Un algoritmo svela lo schema Ponzi in Bitcoin
di Andrea Carobene
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Un insieme di tecniche per andare a caccia di chi usa i bitcoin per compiere transazioni illegali. Sono quelle sviluppate all’Università di Perugia dal team di Stefano Bistarelli, Direttore del Nodo UniPG CINI Cyber Security National Lab.
Qui i ricercatori hanno realizzato “Blockchainvis suite”: un tool che ha lo scopo di superare i metodi di anonimizzazione usati per i bitcoin. L’idea è quella di studiare con i Big Data gli oltre 130 Gigabyte rinchiusi nella blockchain. «Una mole di informazioni che in realtà si traduce in Terabyte», spiega Bistarelli, perché possano essere davvero analizzati.
La suite comprende uno strumento per controbattere i mixing services, ossia quei siti che mescolano gli indirizzi dei bitcoin rendendo difficile ricostruire il percorso delle transazioni. «Con tecniche di reverse engineering riusciamo invece in alcuni casi a ricostruire questi percorsi». Blockchainvis consente anche il clustering, ossia la possibilità di attribuire più indirizzi ad un unico utente che si è servito di diversi alias per nascondere la sua attività. Partendo da un database composto da oltre 115 milioni di indirizzi i ricercatori sono riusciti a clusterizzarne, ossia a connetterli in wallet, più del 76%.
Attraverso tecniche di scraping, ossia analisi automatica del contenuto delle pagine web, i ricercatori riescono anche in alcuni casi a individuare autori unici di pagine sul deep web, associando i loro alias.
Gli studiosi hanno anche creato un’applicazione internet, ancora in versione alpha, per visualizzare le transazioni sulla base ad esempio del valore o del periodo. Il progetto ha avuto finanziamenti sotto forma di Amazon AWS e da Microsoft Azure for research awards.

