Ubs-Credit Suisse, la fusione rilancia l’allerta sui derivati
Il gruppo intende ridurre le posizioni più rischiose: faro del mercato sugli swap. La spinta dei regolatori dopo la grande crisi ha mitigato i rischi. Ma l’operazione svizzera ripropone il tema
di Isabella Bufacchi
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Se Ubs e Credit Suisse si fossero fuse prima della Grande Crisi Finanziaria nel 2007 avrebbero creato una banca con la più grande esposizione al mondo in derivati OTC con liquidazione bilaterale per un valore nominale poco sotto gli 80mila miliardi di dollari. Ora la somma di queste posizioni nelle due banche, senza tener conto del netting (compensazione tra posizioni contrarie che si annullano) sfiora i 10mila miliardi.
Il ridimensionamento dei derivati
Questo ridimensionamento è avvenuto in tutta l’industria mondiale dei derivati, dallo scoppio della Grande Crisi ad oggi, in virtù di una spinta dei regolatori e della vigilanza a favore di un’enorme migrazione dall’over-the-counter puro all’uso delle casse di compensazione e garanzia (CCP central counterparty clearing o clearing houses) come controparti anche di contratti non standardizzati come i futures.
I supervisori e i regolatori sono andati oltre: hanno imposto alle banche che operano in derivati OTC con liquidazione bilaterale, in particolar modo le investment banks, di fare proprio il metodo delle clearing houses, ovvero, di richiedere alle controparti (le più grandi soprattutto) il versamento di collaterale in margini iniziali e addirittura anche margini giornalieri calcolati sull’andamento dei prezzi di mercato (usando modelli controllati dai regolatori). Le banche sono incentivate ad imporre i collaterali nei derivati OTC perché queste garanzie riducono i requisiti di capitale ai fini prudenziali.
Il mondo dei derivati è dunque più sicuro dalla Grande Crisi perché il ruolo e il peso delle clearing houses è cresciuto, perché i derivati OTC sono collateralizzati o comunque i rischi di controparte sono stati mitigati anche quando le casse di compensazione non vengono usate nel fuori-borsa. Persino la documentazione dei derivati OTC è diventata più trasparente, più omogenea e più esaustiva e nel caso di risoluzione o default i problemi emersi sul caso Lehman non dovrebbero ripetersi. La pandemia prima e la crisi energetica dopo hanno dato prova della resilienza delle CCP e del mercato dei derivati nel suo complesso.
L’impatto dell’operazione svizzera
Il take over di Credit Suisse da parte di Ubs ha comunque riacceso i fari dei mercati sui derivati perché restano margini di opacità e di incertezza che l’operazione UBS-CS via via dovrà chiarire. Il solo fatto che i vertici di Ubs abbiano intenzione di ridimensionare le attività dell’investment banking di Credit Suisse fa temere la chiusura di esposizioni a rischio, comprese quelle in derivati. Non è noto al momento se Credit Suisse, dopo il netting, abbia posizioni lunghe o corte oppure posizioni a somma zero, se tutti i derivati del Credit Suisse come controparte verranno mantenuti da Ubs che sulla carta ha rilevato tutti gli obblighi contrattuali.


