Uffici, investitori ancora cauti. Attirano solo se in «classe A»
I flussi di capitali sono cresciuti in un anno del 55%, ma restano la metà del 2022. Gli edifici datati e in periferia si svuotano, rendono solo se nuovi e centrali. Manca l’offerta e i canoni aumentano
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Nel 2022 erano l’oggetto del desiderio. Con investimenti pari a 4,6 miliardi di euro, un record del +113% sul “magro” 2021, gli uffici erano la prima asset class per il capitale immobiliare in Italia. Flessibili, efficienti, con ampie vetrate e spazi interni.
Gli investimenti
Nel corso del 2024, con 2,6 miliardi di euro investiti, l’office ha visto crescere i volumi del 55% sul 2023, ma resta un valore dimezzato rispetto a solo due anni fa. Tallonato dai volumi degli hotel.
Durante il secondo Global Real Estate Investment Forum di Pimco, qualche mese fa, analizzando la situazione, François Trausch, ceo e cio di Pimco prime real estate e John Murray, managing director global private real estate, avevano spiegato che, a livello globale, la quota di uffici nei portafogli immobiliari commerciali istituzionali è scesa dal 35% nel 2022 al 29% attuale e sono probabili ulteriori cali. Le prospettive però variano a seconda della regione. In Europa, sussiste una solida domanda per strutture di pregio che adottano soluzioni green ubicate in zone centrali di primari centri urbani. Lo smart working è una tendenza che in alcuni casi sta rientrando. Le case sono più piccole, i trasporti migliori. Le locazioni tendono a essere di lungo periodo e soprattutto le norme in materia energetica probabilmente ridurranno drasticamente l’offerta esistente in quanto per molti immobili sarà difficile soddisfare i requisiti europei sempre più stringenti.
E poi c’è una grande sfida, hanno fatto notare la settimana scorsa Manfredi Catella e Gabriele Bonfiglioli, rispettivamente ceo e cio di Coima, nel corso della consueta call “Real Estate Market Update” con gli investitori: «Circa il 90% dello stock di patrimonio uffici, nell’area di Milano, deve essere ristrutturato o riconvertito perché obsoleto. In particolare, l’86% del costruito direzionale ha un grado efficienza pari a B o addirittura C. Solo una parte, gli edifici meglio posizionati, più centrali o collegati ai mezzi di trasporto pubblici potrebbero essere riefficientati come uffici. Per gli altri, servirebbe una nuova destinazione d’uso e soprattutto capitali e progettualità per riconvertirli. Se nelle principali città europee lo stock di grado A è pari al 36% dell’esistente, a Milano, il nuovo è pari solo al 14 per cento.
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