Economia e finanza

Tod’s e i valori dell’intelligenza artigianale: strategia e visione

di Giulia Crivelli

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La scelta di Tod’s di allestire le presentazioni delle collezioni uomo a Villa Necchi, tesoro del Fai e di tutti i milanesi – anzi, di ogni italiano – risale a molti anni fa e stagione dopo stagione a sorprendere non è solo la villa in sé, specie in giugno, quando si può passeggiare per il giardino e intrattenersi a bordo piscina. Negli anni Tod’s ha lavorato sugli allestimenti e naturalmente sulle collezioni di abbigliamento, borse, calzature e accessori, in armonia con le stanze del primo piano dell’edificio, protagoniste quasi più dei modelli che le animano.

A questa tornata però protagonisti sono stati anche gli artigiani che accoglievano all’entrata, dietro a un tavolo da lavoro sul quale erano appoggiati i pellami più pregiati e alcuni dei loro strumenti più affascinanti, antichi e moderni insieme, visto che il know how di chi lavora la pelle non solo è sopravvissuto a generazioni e rivoluzioni di stile e della moda in sé, ma è ora la garanzia più forte, almeno per Tod’s e Diego Della Valle, per proiettarsi nel futuro e guardare al 2025 con cauto ottimismo, nonostante le tante incognite economiche e geopolitiche e le oggettive difficoltà delle Pmi della filiera italiana della moda. «Da oltre un anno sembra che tutto debba essere ricondotto all’intelligenza artificiale. Noi ci siamo appassionati a una visione diversa, quasi alternativa, di intelligenza, sì, ma artigianale», racconta Diego Della Valle, fondatore del gruppo Tod’s, sistemando, con lo spirito ereditato con orgoglio dal padre calzolaio, le scarpe e le borse nelle teche o sui tavoli. Aggiunge, ridendo, di farlo anche ogni volta che entra in una delle boutique Tod’s del mondo.

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Della Valle torna serio quando parla delle difficoltà di molte aziende del sistema moda italiano: «Noi abbiamo spalle forti e continueremo a sostenere le Pmi, come abbiamo sempre fatto. Ma servono interventi urgenti delle istituzioni locali e nazionali – sottolinea –. La Cina si riprenderà, quasi certamente gli Stati Uniti correranno anche nel 2025, ma i problemi in altri mercati ci sono, Italia compresa, anche per via dell’eccessivo aumento dei prezzi che ha allontanato milioni di consumatori. La priorità deve essere però l’integrità della filiera, autentico valore aggiunto del nostro sistema. Sta lì l’intelligenza da ammirare e, ripeto, non ha alcunché di artificiale».

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