Elezioni

Terzo mandato, cos’è, chi riguarda e perché è al centro dello scontro politico?

La Lega non ritira gli emendamenti. «In commissione ciascuno sarà libero di esprimere il voto secondo il proprio convincimento», chiarisce Alberto Balboni (FdI)

di Nicola Barone

Terzo mandato, il caso Zaia spacca la destra

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Corrono i giorni e il terzo mandato rimane sempre lì ad agitare i sonni nel centrodestra. La Lega non ritira gli emendamenti al decreto “Election day” che permetterebbe ai presidenti di Regione di svolgere tre mandati, norma che (in ipotesi) consente a Luca Zaia di correre nuovamente alla guida del Veneto. Anche se, da Salvini in primis, non si sentono parole incendiarie la linea rimane quella della fermezza. Ma altrettanto inamovibili sembrano gli alleati contrari all’allargamento, FdI e Forza Italia.

Primo confronto nella maggioranza

Potrebbe slittare alla prossima settimana il voto in commissione Affari Costituzionali del Senato. Sul tavolo, tra gli altri, le proposte di Fratelli d’Italia sul voto agli studenti fuorisede e sulla raccolta delle firme per le liste alle Europee e quelli della Lega, sui cui il resto della maggioranza non è dello stesso avviso. Da oggi la commissione, che da settimana è impegnata col il ddl costituzionale sul premierato, sarà infatti occupata con il decreto Milleproroghe, approvato ieri dalla Camera, e che verrà incardinato in giornata a Palazzo Madama. Per il voto sugli emendamenti sul del Elezioni «siamo in attesa dei pareri della quinta commissione - spiega Alberto Balboni (FdI), che è anche relatore del provvedimento - e non è detto che arrivino entro questa settimana, per cui se non arrivano i pareri della quinta slittiamo alla prossima. Noi tuttavia siamo già pronti». Per i pareri il Governo invece si è rimesso alla commissione.

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Salvini non vede lo strappo

«Se uno ha un bravo sindaco o un bravo governatore perché dopo due volte che lo elegge non può sceglierlo una terza volta?». Sembra al momento tenere la posizione il vicepremier Matteo Salvini. «Non è facile trovare un bravo sindaco o governatore. A differenza di un parlamentare o ministro che non ha limiti di mandato, un sindaco o un governatore lo devi mandare a casa per legge. In democrazia scelgono i cittadini». Nonostante i punti di vista differenti all’interno della maggioranza Salvini rassicura però che «non è su questo che il centrodestra litigherà o si dividerà, perché ci hanno chiesto di governare bene e insieme per cinque anni e questo faremo».

Le soluzioni all’impasse

Domani la premier Giorgia Meloni, il leader della Lega e il ministro Antonio Tajani si ritroveranno a Cagliari per la chiusura della campagna elettorale di Paolo Truzzu, il candidato del centrodestra alla presidenza della Sardegna. A offrire una delle possibili via d’uscita dall’impasse è stato ieri il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, rimandando la discussione a dopo le Europee. L’altra potrebbe invece consistere nella dichiarazione di inammissibilità dell’emendamento leghista (esclusa allo stato da Balboni), un modo per togliere (momentaneamente) tutti i contendenti dall’imbarazzo.

Zaia"Terzo mandato?Dire che si creano centri potere offende cittadini"

Tregua (per ora) nel Pd

D’altro canto anche il Pd ha preso tempo per decidere sul terzo mandato anche se Elly Schlein ha portato a casa per ora un risultato. In direzione lunedì è passata infatti la proposta della segreteria di creare un gruppo di lavoro che discuta una riforma complessiva degli enti locali. E quindi, che trovi una mediazione anche fra chi è a favore del terzo mandato, come sindaci e governatori, e chi no, come Schlein. «La maggioranza è spaccata, soprattutto sul terzo mandato» è stata la premessa di Schlein. Come a dire, non togliamo noi le castagne dal fuoco a loro, anzi, approfittiamone per mettere in evidenza le loro contraddizioni: se alla Lega salta il terzo mandato - è la previsione - ci sarà un “effetto domino” negli accordi di centrodestra su autonomia e premierato. L’accordo sul gruppo di lavoro ha evitato che venisse presentato un ordine del giorno per il sì al terzo mandato: col voto ci sarebbe stato un forte rischio spaccatura.

Il pressing di Bonaccini e sindaci

Ma il senso di quel «passo avanti» è ancora tutto da stabilire. Per esempio, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha letto nella proposta della segreteria «l’esigenza di una sintesi unitaria. E questa sintesi prevede una disponibilità a fare un passo in avanti sulla riforma del numero dei mandati e dunque sulla previsione del terzo mandato». Sul tasto ha insistito anche il governatore dell’Emilia Romagna e presidente del Pd, Stefano Bonaccini, che guida la minoranza interna al partito. La posizione di Bonaccini è analoga a quella di altri governatori, come il campano Vincenzo De Luca e il pugliese Michele Emiliano. «Se si estende il terzo mandato fino ai Comuni con quindicimila abitanti - ha detto il presidente dell’Emilia Romagna - non si capisce perché si debba evitarlo per gli altri Comuni e per i presidenti di Regione». Stesse parole dal sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, e dal sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd, Matteo Ricci: «Il Sì al terzo mandato è una scelta di buonsenso».


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