Telecomunicazioni

Tlc, dalla Ue misure allo studio su semplificazione ed energia

Alla Luiss la presentazione del libro di Antonio Perrucci e Franco Bassanini “Telecomunicazioni: una politica industriale per la doppia transizione”. L’ad Tim Labriola: «Il settore è malato terminale». Il ministro Urso convoca il tavolo di settore per il 24 aprile

di Andrea Biondi

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Possibili semplificazioni normative all’orizzonte. E interventi allo studio anche su una questione da tempo dibattuta e oggetto di richieste da parte delle telco: mettere il settore Tlc sotto il cappello degli energivori, con tutto quel che consegue in termini di misure ad hoc e sostegni. Le parole di Lucrezia Busa, capo unità Markets, Competition and Roaming della Dg Connect della Commissione europea - dette durante un convegno alla Luiss Guido Carli in occasione della presentazione del libro di Astrid “Telecomunicazioni: una politica industriale per la doppia transizione”, curato da Franco Bassanini e Antonio Perrucci - hanno senz’altro aperto spiragli di ottimismo in un settore delle telecomunicazioni in sofferenza e che da tempo mette in evidenza la necessità di una revisione normativa urgente.

Semplificazioni regolatorie

Certo, l’attesa è tutta per il momento in cui dalle parole si passerà ai fatti. Ma del resto l’allarme lanciato dalle telco sullo stato di salute del settore è da tempo conclamato. «Da parte della Commissione - ha detto Lucrezia Busa - c’è una forte attenzione a questo ecosistema. Siamo pienamente consapevoli del ruolo che gioca il settore per consentire all’Europa di affrontare le grandi sfide dei prossimi anni». In questo quadro, per stare al tema delle semplificazioni, «proporremo di ridurre i mercati raccomandati per la regolamentazione a livello europeo. La questione che ci stiamo ponendo e valutando è se non sia il caso di ridurli da due a uno o a zero. Questo in linea con quanto raccomandato dal libro, passando dalla regolazione ex ante a una regolamentazione ex post».

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Regolamentazione più snella, quindi, in un contesto in cui, come spiegato dalla commissaria Agcom Laura Aria, dopo la separazione della rete Tim, andata a Fibercop che fa capo a un consorzio guidato da Kkr, «abbiamo aperto una nuova analisi di mercato in questo scenario nuovo, ci stiamo mettendo tanta attenzione, contiamo nei prossimi mesi di andare a conclusione del procedimento. Avere un operatore wholesale cambierà lo scenario, sarà meno regolamentato. Non avrà obblighi asimmetrici mentre l’operatore retail (Tim, ndr) sarà libero di fissare i prezzi. Mi aspetto uno sviluppo positivo anche con la possibilità di un maggiore sviluppo delle reti in fibra ottica».

Il nodo della ipercompetizione

ùMa la semplificazione normativa da sola non basta a curare quello che Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, ha definito senza mezzi termini «un settore malato terminale». Labriola ha denunciato la difficoltà di attrarre investitori nel mercato europeo delle telecomunicazioni: «Oggi ho difficoltà ad andare all’estero e a trovare investitori che mettano soldi nelle tlc in Europa, con l’unica eccezione di Deutsche Telekom». Secondo il manager, la competizione tra operatori si sta trasformando in una lotta alla sopravvivenza: «Ognuno punta sul fatto che muoia prima l’altro».

Quella della ipercompetizione è la questione sollevata a più riprese. L’Italia, aggiunge il ceo Tim, «non è un Paese che si può permettere due reti in fibra ottica sovrapposte e 5 reti 5G, fate due calcoli. Non si riesce a coprire quei costi, di fatto c’è fallimento di mercato». E in più: «Da noi l’Arpu è 8-9 euro sul mobile, in Germania è in 30 euro. Se avessi tre volte l’arpu che ho oggi avrei una capitalizzazione in Borsa pari a 4 volte» l’attuale.

L’unione di dedstini di Fastweb e Vodafone - citata da Marco Pennarola, capo del marketing di Fastweb - è forse un primo passo. La sostenibilità resta comunque il tema chiave. Anche Federico Protto, ad di Cellnex Italia, in questo quadro ha ribadito l’importanza del network sharing: «Nemmeno quattro reti mobili sono sostenibili, forse tre, come avviene nel Regno Unito».

Gli investimenti «necessari» alla manifattura

La necessità di interventi strutturali è stata ribadita anche da Gianluca Corti, co-ceo di Wind Tre, che ha sottolineato come la mancata capacità di investire nel settore delle telecomunicazioni potrebbe mettere a rischio l’intero settore manifatturiero italiano nei prossimi dieci anni. «Servono capitali, serve liberare risorse. Il resto del mondo sta correndo, fuori dall’Europa vanno molto più veloci. C’è un incendio, bisogna spegnerlo urgentemente», ha avvertito.

Equa competizione con Ott (e Musk)

Il dibattito si è poi concentrato sulla necessità di una maggiore equità nella competizione con i giganti del web. Labriola ha puntato il dito contro la disparità di trattamento normativo tra gli operatori tradizionali e gli Over The Top, come Google e Meta: «Non abbiamo paura della concorrenza, ma vogliamo giocare con le stesse regole». Considerazione che Labriola estende anche anche relativamente alla presenza sul mercato di Elon Musk con la sua Starlink. «L’importante è che ci sia un contesto di regole chiare e condiviso», ha commentato sul tema anche Guido Garrone, ad Eolo.

Roll out e adozione della fibra

Il ragionamento sulle Tlc, è chiaro, ha anche un risvolto legato ai ritardi sulle infrastrutture digitali e della banda larga. «C’è il tema del take-up della fibra. Oggi il take-up - ha affermato Benedetto Levi, ceo Iliad Italia - è ancora infimo rispetto alla penetrazione, cioè rispetto al deployment, alla copertura dell’Ftth (fibra fino alla casa, ndr). Quindi se cinque o più anni fa c’era un tema di copertura, oggi c’è un tema di take-up. Si può dibattere se sia giusto o sbagliato avere due operatori Ftth, se sia giusto o sbagliato cercare di accelerare la migrazione dall’Fttc all’Ftth quando l’Fttc in Italia è performante, però ormai siamo arrivati qui, credo che siamo tutti d’accordo sul fatto che vogliamo più Ftth per le imprese in Italia». C’è quindi il tema, conclude Levi, di stimolare «questo take up e quindi a migliorare il ritorno sugli investimenti».

Ragionamento che trova a distanza la sponda di Giuseppe Gola, ad di Open Fiber: «È chiaro che adesso stiamo ancora con la sbornia del Pnrr, ma c’è un tempo breve, un anno e quattro mesi, e poi finirà. Bisogna cominciare a pensare adesso alle nuove politiche e bisogna lavorare sulle nuove politiche sia dal punto di vista dell’offerta sia dal punto di vista della domanda». Su quest’ultimo fronte, ad esempio, «in Italia siamo al 27% di take-up (le attivazioni effettive, ndr), la media europea è al 54%, Francia e Spagna stanno oltre il 70%, oltre l’80 per cento. C’è assolutamente la necessità di un intervento».

Investimenti e Piani pubblici

Che la politica industriale delle telecomunicazioni non possa essere lasciata solo alle dinamiche di mercato, ma che servano programmi pubblici come il Pnrr e il Digital Compass europeo, è alla fine idea condivisa e sulla quale si concentra Massimo Sarmi, ad e presidente di Fibercop: «Le infrastrutture digitali possono essere sviluppate solo con investimenti privati o richiedono un supporto pubblico? Da anni, in Europa - ha aggiunto - vengono avviati programmi di sviluppo delle reti, come il Digital Compass, ma nel corso della loro attuazione emerge spesso che le risorse disponibili non sono sufficienti. Se lasciamo agire solo il mercato, il sistema rischia di non reggere».

L’imbuto delle regolamentazioni locali

Il sistema rischia poi anche di entrare in difficoltà con le differenze fra legislazione locale e nazionale. Un esempio ne sono le traversie di chi si occupa, ad esempio, dell’infrastrutturazione con antenne sul territorio: «Serve un cambio di passo perché, pur avendo a livello centrale norme che spingono verso una fortissima semplificazione, a livello locale queste sono troppo spesso disattese, con regolamenti comunali anacronistici che devono essere aggiornati», è la visione di Michelangelo Suigo, direttore delle relazioni esterne di Inwit.

Urso convoca il tavolo di settore

Intanto Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, d’intesa con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha convocato per giovedì 24 aprile alle ore 14.30 a Palazzo Piacentini, il Tavolo nazionale sul settore delle telecomunicazioni. «La riunione - si legge in una nota - avrà la finalità di condividere obiettivi e modalità per una gestione strutturale della fase di transizione che il settore delle Tlc sta affrontando. Al Tavolo sono stati invitati a partecipare i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei sindacati».

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