Trade war

Trump ordina tariffe «reciproche» sui partner commerciali

I dazi contro i Paesi che tassano beni americani scatteranno il 2 aprile. Presa in esame anche l’Imposta sul valore aggiunto europea

 Donald Trump

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NEW YORK - Donald Trump solleva il sipario sul suo progetto per imporre al mondo dazi reciproci. Ha ordinato ai suoi consiglieri, con decreto presidenziale, di mettere a punto nuovi, ampi dazi «personalizzati», Paese per Paese, in risposta ad ogni barriera o pratica ritenuta scorretta. Non solo tariffaria, ma anche fiscale e valutaria, dalla tassazione di prodotti esteri a sussidi all’industria e tasso di cambio. «Ho deciso che imporrò tariffe reciproche per propositi di equità», ha dichiarato. In particolare, quando si tratta di barriere non tariffarie, Trump e la sua squadra hanno preso di mira l’Iva nell’Unione Europea, che Washington considera discriminatoria e equipara nei fatti a un dazio. Il consigliere Peter Navarro, grande alfiere della nuova strategia, ha definito l’Iva nella Ue, che varia ma in media è stando agli Usa del 22%, un «simbolo delle ingiustizie» nell’interscambio. Ingiustizie, ha aggiunto, di cui anzitutto la Germania si avvantaggerebbe esportando molte più auto negli Usa di quelle che importa. «Trump non intende più tollerarlo», ha affermato. Gli Stati Uniti sono considerati l’unico grande Paese senza un’imposta sul valore aggiunto. La mossa di Trump sembra voler mostrare la determinazione della Casa Bianca nella sua offensiva per ridefinire il commercio internazionale, nonostante le accuse di protezionismo. Non ha però chiuso le porte al negoziato: i nuovi dazi non scatteranno subito. Il segretario al Commercio Howard Lutnick, che li appronterà assieme al rappresentante commerciale Jamieson Greer, ha anticipato che potrebbero scattare al più presto il 2 aprile. L’ordine di Trump potrebbe dare in teoria fino a 180 giorni di tempo per le analisi. Funzionari della Casa Bianca hanno esplicitamente invitato nel frattempo i partner a trattare. Oltre alla Ue, anche Giappone e India sono tra le economie più a rischio. L’annuncio di Trump, non a caso, è arrivato poche ore prima dell’incontro alla Casa Bianca con il premier indiano Narendra Modi, con cui vanta stretti legami incrinati da tensioni sui dazi. Modi potrebbe promettere alleggerimenti delle barriere del suo Paese, in media del 9,5%, dopo aver già tagliato barriere su alcuni prodotti statunitensi. Trump aveva preannunciato fin dalla mattinata l’arrivo del piano sui dazi reciproci su Truth Social: «Oggi è il grande giorno: reciprocal tariffs», aveva esclamato quasi a sottolineare come sia questo il vero pilastro della sua politica commerciale. È di sicuro un coronamento della raffica di iniziative adottate: dai dazi del 25% per ora sospesi contro gli alleati e stretti partner Canada e Messico, alla tassa aggiuntiva del 10% contro la Cina, fino al 25% dal 12 marzo sull’import di tutto l’acciaio e l’alluminio.

Questi primi dazi, se entreranno tutti in vigore, già costeranno alla famiglia media americana 1.200 dollari l’anno, stando al Peterson Institute. Sollevano resistenze anche nel mondo del business, che teme impennate dei costi e dell’inflazione.

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Ulteriori tariffe globali settoriali potrebbero essere ancora in arrivo, dall’auto al farmaceutico.

Il nuovo meccanismo dei dazi reciproci appare sostituire la promessa centrale della campagna elettorale di Trump sul commercio: tariffe universali e fisse su tutto l’import, tra il 10% e il 20 per cento. «È semplice - aveva spiegato nei giorni scorsi lo stesso presidente – Se ci fanno pagare, li faremo pagare». In realtà fino all’ultimo non è parsa la chiara la formula.

In discussione una reciprocità basata su dazi medi per Paese, su settori o prodotti, o allargata a barriere non tariffarie come accaduto. I dazi media e ponderati imposti dagli Usa sull’import sono oggi attorno all’1,5% e al 2% sui beni industriali. Nel 2019, con il primo Trump, erano tuttavia arrivati a sfiorare il 14 per cento. Dazi reciproci a livello di Paese potrebbero portare la media complessiva vicina al 5 per cento. Non è chiara la stima con le barriere non tariffarie.

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