The beauty that was the Gulf of Stabia for the Romans
The rich catalogue of the Archaeological Museum recalls the dual soul of Stabia, a place of 'otium' and production of goods, suspended between land and sea
Che fosse grande bellezza lo ricordano un po’ tutte le fonti. Anche Cicerone, scrivendo a Marco Mario, lo confessa: «Non ho dubbi in proposito: hai tratto un’apertura nella tua camera da letto e ti sei spalancato un panorama sul golfo di Stabia». Stabia come luogo di otium e delizie ma anche del fluire del vivere, fra miserie e fatiche. Perché le lussuose ville, affacciate sul Vesuvio, su Ischia e il Golfo, erano pure luogo di produzione e di sfruttamento del lavoro. E questa doppia anima si racconta al Museo Archeologico di Stabia Libero d’Orsi, ospitato nel palazzo reale di Quisisana a Castellammare di Stabia attraverso una ricca collezione di reperti provenienti dalle ville del territorio, rinvenute prima dagli esploratori borbonici nel XVIII secolo e poi da D’Orsi a partire dal 1950. Proprio, l’ampliamento del museo è dedicato al tema del paesaggio, alla natura antropizzata (che è paesaggio agricolo e produttivo) e trasfigurata (la pittura di paesaggio e la sua percezione) ed è qui
The pars rustica is the other side of the coin of this land and is evident, for example, in the construction site scene from the calidarium of the Villa San Marco complex, which is exceptional evidence of the art of architecture and also of Roman society in the 1st century A.D. The catalogue, like the scientific project for the new exhibition, enhances the two aspects of living and succeeds in stitching together the historical memory of a very articulated and fragmented territorial system, which was suspended between sea and land, between the Neapolitan and Salerno sides. Without forgetting the important scientific evidence coming from the necropolis and sanctuaries.
Il Museo di Stabia è un viaggio fra dipinti, arredi marmorei, suppellettili in ceramica e bronzo. Gli affreschi calamitano l’attenzione. Quelli del soffitto di uno dei porticati della Villa San Marco segnano lo scorrere delle stagioni. Un globo chiaro, attraversato da due cerchi ospita una figura femminile, dalla veste azzurra che sussurra al vento e che è accompagnata da un amorino con le spighe. Accanto forse un’altra donna, di cui si nota solo il capo coronato da pampini. Certezze non ce ne sono, ma gli studiosi considerano il planisfero la rappresentazione di una sfera armillare, in cui equatore e un meridiano sono mossi dalle personificazioni delle stagioni dell’Estate e dell’Autunno. Passano i giorni, sono passati i secoli e i tratti morbidi degli affreschi di Villa San Marco sono ancora qui a sussurrarci l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva.
The Archaeological Museum of Stabia
Curated by Maria Rispoli and Gabriel Zuchtriegel



