Stati Uniti

Trump insiste su Panama e Groenlandia. E mostra la cartina con il Canada negli Usa

Ne abbiamo bisogno per la nostra sicurezza nazionale, ha detto il presidente eletto nel corso di una conferenza stampa a Mar-a-Lago. «I Paesi Nato dovrebbero alzare spesa al 5% del Pil»

Articolo aggiornato l’8 gennaio 2025

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Il presidente eletto degli Stati Uniti d’America. Donald Trump, nella conferenza di oggi in Florida, a Palm Beach.   Scott Olson/Getty Images/AFP (Photo by SCOTT OLSON / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

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Donald Trump non ha escluso l’uso della forza militare per un’eventuale riconquista del canale di Panama e per l’annessione della Groenlandia. Rispondendo ad una domanda specifica di un giornalista a Mar-a-Lago, il presidente eletto non ha risposto che non la userebbe. «Non posso dare assicurazioni su nessuna delle due questioni», ha risposto Trump, quando un giornalista gli ha chiesto se avrebbe escluso «l’uso della forza militare militare o la coercizione economica» verso Panama-Groenlandia. «Ma posso dire questo: ne abbiamo bisogno per la sicurezza economica. Il Canale di Panama è stato costruito per i nostri militari. Non ho intenzione di impegnarmi su questo adesso… potrebbe darsi che dovrò fare qualcosa», ha continuato Trump.

Errore dare via il Canale di Panama

Sul tema di Panama, Trump ha citato l’ex presidente Jimmy Carter, recentemente scomparso: Carter era una «brava persona», ma «dare via il Canale di Panama fu un grosso errore», ha detto. «Credo sia per questo che perse le elezioni, ancora di più che per gli ostaggi», ha detto il presidente eletto in riferimento alla sconfitta elettorale di Carter e alla vicenda degli ostaggi americani a Teheran.

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Il presidente eletto ha anche sottolineato di non escludere «dazi nei confronti della Danimarca». Non è mancata neppure l’ennesima bordata nei confronti del vicino Canada: per i quali Donald Trump ha intenzione di usare la «forza economica» dopo aver espresso la volontà che il paese diventi il 51esimo Stato americano.

Le bordate agli alleati storici si sono estese poi nei confronti dei membri della Nato, che «dovrebbero portare la spesa per la difesa al 5%» del Pil. Trump ha precisato: «Tutti possono permetterselo, ma dovrebbe essere al 5% e non al 2%».

Canada nella mappa degli Usa

Trump torna a insistere sull’annessione del Canada e nella notte ha condiviso una nuova mappa degli Stati Uniti, che incorpora il Canada come suo territorio. Su Truth Trump ha condiviso una mappa che mostra il Canada come parte degli Stati Uniti e ha scritto: “Oh Canada!”. In un altro post l’immagine degli Stati Uniti e del Canada ricoperti dalla bandiera americana a stelle e strisce. Ieri il presidente eletto ha minacciato di usare la “forza economica” per annettere il Canada.

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Guerra in Ucraina può diventare molto peggio

Nel corso delle sue esternazioni, Donald Trump ha accennato anche alla guerra in Ucraina. «Si è rivelata una guerra molto brutta, e potrebbe degenerare. Quella guerra potrebbe degenerare fino a diventare molto peggio di quanto non sia adesso», ha detto rispondendo ad una domanda sull’Ucraina nella conferenza che ha tenuto a Mar-a-lago. Il presidente eletto ha accusato Joe Biden di aver insistito troppo sull’ingresso di Kiev nella Nato e la Russia non ha accettato di aver un membro Nato alle porte di casa.

«Sono stati commessi molti errori in quella negoziazione, e quando ho sentito il modo in cui Biden stava negoziando, ho detto che si poteva finire in una guerra», ha ribadito Trump, continuando a criticare i paesi Nato per non pagare la loro quota di adesione e ha criticato Biden per non aver richiesto il pagamento.

Ostaggi liberi entro inaugurazione o scatenerò inferno

Sul fronte mediorientale il presidente eletto ha minacciato che «se gli ostaggi in mano ad Hamas non verranno liberati entro il 20 gennaio, in Medioriente si scatenerà l’inferno», tornando a ripetere una minaccia già fatta nelle scorse settimane. «Non sarebbe bene per Hamas e non sarebbe bene, francamente, per nessuno. L’inferno scoppierà, non voglio dire di più ma è questo», ha detto ancora Trump, aggiungendo che «non ci sarebbe mai dovuto essere» il 7 ottobre. Nella conferenza stampa è intervenuto anche Steve Witkoff, che sarà l’inviato di Trump in Medio Oriente, che ha detto che i negoziati «stanno facendo molti progressi» verso un accordo per il rilascio degli ostaggi. Ed ha ribadito che «veramente spera che entro l’inaugurazione avremo delle buone cose da annunciare a nome del presidente». Witkoff ha detto che tornerà a Doha dove domani si svolgerà un round di negoziati. «È il presidente, la sua reputazione, le cose che ha detto che stanno guidando i negoziati e così si spera che le cose funzioneranno e salveremo delle vite», ha concluso.

Sull’Italia: da Meloni grande rispetto

Gli Stati Uniti al momento sono un «Paese sotto assedio» e «all’estero nessuno ci rispetta, ma ora lo fanno», ha detto Donald Trump, aggiungendo: «Come sapete, il primo ministro italiano è venuta qui l’altra sera, è volata qui ed è ripartita. Voleva vedermi». Meloni, ha poi aggiunto Trump, ha mostrato «grande rispetto», così come il presidente francese Macron in occasione della visita a Parigi per la riapertura della cattedrale di Notre Dame.

Perdono per gli insorti del 6 gennaio

Donald Trump ha detto di valutare la possibilità di perdonare gli insorti del 6 gennaio 2021, anche se condannati per reati violenti. «Beh, ci stiamo pensando», ha affermato il presidente eletto rispondendo alla domanda di un giornalista. Trump ha poi aggiunto: «Le persone che hanno fatto delle cose cattive non sono state perseguite e le persone che non sono nemmeno entrate nell’edificio sono in prigione in questo momento. Quindi, ci occuperemo di tutta la faccenda. Ma farò dei condoni importanti, sì».

Tassi d’interesse troppo alti

«I tassi d’interesse sono davvero troppo alti»: è un altro dei temi sollevati da Trump, durante la conferenza stampa. Già durante la campagna elettorale, aveva più volte accusato la Federal Reserve di tenere i tassi troppo alti, promettendo di abbassarli pur non avendone la facoltà. Ha poi più volte dichiarato che il presidente degli Stati Uniti dovrebbe avere un peso nelle decisioni della Fed sui tassi d’interesse, minacciando quindi l’indipendenza della Banca centrale, e criticato il presidente della Fed, Jerome Powell, per la cautela adottata sui tagli.

Canada: «Non ci facciamo intimidire da Trump»

Il Canada risponde alle minacce di dazi da parte di Donald Trump dichiarando che non «farà nessun passo indietro». «Le dichiarazioni del presidente eletto Trump dimostrano una totale incomprensione di ciò che rende il Canada un paese forte. Non ci arrenderemo mai di fronte alle minacce», ha dichiarato su X la ministra degli Esteri Melanie Jolie. Poco dopo, il primo ministro dimissionario Justin Trudeau ha aggiunto: «Mai e poi mai il Canada farà parte degli Stati Uniti».

Francia: «Nessuno violi i confini dell’Ue»

La Francia «esclude» che l’Unione europea consenta ad altri paesi «di violare i suoi confini sovrani», ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, reagendo alle minacce di annessione della Groenlandia lanciate da Donald Trump. La Groenlandia, ha detto Barrot su France Inter - territorio autonomo della Danimarca, è «un territorio dell’Unione europea. E’ escluso che l’Ue consenta ad altre nazioni, quali che siano, di violare i suoi confini sovrani».

Trump si rivolge alla Corte Suprema per sentenza Stormy Daniels

Intanto, dopo il giudice Juan Merchan, anche la corte d’appello di New York ha bocciato la richiesta di Donald Trump di rinviare la sentenza prevista per venerdì 10 relativa alla sua condanna nel caso dei pagamenti segreti alla pornostar Stormy Daniels. Lo riporta la Cnn. Trump ha chiesto dunque alla Corte Suprema di bloccare la sua sentenza di condanna per il caso Daniels prevista venerdì. Lo riporta The Hill. “Questa Corte dovrebbe sospendere immediatamente ulteriori procedimenti presso il tribunale di New York per prevenire gravi ingiustizie e danni all’istituzione della Presidenza e alle operazioni del governo federale”, hanno scritto gli avvocati del tycoon nel ricorso.

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