Gallerie in movimento

Tommaso Calabro: niente fiere e spazio pop-up a New York

Il gallerista milanese rinuncia agli eventi fieristici per quest’anno e opziona un formato che concede tempi più dilatati

In alto da sinistra: Aldo Sergio, Baseball Prayer, Courtesy Tommaso Calabro; Aldo Sergio, Lighter with Flag Prayer, Courtesy Tommaso Calabro; in basso da sinistra: Aldo Sergio, Bunch of Keys Prayer, Courtesy Tommaso Calabro; Aldo Sergio, Red Lipstick Prayer, Courtesy Tommaso Calabro

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Il gallerista italiano Tommaso Calabro, con spazi a Milano e Venezia, apre un pop-up a New York. Sarà a Chelsea, sulla 23ª strada, in una zona densa di gallerie e aprirà dal 1° al 31 maggio, uno dei momenti più caldi per il mercato dell’arte internazionale, con le aste delle major e le fiere Frieze e Independent. “Ho deciso di non partecipare a fiere quest’anno, perché sono troppo costose e molto rischiose” ha spiegato il gallerista, che in passato ha esposto a Tefaf, Frieze Masters e Independent. “Sono sicuramente utili per i contatti, ma comportano un esborso veramente elevato, soprattutto, considerata l’attuale situazione del mercato.

Lo spazio di Tommaso Calabro a Chelsea a New York, Courtesy Tommaso Calabro

I galleristi se le autoimpongono, pensando di dover essere ovunque, ma ho preferito quest’idea del pop up, che ha tempistiche più lunghi di una fiera e permette di entrare veramente in contatto con collezionisti e curatori. Considerando, poi, che il mercato americano è caratterizzato dalla presenza degli art advisor, che non hanno fretta di comprare, questa modalità ci dà più tempo per stabilire relazioni”.

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Harold Stevenson (1929-2018), Senza titolo, firmato e datato ’stevenson 59’ (sul

Le mostre a New York

Certo uno spazio a Chelsea non è economico, ma considerato che una fiera di un certo livello negli Usa costa tra i 60-80mila euro solo per lo stand e almeno 25mila euro di spedizioni, si arriva presto a 100mila per soli tre giorni. “È un white cube - spiega Calabro - una tipologia di spazio che non amo, ma stiamo lavorando con Filippo Bisagni (exhibition designer, ndr), per creare una mostra molto ricca visivamente, dividendo lo spazio in due”. Una parte sarà dedicata ad una mostra dell’americano Harold Stevenson (1929-2018), artista con cui Calabro ha già inaugurato la galleria a Venezia l’anno scorso, registrando successo di vendite, secondo quanto ha dichiarato. “C’è un grande lavoro da fare su di lui - ha spiegato - in pochi lo conoscevano, sebbene sia stato un artista di Iolas negli anni 60-70 e le sue opere siano già nelle collezioni del MoMA e del Guggenheim, ma poi è stato dimenticato.

A sinistra: Harold Stevenson (1929-2018), Senza titolo, firmato e datato ’stevenson 61’ (in basso, a destra), olio su tela, 116 x 89 cm, Eseguito nel 1961, Courtesy Tommaso Calabro; a destra: Harold Stevenson (1929-2018), Senza titolo, firmato e datato ’stevenson 71’ (in alto, al centro), olio su carta intelaiata, 72 x 58 cm, Eseguito nel 1971, Courtesy Tommaso Calabro

Dopo la morte dei suoi galleristi Iris Clert e Iolas, infatti, si è ritirato in Oklahoma ed è uscito dai radar. Anche in Italia aveva avuto collaborazioni, per esempio, con La Medusa a Roma e con la Vetreria Cenedese”.

Harold Stevenson (1929-2018), Senza titolo, firmato e datato ’stevenson 63’ (in alto, a destra), olio su tela, 100 x 80 cm, Eseguito nel 1963, Courtesy Tommaso Calabro

I prezzi vanno da 15mila a 80mila euro, ma ci sarà anche un’opera museale di sette metri da 600mila euro, che è stata già esposta a New York da Iolas nel 1971. Un’altra parte dello spazio sarà dedicata all’artista contemporaneo italiano Aldo Sergio, classe 1982, già esposto a Milano, che ha realizzato per l’occasione una serie di nature morte dette “American Prayers” (5mila dollari l’una).

Una serie di nature morte, da sinistra: Aldo Sergio, Red Lipstick Prayer, Courtesy Tommaso Calabro; Aldo Sergio, Baseball Prayer, Courtesy Tommaso Calabro; Aldo Sergio, Lighter with Flag Prayer, Courtesy Tommaso Calabro

La salute del mercato

“Il mercato negli ultimi 15 mesi è andato abbastanza male per tanti motivi” ha affermato Calabro, che lavora sia nel mercato primario con giovani artisti, ma soprattutto in quello secondario con artisti storicizzati. “Nel mercato secondario, a differenza di anni fa, la qualità è scesa, perché negli ultimi decenni sono state offerte tante opere importanti, che ora mancano. Poi, naturalmente, c’è il discorso legato alla situazione geopolitica internazionale, tra guerre e elezioni per la presidenza americana, ma quest’anno le mostre a Milano e Venezia sono andate bene, perché i mercati – non solo quello dell’arte – funzionano meglio quando ci sono certezze e anche la presidenza di Trump, per quanto si possa essere d’accordo o meno, significa stabilità”. In un contesto di difficoltà nel reperire le opere, Tommaso Calabro lavora, soprattutto, sulla riscoperta di artisti che hanno avuto successo in passato e poi, per vari motivi, sono stati dimenticati e hanno avuto oscillazioni di valori, come Carla Prina, ora in mostra a Milano, o Fulvia Levi Bianchi, che mostrerà ad aprile. “Il mio scopo è riportarli all’attenzione internazionale”.

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