Usa

Trump: stop immediato agli aiuti militari all’Ucraina contro la Russia

Il presidente decreta la pausa sine die, fermando anche oltre un miliardo in armi già in transito per Kiev. Arsenali per 4 miliardi invece a Israele

di Marco Valsania

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky (s), e il presidente Usa Donald Trump. (AFP)

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Basta e da subito agli aiuti e ad ogni assistenza bellica americana all’Ucraina: Donald Trump, al termine di un incontro alla Casa Bianca con i suoi più stretti collaboratori, ha dichiarato l’immediata sospensione di ogni fornitura militare, presente e futura, a Kiev nella guerra contro l’invasore russo. La direttiva sulla drammatica pausa riguarda quindi non solo nuovi ordini e risorse, ma anche armi e munizioni per oltre un miliardo di dollari che erano già previste, pagate e in fase di trasferimento alle forze ucraine.

“Il Presidente ha chiarito che è focalizzato sulla pace – ha fatto sapere un alto funzionario dell’amministrazione – Abbiamo bisogno che i nostri partner siano impegnati a loro volta su questo obiettivo. Fermiamo e riesaminiamo i nostri aiuti per garantire che contribuiscano ad una soluzione”.

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Il blocco

Trump ha indicato che il blocco potrà cessare solo se l’Ucraina dimostrerà di essere pronta alla pace con Mosca, senza chiarire che cosa questo significhi. Il presidente ha continuato ad accusare il leader di Kiev, Volodymyr Zelensky, e non Vladimir Putin di ostacolare la diplomazia ed è parso progressivamente schierarsi a fianco delle posizioni di Mosca rompendo non solo con Kiev ma con gli alleati europei. In un vertice venerdì alla Casa Bianca ha assalito Zelensky come un ingrato che gioca alla terza guerra mondiale e ieri ha detto che gli Stati Uniti “non lo tollereranno ancora a lungo”. La brusca fine degli aiuti americani, secondo numerosi analisti, sarà difficile da compensare con altre forniture europee e rischia di farsi sentire progressivamente sul campo di battaglia, erodendo la resistenza ucraina entro l’estate e potenzialmente incoraggiando nuove avanzate del Cremlino.

Più in dettaglio, con la nuova direttiva cessa qualunque nuova commissione e finanziamento, tra i quali centinaia di milioni di dollari previsti dalla Ukraine Security Assistance Initiative che dà fondi a Kiev per acquisti diretti di armi da aziende Usa della difesa. Ma vengono arrestate anche le consegne di due terzi degli ultimi aiuti già varati sotto l’amministrazione di Joe Biden a fine dicembre e pari a 1,25 miliardi di dollari. Queste forniture sono state finora distribuite a tranche circa ogni due settimane, per un totale di un terzo del valore stanziato. Vengono prelevate direttamente dalle riserve del Pentagono, attraverso l’autorità presidenziale di farvi ricorso. Il resto del pacchetto adesso non arriverà mai.

Ucraina, 1.099° giorno di guerra

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Il colpo per Kiev è duro. Ad oggi secondo la stessa Ucraina gli Usa rappresentano circa il 30% degli arsenali usati nel teatro di guerra, con oltre il 40% del fabbisogno prodotto in patria e il restante fornito da paesi europei e occidentali. Spesso però le armi statunitensi sono le più sofisticate ed efficaci, tra queste i sistemi lanciarazzi e lanciamissili Himars e Atacm. Sono stati in grado di infliggere pesanti danni e perdite alle forze russe ben alle spalle delle zone di combattimento. Washington fornisce inoltre essenziali informazioni di intelligence e addestramento a truppe e piloti.

Polemiche e ricatti

Trump ha in realtà una lunga storia di polemiche e ricatti contro Zelensky. Durante la sua prima presidenza cercò di costringerlo ad aprire inchieste sulla famiglia del suo rivale alle elezioni, il democratico Biden che poi lo sconfisse, minacciando al contrario proprio una sospensione di aiuti a Kiev. Lo scandalo portò al primo impeachment alla Camera di Trump, che fu poi assolto al Senato dalla maggioranza repubblicana.

Due pesi e due misure

Se l’Ucraina oggi viene abbandonata, nessuno stop, anzi armi Usa a valanga comprese le più distruttive per la popolazione civile, sono in viaggio verso Israele, che potrebbe riprendere la guerra a Gaza se non ci saranno estensioni della tregua con Hamas. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha aggirato ogni approvazione parlamentare usando poteri di “autorizzazione d’emergenza” per inviare 4 miliardi di dollari di arsenali, comprese 40.000 bombe da 2.000 libbre. Lo stesso Pentagono non le ritiene giustificate in zone urbane per l’elevato numero di vittime civili che mietono, ma Israele sotto il governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu le ha già usate in passato.

La guerra commerciale

Nel suo continuo scontro contro gli alleati occidentali, in nome di America First, Trump ha anche dichiarato che dazi del 25% sono effettivi da oggi contro Messico e Canada, e che “non c’è spazio per negoziati” su prolungare la loro sospensione di un mese appena scaduta. Non è chiara la ragione: il flusso di migranti è pressochè evaporato e così anche i sequestri di fentanyl non paiono significativi. Erano le due “emergenze” citate da Trump contro i partner. Ieri ha invece fatto capire che i dazi sono una scelta strategica e protezionista: “Quel che devono fare, francamente, è aprire stabilimenti negli Stati Uniti, per auto a altro, in quel caso non ci sono tariffe”. Trump ha anche imposto dazi per un altro 10% sulla Cina, che raddoppiano il 10% già scattato nelle scorse settimane. Questa sera nel suo discorso davanti al Congresso a Camere riunite il Presidente dovrebbe rivendicare tutti quelli che definisce come i successi della sua agenda.

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