Medio Oriente

Imamoglu vince le primarie con 15 milioni di voti. Erdogan: è solo uno spettacolo

All’indomani della conferma degli arresti del sindaco di Istanbul, arriva l’investitura da parte del Chp con 15 milioni di voti. «Non mi piegherò mai», dichiara lui

Turchia, scontri tra sostenitori del sindaco di Istanbul e polizia

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Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul sospeso dalle sue funzioni dopo l’arresto dello scorso 19 marzo, ha incassato l’investitura a candidato ufficiale per le presidenziali Partito Popolare Repubblicano: la forza socialdemocratica e kemalista che rappresenta l’opposizione più salda alla presidenza di Recep Erdogan e c0nfida(va) in Imamoglu come suo sfidante per il vot0 del 2028.

Le primarie si sono tenute il 23 marzo e hanno condotto, come da attese, a un plebiscito a favore di Imamoglu. Il sindaco, reduce dalla formalizzazione del suo arresto,ha ottenuto 15 milioni di voti: un risultato ancora più netto nel vivo della stretta giudiziaria sul primo cittadino con la doppia accusa di corruzione e terrorismo e l’ondata di proteste che si trascinano da quasi una settimana. I disordini sono sfociati finora nell’arresto di 1.133 persone, inclusi nove giornalisti, mentre Erdogan ha liquidato come una farsa il voto a favore del rivale e mantiene la linea dura nella repressione delle sollevazioni dilagate fra Istanbul, Ankara e altre città del Paese.

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Erdogan contro l’opposizione: basta provocare i cittadini

L’innesco delle proteste, le più imponenti dell’ultimo decennio, è stato appunto il fermo di un sindaco in carica dal 2019, riconfermato nel 2024 e considerato l’avversario più significativo del potere ultra-decennale del «Sultano». Erdogan ha accusato il Chp di avere cercato di «disturbare la pace e polarizzare il popolo» e sostiene che l’opposizione stia solo «provocando» ad arte i cittadini. «Il principale leader dell’opposizione e le sue corti sono gli unici responsabili degli agenti di polizia feriti negli attacchi dei vandali, dei negozianti a cui sono state rotte le vetrine e delle proprietà pubbliche danneggiate. È stato dimostrato ancora una volta che la concezione della democrazia del Partito Repubblicano del Popolo di Ekrem Imamoglu (o Chp), non può andare oltre la commedia del voto palese e del conteggio segreto». Coloro «che hanno istigato questo caos saranno chiamati a risponderne» ha aggiunto Erdogan, anticipando una nuova stretta sulle forze di opposizione e i nouvi round di proteste che sembrano in fase di organizzazione su scala nazionale. Testimoni citati dalle agenzie internazionali parlano dell’uso di idranti e spray a opera della polizia, una dinamica confermata anche da video e foto circolati sui social network.

I partner occidentali di Ankara sono rimasti finora cauti, senza prese di posizioni nette contro l’ultima stretta repressiva di Erdogan. Ankara ha accresciuto il suo peso diplomatico negli ultimi mesi su vari scacchieri, dall’Europa, al Medio Oriente all’Africa orientale. Guillaume Mercier, un portavoce della Commissione europea, ha dichiarato che l’arresto di Imamoglu «solleva interrogativi circa l’adesione della Turchia alla sua consolidata tradizione democratica (perché, ndr) in quanto membro del Consiglio d’Europa e candidato all’Ue deve sostenere i valori democratici». Non si sono registrate altre condanne, mentre lo stesso Erdogan ha ribadito la volontà di un ingresso nel perimetro comunitario: «La Turchia è pronta a sviluppare le sue relazioni con i Paesi europei e l’Ue nel quadro di interessi comuni e rispetto reciproco - ha detto Erdogan - Naturalmente, questa non è una volontà che la Turchia può dimostrare da sola. È importante che i nostri interlocutori dimostrino la stessa volontà».

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