Trieste, quanto vale il porto italiano delle materie prime
Negli ultimi anni il terminal giuliano ha trovato un ruolo di rinnovata importanza come scalo di collegamento tra il mediterraneo e la Mitteleuropa
di Raoul de Forcade
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«È in gioco il futuro del porto: turchi e danesi mi hanno già detto che si cercheranno altri scali, se quello di Trieste resta chiuso. I traghetti turchi domani (15 ottobre) resteranno in rada, ma per quanto tempo? Le linee container ci mettono un attimo ad andarsene a Capodistria o a Fiume».
Sono parole di Zeno D’Agostino, già commissario straordinario e poi presidente (dal 2016) dell’Autorità di sistema portuale di Trieste e Monfalcone, l’uomo che ha consentito allo scalo giuliano di fare lo scatto di qualità che l’ha portato ai primi posti della portualità nazionale, quanto a dinamicità di crescita dei traffici.
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Trieste ai vertici nazionali
Ma quanto conta Trieste nel panorama dei porti nazionali? Negli ultimi anni, con D’Agostino alla guida appunto, ha trovato un ruolo di rinnovata importanza, in particolare, come scalo di collegamento tra il mediterraneo e la Mitteleuropa.
A giocare un ruolo chiave, in questo senso, è certamente l’autostrada del mare con la Turchia, grazie ai traffici di navi ro-ro per il trasporto di merci rotabili. Ma strategici sono anche i collegamenti ferroviari che l’Adsp supporta con la controllata Adriafer, la società di manovre ferroviarie dello scalo.
