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Telefonica, lo Stato spagnolo al 10% dopo l’ingresso di Saudi Telecom

Blitz del Governo di Madrid nella partita per l’assetto del colosso nazionale. Il ritorno del pubblico dopo la privatizzazione del 1997: la quota vale 2 miliardi

di Andrea Biondi

Telefonica, lo Stato torna socio

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Un investimento nel capitale di Telefónica che «rafforzerà la sua stabilità azionaria e, di conseguenza, preserverà le capacità strategiche di essenziale importanza per gli interessi nazionali». Blitz del Governo spagnolo che ha deciso di muovere, con decisione, nella partita che vede al centro la principale compagnia telefonica del Paese.

L’Esecutivo ha comunicato, infatti, di aver approvato l’acquisto, da parte della Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (Sepi), il braccio industriale dello Stato, fino al 10% del capitale di Telefónica, diventando così il maggiore azionista dell’operatore.

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Con questa operazione lo Stato tornerà nel capitale della compagnia dopo la sua completa privatizzazione del 1997. Stando ai prezzi di mercato, la partecipazione è valutata circa 2 miliardi di euro.

La mossa

La decisione del Governo spagnolo arriva in risposta all’ingresso nel capitale, a inizio settembre, di Saudi Telecom Company (Stc): il più grande operatore di telecomunicazioni dell’Arabia Saudita, controllato dalla famiglia reale, con una quota di mercato del 75% e che gestisce il 90% del volume di traffico internet e dati del Paese, con ricavi per circa 17 miliardi e una capitalizzazione di mercato (alla Borsa saudita) di 49,2 miliardi di euro. Stc è arrivato al 4,9% del capitale con un’opzione per un ulteriore 5% attraverso strumenti finanziari convertibili.

Una mossa questa, che ha fatto dell’operatore saudita il primo azionista della telco iberica davanti al gruppo bancario Bbva (4,87%), a Blackrock (4,48%) e CaixaBank (3,5%).

Stc non ha ancora richiesto l’autorizzazione al Governo spagnolo a esercitare i diritti di voto corrispondenti agli strumenti finanziari, attendendo dal canto suo le necessarie approvazioni normative. Nel tempo sono seguite anche rassicurazioni sul fatto che non intende acquisire il controllo o una partecipazione di maggioranza in Telefónica.

Interessi strategici

L’ingresso così deciso nel capitale della telco ha però portato da settembre in poi a un grande dibattito. Da allora diversi componenti del Governo si sono espressi a favore di un intervento statale a difesa degli interessi strategici della Spagna. Ora, quindi, la decisione dell’ingresso della Sepi nel capitale con la richiesta, secondo la stampa iberica, di avere fino a due componenti nel board della compagnia telefonica presieduta da José María Álvarez-Pallete.

Dinamismo nel settore

La vicenda di Telefónica si inserisce in un mercato europeo che cova un grande dinamismo. Il tema della difesa degli interessi nazionali è stato indicato dal Governo Meloni come la molla che ha spinto a prevedere l’ingresso del Mef nella società della rete scorporata di Tim per la quale è stata approvata la vendita a Kkr (sulla quale grava ora però la spada di Damocle del ricorso del primo azionista Vivendi). Allo stesso tempo la Spagna è sotto osservazione da parte della industry europea per l’operazione Orange-MásMóvil. Dall’esito – e dai rimedi resi necessari dall’Antitrust Ue – dipenderà tutta una possibile ondata di consolidamento. Nella quale rientra a pieno titolo ora anche l’Italia, come testimonia l’offerta di Iliad a Vodafone Italia resa nota l’altroieri. Offerta non binding che osservatori e analisti considerano soprattutto come un modo per sparigliare le carte in una trattativa nella quale, come interessata ai destini di Vodafone Italia, si inserisce anche Swisscom con la sua controllata Fastweb. Dalla quale il mercato, ora, è orientato ad attendersi un rilancio in questo periodo che precede la prossima presentazione dei conti di Vodafone, prevista il 5 febbraio.

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