Il conflitto Russia-Ucraina

Trump: «Ho parlato con Putin per far finire la guerra». I timori della Ue: «Non possiamo essere tagliati fuori»

Mosca non ha confermato né smentito il contatto: ci sono “comunicazioni condotte attraverso diversi canali, e sullo sfondo della molteplicità di queste comunicazioni io personalmente potrei non essere a conoscenza di qualcosa”, si è limitato a commentare il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov

Visitatori in piedi davanti a un frammento di un’opera d’arte raffigurante il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente russo Vladimir Putin in occasione di una mostra, denominata “Yalta 2.0” e aperta per fare riferimento alla Conferenza di Yalta del 1945, in una galleria d’arte nel parco Livadia a Yalta, in Crimea, l’8 febbraio 2025.

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Donald Trump e Vladimir Putin si sono parlati al telefono per negoziare la fine della guerra in Ucraina. A rivelare il colloquio (o i colloqui) è stato lo stesso presidente americano in un’intervista al New York Post, scherzando su quante volte si sono sentiti: “E’ meglio che non lo dica”, ha risposto con un sorriso per mettersi al riparo dalle critiche che da tempo accompagnano i suoi rapporti con il Cremlino. E’ la prima conferma ufficiale di colloqui diretti fra i due leader, che molti sospettavano ma nessuno finora aveva certificato.

Mosca non ha confermato né smentito il contatto: ci sono “comunicazioni condotte attraverso diversi canali, e sullo sfondo della molteplicità di queste comunicazioni io personalmente potrei non essere a conoscenza di qualcosa”, si è limitato a commentare il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

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Senza specificare se il leader russo abbia presentato qualche impegno concreto per mettere fine ai quasi tre anni di guerra, iniziata da lui stesso con l’ordine di invadere l’Ucraina il 24 febbraio 2022, Trump ha detto al New York Post di avere un piano preciso su come far finire il conflitto. “Voglio mettere fine a questa dannata guerra, speriamo velocemente”, ha aggiunto, ribadendo che se ci fosse stato lui alla Casa Bianca, il conflitto non sarebbe mai iniziato.

Il piano di Trump

“Ho sempre avuto un buon rapporto con Putin”, ha sottolineato ancora il tycoon per tracciare una netta separazione con il suo predecessore Joe Biden, definito “un imbarazzo” per l’America.

Il piano di Trump per mettere fine alla guerra però non è affatto chiaro. Durante la campagna elettorale aveva promesso di risolvere la crisi in 24 ore, poi entrato alla Casa Bianca ha ammesso che sei mesi erano un arco temporale più realistico. Il suo inviato per l’Ucraina e la Russia, Keith Kellogg, si è detto fiducioso sulla possibilità che una soluzione venga trovata nei primi 100 giorni della nuova amministrazione, durante i quali il presidente potrebbe proporre una soluzione “accettabile” sia per Putin sia per il leader ucraino Volodymyr Zelensky.

La prossima settimana il vicepresidente americano JD Vance, nel suo primo viaggio oltreoceano, incontrerà a Monaco proprio Zelensky nell’ambito della conferenza sulla sicurezza in calendario dal 14 al 16 febbraio. Un incontro fra il presidente ucraino e Trump è possibile nei prossimi giorni, ma al momento non ci sono certezze.

Faccia a faccia con Zelesnky

E’ stato lo stesso leader Usa ad affacciare l’ipotesi di un faccia a faccia con Zelensky a breve senza però specificare né dove né quando. Mentre il 12 e 13 febbraio riceverà il premier indiano Narendra Modi alla Casa Bianca.

Nonostante le varie incertezze, un tema appare chiaro: Trump vuole la sicurezza degli asset ucraini, a partire dalla terre rare, che sembrano essere la chiave individuata dalla nuova amministrazione americana per continuare a fornire aiuti al Paese vittima dell’aggressione russa.

Un’ipotesi affiorata già in passato e a cui Zelensky si è mostrato aperto, dicendo che Kiev è pronta a ricevere “investimenti di aziende americane” per estrarre terre rare dal suo territorio, che ne è ricco.

La minaccia di sanzioni

Mentre cerca di spuntare concessioni dall’Ucraina, Trump e la sua diplomazia continuano a lavorare anche sul fronte della Russia. E di recente hanno alzato i toni ventilando la minaccia di raddoppiare le sanzioni, specie nel settore petrolifero, per indurre il Cremlino a sedersi al tavolo delle trattative e trovare un accordo, al quale Trump ambisce e che in cuor suo spera possa regalargli il premio Nobel per la pace.

“Come dice la Bibbia, ’beati i mediatori di pace’. Mi auguro che quando tutto finirà, la mia eredità sarà conosciuta come quella di un pacificatore e unificatore”, ha fatto scrivere dalla Casa Bianca in un tweet dai toni messianici.

Le paure dell’Unione europea

Intanto uno spettro si aggira per l’Europa: una nuova Yalta, l’accordo tra potenze che ridefinisce le sfere d’influenza. Con diverse aggravanti. In questi giorni di 80 anni fa - la conferenza si tenne dal 4 all’11 febbraio del 1945 - a soggiornare nell’ex palazzo zarista di Livadija c’era almeno un leader europeo: Winston Churchill.

L’asse Putin-Trump invece rischia escludere completamente il Vecchio Mondo. Che infatti borbotta.

“Non possiamo essere tagliati fuori - dice all’ANSA un alto funzionario Ue - perché qualsiasi accordo si sostiene solo con l’Europa”. La magagna è duplice, sta sia nel metodo che nel merito.

“Gli ucraini avevano chiesto agli americani di non contattare il presidente russo finché non avessero avuto la possibilità di parlare tra loro: Volodymyr Zelensky si aspettava di discutere con Trump la settimana prossima e solo dopo Trump avrebbe chiamato Putin”, spiega l’ex ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis.

“Tutto ciò dunque è pienamente, come si vuol dire, ’parlare dell’Ucraina senza l’Ucraina’. E non è un buon precedente”, aggiunge.

Poi naturalmente c’è l’intesa in sé, l’offerta che Kiev - e per esteso l’Europa - potrebbe vedersi recapitare, prendere o lasciare. Zelensky più volte ha messo in chiaro quale sia la condizione minima per fare la pace: garanzie di sicurezza (vere, non sulla carta) per evitare che Mosca ci provi un’altra volta.

“Se si tratta solo di un cessate il fuoco allora è Minsk 3 e l’Ucraina ci è già passata”, aggiunge Landsbergis. “Kiev allora potrebbe dire: ’ok, forse allora continuiamo a combattere con i droni che abbiamo e vediamo che succede’”. E a quel punto l’Europa si troverebbe davvero davanti ad un bivio.

Partita aperta

A Bruxelles scacciano lo scenario come un brutto sogno. “Anche l’Europa e gli Stati Uniti stanno parlando e questa settimana avranno ampie opportunità di confronto, incluso alla conferenza di Monaco”, evidenzia il funzionario Ue.

Come dire: i giochi non sono chiusi, siamo ancora in partita. Continuando con le analogie, però, nel resort sul Mar Nero 80 anni fa per gli Usa c’era il democratico Franklin Delano Roosevelt, l’ideatore del multilateralismo (a trazione americana, certo).

L’esatto contrario di quel che sembra avere in mente Trump, con la sua passione per il leaderismo spinto e gli accordi da prima pagina. Radosław Sikorski (ministro degli Esteri della Polonia, dunque un atlantista di ferro) non ha dubbi:

“Nel XXI secolo una nuova Yalta è inaccettabile”. “Spero - avverte - che l’aggressore non venga ricompensato, non solo per il bene dell’Ucraina, ma anche per il bene dell’Europa e della Russia: Putin deve fallire affinché la Russia si liberi della sua mentalità imperiale”.

Nel mentre, dopo anni di preparativi, i Paesi Baltici hanno tagliato (letteralmente) i cavi che legavano Lituania, Lettonia ed Estonia alla rete energetica russa per entrare pienamente a fare parte del sistema Ue.

“Sono caduti gli ultimi legami, siete finalmente liberi da minacce e ricatti, è un giorno storico”, ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel corso della cerimonia a Vilnius. “L’energia russa sembrava economica ma aveva un costo, quello della dipendenza”, ha poi ammonito. L’Ue avanza, ma verso dove e come resta da vedere.

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