Brexit: Theresa May, la premier che ha tenuto in ostaggio Londra e l’Europa
di Alberto Magnani
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Era la candidata eletta per «riportare unità» in un Partito conservatore sempre più frammentato. È riuscita a spaccare i Tories, il governo e l’Europa come (quasi) nessuno aveva saputo fare. Fino a una scelta diventata inevitabile: le dimissioni dopo l'ultimo incontro ufficiale con Donald Trump, annunciate con la voce rotta dalle lacrime.
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La parabola di Theresa May, primo ministro del Regno Unito, è scandita dal processo che ha segnato diverse carriere a Westminster: la Brexit, il divorzio che è costato la testa al suo predecessore David Cameron e trasformato lei nella donna-simbolo dei tentennamenti dell’Isola nel suo addio agli odiati «burocrati di Bruxelles».
May, reduce da tre sconfitte alla Camera dei Comuni, si è trovata schiacciata fra il pressing interno di una fronda di deputati e il gelo dei leader europei, decisi ad a respingere qualsiasi ritocco all'accordo di divorzio concordato a novembre del 2018. I primi hanno spinto per le sue dimissioni, i secondi si sono rifiutati di concedere modifiche sostanziali al «backstop» (una garanzia per evitare confini rigidi fra Irlanda e Irlanda del Nord) che le avrebbero permesso il via libera dei Brexiter più riottosi. Lei era sempre rimata dov'era, impermeabile alle batoste collezionate da quando ha deciso di sciogliere il più grosso groviglio diplomatico della storia recente dell'Isola. “Era”, appunto, perché la sua stagione si è chiusa all'indomani della partecipazione di Londra alle Europee. Una beffa in più per un divorzio dalla Ue nato e gestito male.
Dall’Oxfordshire a Downing street
Nata nel 1956 a Eastbourne, nel Sussex, la futura premier è figlia unica di un pastore anglo-cattolico (Hubert Brasier: lei cambierà cognome dopo il matrimonio con il manager Philip May) e una militante del partito conservatore, Zaidee Mary. Cresce nell’Oxfordshire, la contea del sud-est inglese che deve il suo nome al capoluogo e al futuro ateneo di May: Oxford, la culla delle élite britanniche dove May si laurea in geografia frequentando il St Hugh's College. Inizia a lavorare prima nella Bank of England, la banca centrale del Regno Unito, poi nella Association for Payment Clearing Services, dove resta con vari incarichi fino al 1997. Ma nel frattempo la sua vita si è già sbilanciata sulla vocazione definitiva, la politica. Debutta nel 1986 come consigliere a Merton, borgo nel sud-ovest di Londra, per arrivare 11 anni dopo agli scranni del parlamento, eletta come rappresentante della cittadina del Berkshire Maidenhead.

