Pronto il bando del Pnrr

Tlc, con la gara per le reti 5G lo Stato copre il 90% dei costi

Nel bando il modello a incentivo: la proprietà dell'asset resta agli operatori. Il Piano di resilienza finanzia il progetto con 2 miliardi. Obbligo di accesso all'ingrosso

di Carmine Fotina

Osservatorio Pnrr: la mappa dei 4,2 miliardi per la banda ultralarga

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Ci sarà un super-incentivo per portare il 5G nelle zone del Paese senza una copertura adeguata. È in arrivo il bando di gara previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con un contributo pubblico che arriverà al 90% del costo complessivo delle opere a carico delle compagnie private.

Il modello a incentivo (o gap funding), che lascia la proprietà delle reti agli operatori, è già stato previsto per la gara del progetto “Italia a 1 giga” per la banda ultralarga fissa, ma in quel caso con un tetto del 70 per cento. Il bando per il 5G, ormai pronto per la pubblicazione, è finanziato dal Pnrr con 2 miliardi e 20 milioni, importo che include però anche Iva, costi gestionali e quota di riserva per extra lavorazioni.

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LE PREVISIONI DI COPERTURA

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Nei giorni scorsi il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, in audizione al Senato aveva preannunciato l’imminente lancio del bando, «con sostanziosi incentivi come ha fatto, ad esempio, la Spagna, anche se con un budget molto ridotto, per finanziare il rilegamento in fibra di siti e l'investimento per densificare aree che, al 2026, non sarebbero altrimenti coperte».

Il sì della Commissione Ue allo schema di aiuti proposto dalla Spagna

Lo scorso 15 dicembre la Commissione europa ha autorizzato uno schema di aiuti per il 5G sottoposto dalla Spagna, del valore di 150 milioni, un progetto di gran lunga inferiore a quello del Pnrr italiano. Come nel caso spagnolo, la gara italiana deve limitarsi a finanziare interventi nelle aree “a fallimento di mercato”. L’Italia, con la società pubblica Infratel guidata da Marco Bellezza, ha mappato le intenzioni di investimento degli operatori fino al 2026, data di chiusura del Pnrr, includendo nel piano di intervento le aree dove in assenza di sussidio pubblico le velocità in downlink sarebbero inferiori a 30 megabit al secondo. Dalla mappatura di Infratel - cui hanno partecipato Tim, Vodafone, WindTre e Iliad - è emerso un perimetro pari al 15% del territorio nazionale che interessa l’1,6% della popolazione (con punte del 3,3% in Molise e del 3,1% in Calabria), cui si aggiungono 230 chilometri di gallerie autostradali e 870 di gallerie ferroviarie.

Le soluzioni coperte con il finanziamento pubblico

Il finanziamento pubblico coprirà il rilegamento in fibra ottica (il cosiddetto backhauling) di 13.200 siti radiomobili cui corrispondono 18.600 stazioni radio base. Ma anche la realizzazione ex novo di ulteriori siti radiomobili nelle aree remote. Tutto con l’obiettivo di garantire velocità di connessione di almeno 150 megabit in downlink e 50 Mbit/s in uplink e senza che i nuovi siti possano essere presi in considerazione per soddisfare gli obblighi di copertura già previsti dall’asta 2018 per le licenze attribuite agli operatori, una clausola con la quale il governo intende mettersi al riparo da chi giudica i maxi-incentivi un aiuto eccessivo al settore.

Le condizioni previste per gli operatori

Gli operatori potranno presentarsi in forma individuale o associata e, pur rimanendo proprietari dell’infrastruttura realizzata, dovranno presentare una separazione contabile dei costi sostenuti per la realizzazione delle reti sussidiate in modo da consentire l’applicazione del meccanismo di clawback, cioè il monitoraggio di eventuali sovraprofitti con il recupero della parte di contributo pubblico concessa in esubero. L’Authority per le comunicazioni regolerà l’obbligo di accesso all’ingrosso alle nuove reti con un pacchetto minimo di servizi.

Il Piano per il 5G dovrà essere completato entro la prima metà del 2026 su scala nazionale e, come per il bando di gara relativo alla rete fissa, per rispettare gli impegni sul Pnrr concordati con la Commissione europea sono previste penali al mancato raggiungimento anche di obiettivi intermedi.

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