Usa

Trump: via ai dazi a Messico, Canada e Cina. Presto su farmaci, chip, energia, acciaio e contro la Ue

Il presidente allarga le sue guerre commerciali: a settimane dazi su molti grandi settori. «Non causano inflazione, causano successo. Ci faranno ricchi». Gli europei «ci trattano malissimo»

La guerra di Trump al fisco internazionale

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Donald Trump si spinge con aggressività oltre i dazi che da sabato ha deciso di far scattare contro Messico, Canada e Cina. In commenti dalla Casa Bianca ha indicato che presto, nell’arco delle prossime settimane, arriveranno altre tariffe ad ampio raggio a scuotere l’intero commercio gobale: nel mirino della sua America First sono settori che vanno dal farmaceutico a petrolio e gas, dai chip ad acciaio e alluminio. Parlando dell’Unione Europea, ha poi detto che «assolutamente» è pronto a imporre tariffe. «Ci trattano malissimo», ha incalzato.

Pochi i dettagli sulle inedite offensive: «Abbastanza presto», ha precisato parlando dei tempi senza specificare i livelli delle barriere considerati. Per gas e greggio ha citato la data del 18 febbraio.

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Una precisazione l’ha offerta almeno sul petrolio canadese, già sotto tiro da oggi: i dazi, ha detto, dovrebbero essere del 10%, cioè scontati rispetto al 25% invocato in generale contro l’import dal Paese. Il petrolio canadese è un caso delicato: rappresenta il 60% del totale delle importazioni Usa della materia prima e dà lavoro a decine di migliaia di americani in raffinerie specializzate, date le sue caratteristiche diverse da quello estratto in patria. Sono attesi in queste ore ulteriori dettagli sui dazi odierni del 25% contro i beni del Messico oltre che del Canada e del 10% contro la Cina.

Le prossime mosse

Ma Trump si è già concentrato sui prossimi colpi che intende sferrare. «Interverremo sul farmaceutico, sulle medicine. E, molto importante, interverremo sull’acciaio, e anche su semiconduttori e cose associate ai chip», ha dichiarato. Poi ha menzionato la data del 18 febbraio per tariffe su greggio e gas e indicato che altre ancora potrebbero essere in gioco, in un’orizzonte temporale di settimane. E ha messo in evidenza, esplicitamente, la sua intenzione di incalzare aggressivamente i paesi europei. Durante la campagna elettorale aveva promesso dazi universali e il dibattito nella sua amministrazione appare adesso sulla severità dei dazi e se procedere per settori o meno.

Trump ha ammesso che le sue mosse potranno «creare difficoltà nel breve termine» per i consumatori. Gli analisti temono qualcosa di più: nuove spinte all’inflazione e difficili traumi a catene di produzione e forniture. Ma Trump ha risposto che i benefici delle sue politiche saranno di lungo termine, anzitutto per il settore manifatturiero statunitense. «I dazi non causano inflazione, causano successo», ha detto. Ancora: «Ci faranno molto ricchi e molto forti».

I collaboratori più estremisti di Trump credono che i dazi siano uno strumento efficace per sostenere la base industriale domestica, tesi smentita da molti economisti. E che le loro entrate possano pagare per sgravi fiscali domestici, un’ipotesi che ha a sua volta molti detrattori.

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