Motori

Titoli auto rimbalzano tra tariffe Usa e piano Ue, Stellantis recupera

L'altalena sembra destinata a durare, tra annunci, contro annunci, ripensamenti e tentativi di mediazione: Per gli analisti, il clima sembra meno teso, ma bisogna monitorare le evoluzioni. Permane una forte volatilità

Foto: REUTERS/Stephanie Lecocq

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Alla vigilia forti ribassi dei titoli dell'automotive, poi il rimbalzo. E il motivo è sempre lo stesso: l'altalena di notizie sui dazi americani, che colpiscono duramente alcuni settori industriali, come quello delle quattro ruote. Il 4 marzo il comparto è stato tra i peggiori in Europa (-5% l'Euro Stoxx 600 di settore), all'indomani è tra i migliori (+2,6%): mercoledì sono entrati in vigore i nuovi dazi del 25% sui prodotti in ingresso negli Stati Uniti da Messico e Canada, giovedì il segretario al Commercio statunitense, Howard Lutnick, ha detto che le tariffe non saranno sospese, ma il presidente sarebbe intenzionato a “ragionare” per un compromesso “nel mezzo” che potrebbe essere annunciato in tempi brevissimi.

Così rimbalzano i titoli del settore, in particolare Stellantis che alla vigilia ha lasciato sul campo il 10,16%, scivolando ai minimi dalla quotazione post-fusione anche sotto gli 11 euro per azione, e ora recupera di oltre 6 punti e sfiora i 12 euro per azione. Stesso discorso per Renault (+4,2% a Parigi) e, a Francoforte, per Volkswagen (+2,1%), Mercedes Benz (+3,2%) e Bmw (+3,85%). Andamenti analoghi anche per i produttori di pneumatici, come Pirelli & C , Michelin (+2,18% a Parigi) e Continental (+3,65% a Francoforte).

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L'altalena sembra destinata a durare, tra annunci, contro annunci, ripensamenti e tentativi di mediazione: "Il clima sembra meno teso, ma bisogna monitorare le evoluzioni. Permane una forte volatilità", in un contesto in cui "i produttori di auto hanno lanciato l'allarme sui dazi di Trump che faranno aumentare i prezzi dei veicoli di almeno il 25%", sottolineano gli analisti di Mps, spiegando che, per esempio, Stellantis ha "già comunicato ai suoi concessionari statunitensi che i dazi del 25% sui prodotti provenienti da Messico e Canada porranno la casa automobilistica in una posizione di svantaggio rispetto ai competitor asiatici ed europei". Sul fronte dei dazi resta da capire se e come l'Europa sarà impattata direttamente, cosa finora solo minacciata da Trump, ma non ancora concretizzata.

Intanto, il Vecchio Continente sta lavorando a un piano a sostegno del comparto, che dovrebbe essere presentato oggi e potrà, tra le altre cose, mobilitare 1,8 miliardi di euro in due anni per la produzione di batterie. Nei giorni scorsi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha aperto alla possibilità di una maggiore flessibilità sui target sulle emissioni di Co2 delle vetture, spiegando che gli obiettivi fissati restano gli stessi, ma che le case produttrici avranno tre anni di tempo e non solo uno per adeguarsi, cosa che, di conseguenza, fa slittare in avanti anche l'imposizione di sanzioni. In generale, il piano per l'automotive punta a rafforzare la domanda di auto elettriche attraverso misure prioritarie, a partire da un approccio comune per sostenere gli incentivi all’acquisto, nazionali ed europei, passando per la promozione del leasing sociale e l’elettrificazione delle flotte aziendali.

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