Draghi a Putin: stabilire cessate il fuoco. Berlino, da Mosca rassicurazioni su pagamenti gas in euro
Giudizi contrapposti sui risultati dei colloqui diplomatici Mosca-Kiev. L’offensiva prosegue sul campo, nuovi bombardamenti su Kiev. E la Casa Bianca valuta ulteriori sanzioni contro la Russia
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I punti chiave
- Giudizi contrapposti sui risultati dei colloqui Mosca-Kiev
- Draghi chiede a Putin una de-escalation
- Cremlino: “Pagamenti gas in rubli non scatteranno domani”
- Germania e Austria attivano allerta preventiva sul gas
- Biden, nuovi aiuti a Zelensky e possibili altre sanzioni
- L’escalation militare continua
- Asse Cina-Russia sulla politica estera
- Russia rimborsa cedola su eurobond al 2035
- Onu, oltre 4 milioni di rifugiati
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Dalle speranze alla frenata. Il Cremlino ridimensiona le attese su un accordo di tregua fra Ucraina e Russia, dopo che i colloqui di Istanbul di martedì avevano aperto spiragli di pace nella guerra. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia non ha notato «nulla di promettente» o che «assomigliasse a una svolta» nei colloqui mediati da Ankara, sottolineando che servirà un lungo periodo di lavoro per strappare qualsiasi intesa.
Giudizi contrapposti sui risultati dei colloqui Mosca-Kiev
Invece è positivo, a sorpresa, il giudizio sul confronto diplomatico del ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov che, citato dalla Tass, definisce i colloqui russo-ucraini «un significativo progresso», aggiungendo che «Kiev capisce che Crimea e Donbass sono questioni chiuse». Su quest’ultimo punto, però, le autorità ucraine sono tutt’altro che d’accordo, a conferma che il giudizio sull’andamento del confronto in vista di un cessate il fuoco non è affatto condiviso.
«Le questioni della Crimea occupata e del Donbass saranno definitivamente chiuse dopo il ripristino della sovranità ucraina in questi territori», ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri ucraino Oleg Nikolenko, secondo quanto riporta Unian, rispondendo a Lavrov. «Lavrov dimostra che c’è un malinteso nel processo negoziale - ha detto Nikolenko -. Crimea e Donbass saranno definitivamente chiuse dopo il ripristino della sovranità dell’Ucraina su di loro. Ai colloqui di Istanbul, la delegazione ucraina ha presentato proposte a Mosca su modi per raggiungere questo obiettivo».
Draghi chiede a Putin una de-escalation
Nel pomeriggio si è svolta anche una telefonata di un’ora fra il premier italiano Mario Draghi e il presidente russo V ladimir Putin. Nel corso del colloquio, spiega la Tass, Putin ha riferito al premier italiano sugli sviluppi dei negoziati di ieri a Istanbul tra le delegazioni di Mosca e Kiev e sulla richiesta di Mosca di saldare in rubli il pagamento per le forniture di gas.
«Presidente Putin, la chiamo per parlare di pace». Queste invece, secondo l’account di Palazzo Chigi, le parole con cui ha esordito il premier Draghi parlando con Putin. Al centro del colloquio, secondo la stessa fonte, l’andamento del negoziato tra la Russia e l’Ucraina e i suoi ultimi sviluppi. Il presidente Draghi ha sottolineato l’importanza di stabilire quanto prima un cessate il fuoco, per proteggere la popolazione civile e sostenere lo sforzo negoziale. Draghi ha anche detto a Putin che l’Italia è pronta ad assumere un ruolo nella pace, «ma a fronte di una reale de-escalation».
