Guerre commerciali

Trump attacca l’Ue: «Presto dazi del 25%. Non ci fregano»

Primo consiglio dei ministri del secondo mandato. Il presidente: «Pronti a colpire le auto ma anche a mettere tariffe generali»

di Marco Valsania

Il presidente Usa va giù duro con le politiche commerciali nei confronti dell’Unione europea

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«L’Unione Europea ci deruba, anzi è nata apertamente con quell’intento. E gli Stati Uniti sono adesso pronti a colpire il Vecchio Continente con un’offensiva a base di duri dazi del 25%, nell’auto ma anche “generali”, rivolti a tutti gli altri settori».

Donald Trump alza il tiro delle minacce nelle guerre commerciali transatlantiche. «Abbiamo preso una decisione e annunceremo i dettagli molto presto», ha dichiarato il presidente americano. «Saranno del 25%», ha precisato parlando delle tariffe. Ha poi aggiunto che verranno applicate «in modo generale», vale a dire «sull’auto e su tutto il resto». La Ue, ha continuato descrivendo con toni ostili il gruppo delle nazioni europee, «non accetta le nostre auto o i nostri prodotti agricoli, si approfitta di noi».

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La prima riunione del consiglio dei ministri

Teatro del nuovo sfogo è stata la prima riunione ufficiale del suo consiglio dei ministri, che lo ha visto affiancato alla Casa Bianca dai responsabili di tutti i dicasteri e dal suo stretto alleato, prima grande finanziatore e adesso grande collaboratore, Elon Musk.

«L’Unione europea venne formata con l’obiettivo di fregare gli Stati Uniti», ha asserito lanciandosi in una digressione storica per sferrare uno degli attacchi a oggi più estremi ai tradizionali alleati. E articolando allo stesso tempo la sua sempre più aggressiva politica di America First sul fronte economico, in chiave ultra-nazionalista e protezionistica.

I dazi «reciproci»

Trump aveva già ipotizzato di far scattare nelle prossime settimane dazi su settori internazionali, citando accanto all’automotive anche il farmaceutico e i semiconduttori. E in un segno della progressiva escalation ha ordinato ad una task force dei ministeri del Tesoro e del Commercio di mettere a punto una inedita formula di dazi reciproci, una soglia di tariffe da far scattare Paese per Paese e basata sul calcolo delle barriere che ciascuna nazione avrebbe contro il made in Usa. La formula, che potrebbe essere pronta a entrare in vigore dal 2 aprile, vuole tener conto sia di barriere tariffarie che non tariffarie, compresa l’Iva in Europa, esplicitamente menzionata dall’amministrazione come «discriminatoria».

Nel mirino 30 miliardi di export

La Casa Bianca ha ideato altri dazi sia globali che nei confronti di partner e rivali come di alleati. Tariffe del 25% sono state già annunciate, a partire dal 12 marzo, su tutto l’import di acciaio e alluminio. Solo questi ultimi già colpirebbero quasi 30 miliardi di export della Ue. Mentre Canada e Messico hanno visto il varo e poi la temporanea sospensione di balzelli a loro volta del 25% contro i loro prodotti diretti negli Usa (ad eccezione del greggio canadese cruciale per gli Usa, oggetto di minacce scontate al 10%). In questo caso, i connotati dell’azione sono stati politici più ancora che economici: i due Paesi nordamericani sono stati chiamati a fare di più contro il narcotraffico e i flussi di migranti, oltre che a migliorare i termini di un accordo di libero scambio regionale sottoscritto dallo stesso Trump durante il suo primo mandato.

Contro il Canada, Trump ha anche ripetutamente sollevato l’idea di un’annessione del Paese quale 51esimo Stato dell’Unione: ancora ieri ha affermato che «non esisterebbe se pagasse il dovuto», accusando il vicino del nord di approfittare della generosità economica e militare statunitense. Dazi del 10% sono inoltre scattati contro la Cina, avversario strategico ma al contempo grande fornitore di merci a basso costo.

Il settore europeo dell’auto, in particolare, è da tempo tra gli obiettivi delle crociate di Trump sul commercio. Già a inizio febbraio il presidente aveva assicurato che dazi, indicati appunto al 25%, sarebbero «assolutamente scattati». Più volte ha inoltre lanciato strali contro la Germania e le case tedesche. Questo nonostante importanti investimenti in corso da anni delle imprese europee del settore negli Usa, dove hanno numerosi impianti.

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