Tra Napoli e Salerno assegnati lavori per 600 milioni
Chiuse in tempo le gare del Pnrr (per 380 milioni) e altri interventi finanziati con Fondo complementare e varie risorse
di Vera Viola
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Con 600 milioni di lavori appaltati, l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale che gestisce i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia, ha affidato tutti i lavori previsti dal Pnrr (con una dote di 380 milioni), dal Fondo complementare e da altre fonti (220milioni). Premessa necessaria per poter programmare la fine dei lavori entro il 2026, come impone Next Generation Eu. Si tratta di un risultato molto importante ottenuto con un grande impegno e non poche tensioni. Ma si tratta solo della prima parte dell’opera. Ed è lo stesso presidente Andrea Annunziata a sottolinearlo: «Potremo realizzare le numerose opere programmate nei tempi stabiliti dall’Europa – dice – a patto che gli altri enti coinvolti collaborino». Invita insomma a evitare rigidità al fine di consentire i numerosi interventi. Intanto si fa più serrato il confronto sulla proposta di Piano regolatore avanzata dalla Port Authority.
A breve, quindi i porti di Napoli e di Salerno in primis, e quello di Castellammare di Stabia diventeranno grandi cantieri. È partito da pochi giorni il cantiere della Diga Duca D’Aosta, o Diga Foranea (con 170milioni), importante protezione del porto e della città, che deve essere rinforzata dopo le grandi mareggiate, ultima e più violenta quella del 2020. Al contrario l’opera che suscita più preoccupazione è la riqualificazione dei Magazzini generali, da 20 milioni, per cui esiste un progetto del 2018 che prevede la trasformazione in un Centro polivalente (bar, museo, sala eventi) su cui esiste un vincolo di tutela monumentale . Fermo, per ora, il progetto di cold ironing (elettrificazione delle banchine) dei porti di Napoli e di Salerno, per la assegnazione dei lavori c’è tempo fino al 30 marzo.
Per il presidente dell’Autorità portuale in ogni caso per quanto riguarda le gare esperite, entro marzo dovranno partire tutti i lavori. Si tratta di interventi che si inseriscono nella cornice del Documento di pianificazione strategica e di sistema che l’Authority del Tirreno Centrale ha approvato nel 2021.
«Dedichiamo grande attenzione a tre obiettivi – sintetizza ancora Annunziata – transizione ambientale, digitale e sicurezza». Attribuisce infatti soprattutto a una scelta di tutela dell’ambiente la cancellazione dai piani del Porto di Napoli della costruzione di un terminal per la fornitura di Gnl nella zona di Levante. «L’area est che arriva a San Giovanni a Teduccio – ribadisce Annunziata difendendo una scelta che a suo tempo ha sollevato molte polemiche – è sede da decenni di depositi petroliferi e ha subito anche le conseguenze di un grande incendio. Non era giusto sovraccaricarla ancora». A Salerno a breve partirà un impianto di produzione di energia dal moto ondoso i cui lavori sono ormai quasi terminati. Intanto, si studia come utilizzare l’idrogeno come fonte energetica nel porto. Molti degli interventi programmati puntano alla rigenerazione urbana. Come per il palazzo della Immacolatella Vecchia che diventerà un Museo dell’Emigrazione il cui studio preliminare è stato affidato a Paolo Masini, presidente del Museo di Genova.
I porti campani registrano entrambi un trend , per quanto riguarda il traffico merci in linea con gli altri scali italiani. Hanno mvimentato nel 2023 31 milioni di tonnellate di merci con una flessione del 3,5%. «A parte la lieve flessione, abbiamo dato fiducia agli operatori internazionali», dice Annunziata. Napoli tra dicembre 2023 e gennaio 2024 registra un calo del 30% a causa della crisi del Mar Rosso. Salerno, invece, non ne risente, poichè opera su tratte che non passano per Suez essendo dirette verso l’America. Va molto bene il traffico crocieristico nei tre scali, con 8,36 milioni di persone sbarcate nel 2023, cresciuto del 43,2% rispetto al 2022.


