Titoli di Stato in un Isee su cinque sotto 15mila euro: attese le istruzioni per il ricalcolo
Il Caf Acli rileva quanti Isee 2025 contengono investimenti con garanzia pubblica nel patrimonio. Attesi Dpcm e istruzioni per il ricalcolo dell’indicatore senza gli importi interessati fino a 50mila euro
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I punti chiave
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Il 28% degli Isee 2025 elaborati finora dalla rete dei Caf Acli contiene – nel patrimonio mobiliare – titoli di Stato o prodotti di risparmio postale con garanzia pubblica. In particolare, tra gli Isee sotto i 15mila euro, una pratica su cinque circa include BTp, buoni fruttiferi o libretti postali. Un’incidenza che sale intorno al 40% tra gli Isee oltre i 25mila euro.
A stimare quante sono le famiglie che richiedono l’Isee e che possiedono titoli di Stato è la rete del Caf Acli, che da metà gennaio ha iniziato a profilare le Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) trasmesse dai propri uffici per richiedere il calcolo dell’indicatore (sotto esame oltre 240mila pratiche). Gli interessati, infatti, dovranno essere richiamati appena entrerà in vigore il nuovo Dpcm che riforma l’Isee e prevede la possibilità di escludere BTp e risparmio postale fino a 50mila euro.
I tempi della riforma
Agli sportelli dei Caf, al call center o sulle pagine social dell’Inps in queste ore stanno arrivando centinaia di richieste di chiarimenti.
L’indicatore della situazione economica equivalente – che quest’anno fotografa redditi e patrimoni posseduti al 31 dicembre 2023 – attualmente ancora include gli investimenti in BTp e risparmio postale perché l’esclusione, introdotta con la legge di Bilancio 2024, potrà entrare in vigore solo una volta che il decreto attuativo verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il testo il 10 febbraio scorso ha ottenuto il via libera della Corte dei conti e al momento è fermo all’ufficio legislativo per la correzione di un refuso, prima di essere pubblicato.
Manco poco, dunque, poi la macchina si metterà in moto. A quel punto i dati sugli investimenti, trasmessi dalle banche alle Entrate, verranno “agganciati” alla piattaforma dell’Isee precompilato e utilizzati per la verifica delle difformità dichiarate nei modelli inviati tramite gli intermediari (l’Inps ha già concluso i test tecnici per l’incrocio informatico con le banche dati dell’agenzia delle Entrate).

