Automotive

Sindacati svedesi in sciopero contro Tesla: fornitore si unisce alla protesta

I sindacati svedesi in sciopero contro Tesla, il fornitore Hydro Extrusions si unisce alla protesta. L’obiettivo è ottenere un accordo di contrattazione collettiva. Tesla non ha risposto alle richieste di commento

Super chargers Tesla nel Mojave. REUTERS/Mike Blake/File Photo

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Soltanto giovedì Elon Musk lo aveva definito «folle» sulla piattaforma X. Il duro confronto tra i sindacati svedesi e Tesla si è inasprito venerdì 24 novembre, quando un fornitore, il primo da che è iniziato lo sciopero, il mese scorso, si è unito alle proteste per costringere il produttore americano di auto elettriche a firmare un accordo di contrattazione collettiva per i dipendenti svedesi.

Circa 50 lavoratori che producono componenti in alluminio presso Hydro Extrusions, una filiale della società norvegese Hydro, sono rimasti a casa o assegnati ad altre mansioni, fino a nuovo ordine, ha fatto sapere il sindacato IF Metall.

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«Consegnano componenti alla gigafactory Tesla di Berlino, speriamo di costringere l’azienda a tornare al tavolo delle trattative», ha detto il segretario di IF Metall, Veli-Pekka Saikkala, aggiungendo che Hydro Extrusions è l’unico fornitore di profilati in alluminio per Tesla in Europa.

Obiettivo: un nuovo contratto sul modello della contrattazione collettiva

IF Metall è il più grande sindacato manifatturiero svedese. Punta a un accordo di contrattazione collettiva per i suoi 130 meccanici in Svezia, un mercato piccolo, visto che non supera le 300mila immatricolazioni all’anno. Lo sciopero è iniziato il 27 ottobre con il rifiuto ad effettuare le riparazioni. Da allora, ai meccanici si sono uniti gli iscritti ad altri sindacati come impiegati delle poste, portuali, addetti alle pulizie.

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Il discusso pick up verso le prime consegne

Il Cybertruck in uno showroom di San Diego, il 20 novembre. REUTERS/Mike Blake

Saikkala ha aggiunto che il sindacato è pronto a intensificare il conflitto se Tesla si rifiutasse di firmare. «Questa lotta è molto, molto importante. È così importante che non possiamo permetterci di cedere. È importante per noi ma anche per l’intero mercato del lavoro svedese», ha detto il sindacalista.

Titolo Tesla senza ripercussioni

Tesla non ha risposto alle richieste di commento. Nel corso dell’ultimo mese il titolo è salito quasi il 10 per cento.

La casa automobilistica statunitense ha una politica che esclude accordi di contrattazione collettiva. Musk sostiene che i suoi dipendenti hanno condizioni altrettanto buone o perfino migliori di quelle richieste dai lavoratori svedesi. Il sindacato ribatte che è vitale per il modello del mercato del lavoro locale che tutte le aziende abbiano contratti collettivi.

Circa il 90% di tutti i dipendenti in Svezia sono coperti da accordi di contrattazione collettiva, che regolano salari, ferie, retribuzione degli straordinari e altre condizioni.

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«Trattiamo tutti allo stesso modo e anche il datore di lavoro ottiene una sana concorrenza. Se permettiamo a Elon Musk di godere di condizioni diverse da tutti gli altri, l’intero modello andrà in crisi. Sarebbe devastante», ha commentato Torbjorn Johansson, segretario alle trattative presso l’organizzazione che riunisce le organizzazioni sindacali.

Tesla non è stata toccata dallo storico sciopero della Uaw contro le tre big di Detroit (GM, Ford Stellantos) perché Musk tiene ben lontani i sindacati dalle sue fabbriche. Ma in Europa potrebbe essere diverso. La forza dei sindacati potrebbe ora mettere il primo il costruttore di automobili elettriche a maggior capitalizzazione nel mondo in una posizione scomoda.

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Musk pronto a investire 2 miliardi in India

Tesla, intanto, è pronta a investire fino a 2 miliardi di dollari per aprire una fabbrica in India se il governo ridurrà i dazi all’importazione sui suoi veicoli al 15% per i primi due anni di attività, ha riferito venerdì l’Economic Times.

Reuters ha scritto in agosto che l’India sta lavorando a una nuova politica sui veicoli elettrici per ridurre le tasse di importazione fino al 15% - rispetto all’attuale 100% sulle auto con prezzo superiore a 40mila dollari e al 70% per le restanti - in cambio di impegni sulla produzione locale.

Musk è disposto a investire fino a 500 milioni di dollari se il governo di Narendra Modi approva la riduzione dei dazi per 12mila veicoli e fino a 2 miliardi se la concessione è per 30mila veicoli, sempre secondo Economic Times.

Il governo di New Delhi sta esaminando la fattibilità della proposta di Tesla da 2 miliardi di dollari, ma vuole ridurre il numero di auto importate con dazi inferiori.

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