Torino, gli atenei guidano la rigenerazione urbana
Porzioni di città rinascono al traino delle scelte delle università: i progetti integrano spazi di studio e socialità e favoriscono la moltiplicazione di aree verdi
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Sono più di 120mila gli universitari che ogni anno a Torino si spostano, consumano e vivono la città. Classe dirigente del domani, che già oggi influenza la rigenerazione degli spazi e la rivitalizzazione del territorio, sia a livello fisico che sociale. Un target su cui scommettere e a cui offrire attrattività, con lo sviluppo di strutture e infrastrutture, seguendo quella che è una vocazione di sempre del capoluogo del Piemonte, forte della solida esperienza nell’housing sociale.
Dalla Cavallerizza Reale a Torino Esposizioni, porzioni di città rinascono al traino delle scelte degli atenei, attori strategici dello sviluppo locale. «La nostra nuova organizzazione è il frutto di uno studio, sviluppato con il senato accademico, su nuovi modelli formativi, con una didattica maggiormente basata sulla progettualità e sullo spacchettamento delle classi in gruppi di lavoro», spiega Stefano Corgnati, rettore del Politecnico, che immagina un’università sempre più internazionale e connessa fra studio, ricerca e impresa. «A corredo di un rinnovato modello didattico - aggiunge - nascono progetti che ridisegnano la città, integrano spazi di studio e socialità e favoriscono peraltro anche la moltiplicazione di aree verdi».
Il piano di crescita è ambizioso. Tra il 2026 e il 2029, il Politecnico prevede di realizzare 100mila mq destinati a formazione, ricerca e innovazione con le aziende. Il modello è anglosassone, con campus dedicati ad aerospazio, mobilità, digitale e green and clean technologies. I nuovi ambienti si aggiungeranno alla storica Cittadella di corso Duca degli Abruzzi. Nuovi sviluppi sono attesi inoltre per il campus di architettura, design e pianificazione urbana, i cui dipartimenti saranno accorpati lungo l’asse del Po, che collega il Castello del Valentino alla futura “Torino Esposizioni”, intervento da 50 milioni che restituirà l’ex complesso fieristico, trasformandolo in un hub di studio e innovazione oltre a una nuova biblioteca comunale.
L’edilizia universitaria ha un impatto significativo anche sull’economia. Lo sottolinea Stefano Geuna, rettore dell’Università, che spiega: «Da anni UniTo porta avanti politiche coerenti in questa direzione. Esempio emblematico è il Campus Einaudi, che ha trasformato il volto di Vanchiglia, ma gli interventi sono numerosi, dalle Aldo Moro a via Marenco, fino a progetti chiave per Torino e Grugliasco, come la Cavallerizza Reale e la Città delle Scienze e dell’Ambiente. Un movimento che genera effetti virtuosi e spinge le istituzioni al rilancio di infrastrutture, offerta culturale e condizioni sociali». La Città della Scienza e dell’Ambiente, progetto da 150 milioni in via di costruzione, è l’ultima sfida: il campus di 230mila mq ospiterà i dipartimenti di Chimica e Biologia, accanto al polo già esistente di Medicina Veterinaria e Agraria. In termini di studenti, significa raddoppiare il numero di quelli che gravitano su Grugliasco, con 5mila iscritti. «Il progetto sarà certificato LEED Gold, sarà uno spazio aperto alla città, con 52mila mq di parco urbano, aree per lo sport e una palazzina per didattica e ristorazione, indipendente dall’attività universitaria – spiega Battista Tortorella, dirigente della Direzione Edilizia e Sostenibilità di UniTo -. Sempre qui, sorgerà una versione ridotta dell’orto botanico storico di Torino, circa 2mila mq per studenti e visitatori. Gli edifici che oggi ospitano i dipartimenti in trasferimento non saranno a loro volta dismessi, ma riqualificati secondo il piano “reinventing Unito”, che punta a un’organizzazione più efficiente degli spazi». Oltre a Politecnico e Università, cresce l’offerta di altri enti di formazione. Fra tutti, la ESCP Business School, scuola di leadership responsabile, multiculturale e multisede fra Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Torino e Varsavia, che forma imprenditori e manager di alto profilo, ha inaugurato l’autunno scorso il nuovo campus di 8mila mq fra via Andrea Doria, via Accademia Albertina e via Cavour, nella ex sede della Banca Nazionale del Lavoro. Il progetto, sviluppato da Toussaint Robiglio Architetti, ha un forte impatto sul centro di Torino, anche e non solo per le forme estetiche inusuali (non a caso, è stato selezionato agli award della fiera immobiliare Mipim 2025 di Cannes). «Il campus verticale e urbano – commenta Francesco Rattalino, executive Vice-President – sorge volutamente in città e non in periferia. Qui studiano ogni anno quasi 1.550 studenti in arrivo da tutto il mondo, che Torino la devono vivere da protagonisti e che saranno ambasciatori della nostra immagine all’estero».
Dagli spazi di studio, la stessa logica riguarda l’ospitalità. Dei 120mila universitari, 44mila sono fuori sede e cercano casa. Secondo uno studio del Comune, mancano oggi circa 24mila posti letto. Pubblico e privato investono in nuovi studentati, progettati per una integrazione spinta con il tessuto cittadino. È questa la logica di RELIFE, il nuovo student housing inaugurato a settembre nell’ex sede Lavazza di corso Novara, in un quartiere complesso e multietnico. Il progetto, sviluppato da Stefano Seita e Lombardini22, ha una forte vocazione sociale: comprende due edifici e ospita 300 stanze, una palestra, un campo da basket, un’area relax e un social bar aperto alla città. È, invece, ancora in progettazione il recupero dell’ex ospedale Maria Adelaide, edificio ottocentesco chiuso nel 2016 e acquistato nel 2024 da Ream SGR. Il piano prevede la realizzazione di uno studentato con 369 posti letto, di cui una quota riservata a studenti con disabilità. Circa 500 mq saranno destinati all’Asl di Torino, per servizi sanitari pubblici legati alla prevenzione e alla promozione della salute. La convenzione con il Comune prevede anche la creazione di aree dedicate ad attività collettive, come una palestra, aule studio, spazi ricreativi e di ristorazione.
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