Pensioni, troppe vie d’uscita anticipate. L’assistenza costa 157 miliardi: +126% in dieci anni
Nel 2022 per il Welfare sono stati spesi 559,5 miliardi, con una crescita del 6,2% sull’anno precedente, soprattutto a causa degli oneri assistenziali a carico della fiscalità generale
di Marco Rogari
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I punti chiave
- Nel 2022 spesi per il Welfare 559,5 miliardi: +6,2% sull’anno precedente
- In dieci anni costi assistenziali su del 126,3%, quelli previdenziali del 17%
- Oltre 6,5 milioni i pensionati «assistiti»
- L’assistenza pesa per 157 miliardi
- Per “Itinerari previdenziali” spesa pensioni al 12,97% del Pil
- A 1,4443 il rapporto attivi-pensionati: il sistema per il momento regge
- Troppi canali di pensionamento anticipato: il piano-Brambilla
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Nel 2022 in Italia i costi dell’assistenza hanno raggiunto i 157 miliardi e, attingendo alla fiscalità generale, sono lievitati del 126% in dieci anni. Ad alimentare la corsa della spesa è anche il numero dei pensionamenti totalmente o parzialmente assistiti, che sono saliti a 6,55 milioni assorbendo il 40,61% dell’intero bacino dei beneficiari di prestazioni pensionistiche. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sul bilancio del sistema previdenziale elaborato dal Centro studi e ricerche “Itinerari previdenziali”, sotto la guida dell’ex sottosegretario al Lavoro, Alberto Brambilla, che è stato presentato alla Camera dei deputati e in cui si richiama nuovamente l’attenzione sulla necessità di separare previdenza e assistenza, contenendo maggiormente quest’ultimo capitolo di spesa. Nel report si evidenzia che il sistema previdenziale sostanzialmente regge, come dimostra il miglioramento del rapporto attivi-pensionati che si è attestato a quota 1,4443 restando lontano da quella che è considerata la soglia di sicurezza (1,5). Un sistema che è destinato a tenere anche nell’immediato futuro a patto, sottolinea Brambilla, di saper compiere, in un Paese che invecchia, «scelte oculate su politiche attive del lavoro, età di pensionamento e anticipi». In quest’ultimo caso vanno ridotti i troppi canali di uscita prima dei limiti di vecchiaia.
Nel 2022 spesi per il Welfare 559,5 miliardi: +6,2% sull’anno precedente
L’ultimo rapporto di “Itinerari previdenziali” mette in evidenza che nel 2022 il nostro Paese ha complessivamente destinato a pensioni, sanità e assistenza 559,513 miliardi, con un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente (32,656 miliardi). E la spesa per prestazioni sociali ha assorbito oltre la metà di quella pubblica totale (il 51,65%). Sempre nel dossier si sottolinea che, rispetto al 2012, e dunque nell’arco di un decennio, la spesa per welfare è aumentata di ben 127,5 miliardi strutturali: +29,4%.
In dieci anni costi assistenziali su del 126,3%, quelli previdenziali del 17%
Il centro studi presieduto da Brambilla fa notare che la significativa crescita dei costi del Welfare è «ascrivibile soprattutto agli oneri assistenziali a carico della fiscalità generale», lievitati in dieci anni del 126,3% «a fronte dei “soli” 37 miliardi della spesa previdenziale (+17%)». Di qui il nuovo richiamo di “Itinerari previdenziali” sulla necessità di separare previdenza e assistenza, contenendo maggiormente quest’ultima voce di spesa.
Oltre 6,5 milioni i pensionati «assistiti»
Nel report si afferma che al 2022 risultano in pagamento 4.146.120 trattamenti di natura interamente assistenziale (invalidità civile, accompagnamento, assegni sociali, pensioni di guerra) per un costo totale di 21,486 miliardi, malgrado il calo delle pensioni di guerra. Tenendo conto che uno stesso soggetto può essere titolare di più prestazioni, sono di fatto 3.746.753 i beneficiari di trattamenti totalmente assistiti. Sono invece complessivamente 6.751.556 le prestazioni parzialmente assistite erogate sempre nel 2022, di cui 3.887.168 milioni di trattamenti tra integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali e importi aggiuntivi: a usufruirne, al netto di duplicazioni e non considerando la quattordicesima mensilità, sono in tutto 2.804.780 soggetti. I pensionati totalmente o parzialmente assistititi sono pertanto 6.551.533, «vale a dire il 40,61% del totale».
L’assistenza pesa per 157 miliardi
Nel complesso il costo delle attività assistenziali a carico della fiscalità generale è ammontato nel 2022 a 157 miliardi, 12 in più rispetto ai 144,2 miliardi del 2021. Dal 2008, quando la spesa per assistenza era di 73 miliardi, gli oneri a carico dello Stato – si legge nel report – sono più che raddoppiati, con un tasso di crescita annuo del 7,67%, addirittura 3 volte superiore a quello della spesa per le pensioni che sono però sorrette da contribuzione di scopo. «Il tutto mentre il debito pubblico si avvicina pericolosamente ai 3mila miliardi e, secondo i dati Istat – precisa Brambilla – il numero di persone in povertà continua a salire: verrebbe da dire che non solo spediamo molto ma spendiamo anche male».


