Trump fra Musk e Altman: l’AI può inciampare nella loro reciproca antipatia
Il neo presidente dovrà trovare una sintesi fra i due imprenditori che fondarono insieme OpenAI e che oggi sono nemici dichiarati
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All’insediamento di Trump c’erano tutti: da Tim Cook a Sam Altman, fino a Jeff Bezos e Mark Zuckerberg. Segno di come l’industria tecnologica voglia essere protagonista del prossimo quadriennio americano. Ma c’era soprattutto Elon Musk, e non nelle vesti di ceo di Tesla, ma di uomo di governo. Una presenza, la sua, che lascia molti dubbi sugli equilibri fra l’amministrazione Trump e l’industria tech statunitense, perché i rapporti fra Musk e il resto della Silicon Valley non sono più idilliaci da tempo. Un fattore da tenere in considerazione, a partire dal progetto Stargate sull’intelligenza artificiale, dove uno dei player principali sarà OpenAI.
Qui gli equilibri con Musk sono tutti da trovare. Perché le antipatie reciproche - scaturite anche in beghe giudiziarie - fra Sam Altman e Mister Tesla sono cronaca dell’ultimo biennio tecnologico a stelle e strisce. E non è un caso che lo stesso Musk, nelle ultime ore, abbia risposto a un post su X di OpenAI che annunciava la partecipazione a Stargate insinuando che l’azienda di Altman non abbia i soldi promessi. Non proprio un bel messaggio di benvenuto, insomma.
Musk, giova ricordarlo, è il co-fondatore di OpenAI. Ma ha lasciato l’azienda nel 2018 a causa di conflitti di interesse con i suoi progetti di intelligenza artificiale in Tesla, e anche perché non più in sintonia con l’altro fondatore, Sam Altman, ritenuto troppo orientato al business per una società nata come no-profit.
Da allora, Musk ha criticato ripetutamente OpenAI e Altman, in particolare per la sua transizione verso una struttura a scopo di lucro. Nel 2024, ha addirittura intentato una causa contro la società di San Francisco e il suo ceo (Sam Altman) accusandoli di violare gli accordi originali mettendo i profitti al di sopra dell’interesse pubblico.
Ora, l’annuncio di “Stargate” rischia di inasprire ulteriormente questa rivalità. Molto dipenderà da quanto Musk si sentirà autorevole all’interno del gruppo decisionale di Trump. Il ceo di Tesla, come detto, ha già espresso scetticismo riguardo alla capacità finanziaria di OpenAI di sostenere l’investimento iniziale. «Inizieremo a stanziare immediatamente 100 miliardi di dollari», hanno scritto nel post quelli di OpenAI, «non hanno questi soldi», ha risposto lapidario Musk. Una risposta che mesi fa avrebbe fatto meno rumore (Musk ci ha abituato ad uscite simili), ma che oggi ha un peso specifico diverso, considerato il ruolo governativo del ceo di Tesla.


