Un Paese sempre più vecchio e sempre più ignorante
di Francesco Billari
di Carmine Fotina
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Ci sarà un super-incentivo per portare il 5G nelle zone del Paese senza una copertura adeguata. È in arrivo il bando di gara previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con un contributo pubblico che arriverà al 90% del costo complessivo delle opere a carico delle compagnie private.
Il modello a incentivo (o gap funding), che lascia la proprietà delle reti agli operatori, è già stato previsto per la gara del progetto “Italia a 1 giga” per la banda ultralarga fissa, ma in quel caso con un tetto del 70 per cento. Il bando per il 5G, ormai pronto per la pubblicazione, è finanziato dal Pnrr con 2 miliardi e 20 milioni, importo che include però anche Iva, costi gestionali e quota di riserva per extra lavorazioni.
Nei giorni scorsi il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, in audizione al Senato aveva preannunciato l’imminente lancio del bando, «con sostanziosi incentivi come ha fatto, ad esempio, la Spagna, anche se con un budget molto ridotto, per finanziare il rilegamento in fibra di siti e l'investimento per densificare aree che, al 2026, non sarebbero altrimenti coperte».
Lo scorso 15 dicembre la Commissione europa ha autorizzato uno schema di aiuti per il 5G sottoposto dalla Spagna, del valore di 150 milioni, un progetto di gran lunga inferiore a quello del Pnrr italiano. Come nel caso spagnolo, la gara italiana deve limitarsi a finanziare interventi nelle aree “a fallimento di mercato”. L’Italia, con la società pubblica Infratel guidata da Marco Bellezza, ha mappato le intenzioni di investimento degli operatori fino al 2026, data di chiusura del Pnrr, includendo nel piano di intervento le aree dove in assenza di sussidio pubblico le velocità in downlink sarebbero inferiori a 30 megabit al secondo. Dalla mappatura di Infratel - cui hanno partecipato Tim, Vodafone, WindTre e Iliad - è emerso un perimetro pari al 15% del territorio nazionale che interessa l’1,6% della popolazione (con punte del 3,3% in Molise e del 3,1% in Calabria), cui si aggiungono 230 chilometri di gallerie autostradali e 870 di gallerie ferroviarie.
Il finanziamento pubblico coprirà il rilegamento in fibra ottica (il cosiddetto backhauling) di 13.200 siti radiomobili cui corrispondono 18.600 stazioni radio base. Ma anche la realizzazione ex novo di ulteriori siti radiomobili nelle aree remote. Tutto con l’obiettivo di garantire velocità di connessione di almeno 150 megabit in downlink e 50 Mbit/s in uplink e senza che i nuovi siti possano essere presi in considerazione per soddisfare gli obblighi di copertura già previsti dall’asta 2018 per le licenze attribuite agli operatori, una clausola con la quale il governo intende mettersi al riparo da chi giudica i maxi-incentivi un aiuto eccessivo al settore.