la slitta da parata veneziana del Settecento (da Piva), le maschere da Samurai (75mila euro da Peter Finer) od oreficerie pazzesche tipo il bracciale da Maharajas (1930) con giganteschi smeraldi colombiani (prezzo top secret) fulcro dello stand anglo-indiano di Prahlad Bubbar, tra foto e carte dipinte, quelle sì, tutte vendute!

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