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The rich man's tax that makes France debate

L’economista francese Gabriel Zucman. (Ansa)

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Versione italiana

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Nella Francia dove si fatica a trovare un successore credibile al macroniano Beyrout, sfiduciato qualche settimana fa con voto di destra e sinistra unite, si discute ancora della tassa proposta da Gabriel Zucman (allievo di Thomas Piketty) di tassare del 2% i patrimoni netti che superano i 100 milioni di euro. Gli economisti si dividono sull’efficacia di questa tassa, che pure promette di portare 20 miliardi nelle dissestate casse statali d’oltralpe. Da filosofi cerchiamo di interrogarci sulla giustizia di una simile mossa, al netto di considerazioni di fattibilità ed efficienza. Prima, però, un po’ di numeri, in gran parte tratti dagli ultimi report di Oxfam. Partiamo dal fatto, abbastanza noto, che l’ineguaglianza economica nel mondo è cresciuta a dismisura. Se nel 1996 la ricchezza delle 500 persone più ricche equivaleva al 6% del Pil mondiale, oggi è pari al 40%. Forse meno noto è che il trend non risparmia le liberal democrazie, nemmeno quelle europee tradizionalmente più aperte a redistri

Cosa ci dicono questi dati? Che l’aumento esponenziale della diseguaglianza discende anche da precise scelte. Viene da pensare che i più ricchi abbiano trovato il modo di convincere l’opinione pubblica democratica che era giusto abbassare loro le tasse, magari con la trita argomentazione che tutti avrebbero in qualche modo beneficiato dal loro divenire più ricchi: si tratta della famosa, quanto infausta, ‘trickled-down economy’. Passando alle ragioni pro o contro la tassa Zucman, il nesso tra aumento della diseguaglianza e benefici fiscali per i più ricchi ci dice tre cose in decrescente ordine di banalità. Al primo posto c’è questa: se i più benestanti pagano oggi un 2% sul loro capitale, anche se questo è stato già tassato, non fanno altro che restituire quello che avrebbero dovuto pagare ma non hanno versato sfruttando politiche fiscali scellerate. L’argomentazione di media banalità riguarda il collasso del processo democratico nei nostri Paesi. Tutto fa pensare che i ricchi sono così

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