Transizione 5.0, appena il 10% delle aziende lombarde partecipa alla misura
Indagine del Digital Innovation Hub di Confindustria Lombardia, tra le cause della scarsa adesione ci sono burocrazia, problemi di compatibilità delle soluzioni e tempistiche strette
3' min read
3' min read
Difficoltà burocratiche, problemi legati alla compatibilità delle soluzioni tecnologiche, tempistiche strette e incertezza sui benefici concreti. È una «tempesta perfetta» di ostacoli da superare quello che ha portato le aziende a non sfruttare le risorse messe a disposizione dal Piano Industria 5.0, secondo Stefano Poliani, presidente del Digital Innovation Hub (DIH) di Confindustria Lombardia. Una misura che rischia ormai di passare alla storia come un’occasione persa per il Paese, con 6,3 miliardi di euro di incentivi alle imprese, destinati alla transizione digitale ed ecologica, che rimarranno in larga parte inutilizzati.
Un’occasione persa per il Paese
Un’occasione persa per tutte le aziende del Paese, ma che risulta particolarmente amara in Lombardia, dove le imprese avevano dimostrato invece grande interesse, partecipazione e capacità di utilizzo dei fondi del precedente programma per la transizione digitale, il Piano Industria 4.0. «I dati lombardi rispecchiano quelli nazionali – osserva Poliani –. Ma è interessante osservare quello che sta accadendo in Lombardia, dove le nostre indagini periodiche avevano riscontrato una grande attenzione verso la transizione digitale da parte delle aziende, che hanno intrapreso il cammino della digitalizzazione e dell’innovazione, riuscendo a implementare le tecnologie nelle fabbriche e a migliorare i propri processi produttivi. Quindi genera un certo sconforto rilevare adesso che, proprio in un territorio così attivo e innovativo, il 90% delle stesse aziende che si dichiarano interessate a questa transizione non siano riuscite a utilizzare i fondi del Piano Transizione 5.0».
L’indagine del DIH
Lo testimonia l’ultima indagine dello stesso Digital Innovation Hub, che ha interpellato le associazioni territoriali sull’efficacia del nuovo programma di incentivi. Ne risulta che, sebbene la stragrande maggioranza delle imprese lombarde sia a conoscenza dell’esistenza di questo Piano e dei suoi obiettivi, appena il 10% ha deciso di partecipare ai bandi. Tra le ragioni che hanno scoraggiato le imprese, Poliani elenca al primo posto la grande complessità della procedura burocratica, appesantita dalla necessità di legare gli investimenti a soluzioni anche di risparmio energetico e di sostenibilità: «Il meccanismo risulta molto difficile per le aziende, che hanno trovato anche problemi di compatibilità tra le varie soluzioni», dice. Seguono, tra le ragioni indicate nell’indagine, l’incertezza sui benefici concreti della misura e i costi per attivarla.
«Inoltre, le tempistiche non giocano a favore delle imprese – aggiunge il presidente del DIH –. Questo riguarda purtroppo molte iniziative legate al Pnrr, che hanno scadenza precisa, ma su cui l’Italia si è mossa lentamente. I bandi sono arrivati tardi e, per quanto riguarda il Piano 5.0, abbiamo perso quasi due anni sui tre a disposizione. Tutto questo ha generato incertezza e scoraggiamento tra gli imprenditori». Il governo è al lavoro per una proroga sulle scadenze, ma investimenti della portata di quelli previsti dalla misura hanno tempi molto lunghi, non solo di progettazione, ma anche di consegna dei macchinari industriali o degli impianti per l’utilizzo di energie rinnovabili. Difficile perciò, secondo Poliani, che si possa ancora recuperare il terreno perduto: «La nostra impressione è che il 90% delle aziende che non ha attivato il piano finora non lo farà nemmeno nei prossimi mesi. Ci aspettiamo un leggero miglioramento, ma non grandi scostamenti».
Il confronto con Industria 4.0
Eppure, sarebbe bastato ricalcare il sistema previsto da Industria 4.0, grazie al quale le imprese italiane in generale e lombarde in particolare avevano investito nella transizione, riuscendo a colmare il gap competitivo che le separava dai colleghi francesi e tedeschi. «Aggiungere tematiche come il risparmio energetico e la sostenibilità è interessante e utile, ma questo meccanismo complesso ha vanificato la bontà dell’idea», ammette il presidente, che non riscontra differenze rilevanti in base alla classe dimensionale delle aziende o alla loro industry di appartenenza. «Se guardiamo alla popolazione delle imprese lombarde, che hanno dimostrato di essere perfettamente nel solco di una transizione digitale, una norma che ha un così basso livello di adesione è purtroppo un’occasione persa».

