Turismo, imprese a caccia disperata di 100mila addetti per bar e alberghi
di Enrico Netti
3' min read
3' min read
L’industria del turismo, in primis ristoratori e albergatori, ha superato il picco di stagione con almeno centomila lavoratori professionali in meno. In altre parole una stagione vissuta affrontando tra le altre cose gravi difficoltà nella gestione del personale. «La pandemia ha di fatto allontanato almeno 100mila professionisti dell’ospitalità con cui in passato abbiamo condiviso un progetto di crescita e lavoro - segnala Aldo Cursano, vicepresidente vicario Fipe-Confcommercio -. Il turismo e soprattutto la ristorazione si sono dimostrati fragilissimi e tantissimi nostri collaboratori sono stati messi nelle condizioni di scegliere altri ambiti lavorativi, anche meno remunerativi ma considerati più sicuri e affidabili». L’estate 2021 è stata così affrontata con un deficit del personale che nella ristorazione in parecchi casi ha portato a una riduzione del servizio o nel numero dei coperti con una penalizzazione dei ricavi che è arrivata al 30%.
Alla fine di maggio era scattato l’allarme della Fipe: mancano all’appello circa 150mila lavoratori. In particolare 120mila professionisti a tempo indeterminato che nel corso del 2020 hanno preferito cambiare lavoro.
Tra il personale di sala c’è chi ha abbandonato la giacca, il gilet da cameriere per lavorare nei supermercati oppure nell’edilizia in ripresa per il boom dei bonus ristrutturazioni, oppure come fattorini dei corrieri espresso e riders. Gli chef e il personale di brigata di cucina hanno accettato «le proposte più allettanti provenienti da ristoratori attivi lungo le coste di Grecia, Spagna, Francia e Portogallo. In tanti hanno anche scelto di lavorare a Dubai» rimarca Cursano.
«C’è un enorme problema di dispersione di professionalità dopo 18 mesi di fermo pressoché totale - ricorda Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi -. La cassa integrazione e gli altri sussidi per i lavoratori sono stati importanti ma per molte famiglie il periodo è stato davvero difficile e il protrarsi della crisi nel turismo ha costretto molti a ricercare altre soluzioni di lavoro.
Anche la formazione ha subito un rallentamento e questo è un fattore che rischia di pesare anche nei prossimi anni».


