L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
di Raoul de Forcade
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Oltre a essere un Guarneri del Gesù, realizzato cioè da Bartolomeo Giuseppe Guarneri, il più noto liutaio italiano insieme ad Antonio Stradivari, il più famoso violino del mondo, cioè quello personale di Niccolò Paganini, ha anche un nome affibbiatogli proprio dal famoso musicista genovese, per indicare il suono armonico e potente che lo caratterizzava: il Cannone. Questo strumento, costruito nel 1743 e donato dallo stesso Paganini, prima di morire, alla città di Genova, viene oggi gelosamente conservato a Palazzo Tursi, sede del Comune, e solo eccezionalmente concesso in uso ad alcuni violinisti di chiara fama, per speciali occasioni concertistiche e, in particolare al vincitore, di volta in volta, del Premio Paganini, che si tiene ogni tre anni.
Come si può immaginare lo stato di salute del Cannone, è al centro costante dell’attenzione del Comitato Paganini e dei liutai Bruce Carlston (conservatore dello strumento), Alberto Giordano e Pio Montari. Questi ultimi hanno appena terminato una missione che ha sancito l’incontro tra l’antico strumento, che è simbolo “vivente” della storia della musica italiana con una delle tecnologie più all’avanguardia: la microtomografia a raggi X, utilizzata in settori quali la medicina, la biologia, la paleontologia e la conservazione dei beni culturali. Il violino di Paganini, infatti, è stato portato all’European synchrotron radiation facility (Esrf) di Grenoble, per un’analisi unica, eseguita ovviamente con una tecnica non distruttiva, dello stato strutturale del legno. Accelerando le particelle subatomiche in un sincrotrone, una struttura circolare composta da magneti, gli scienziati sono in grado ottenere un tipo particolare di radiazione che, in questo caso, ha permesso di eseguire una sorta di radiografia del violino.
Con il supporto degli scienziati dell’Esrf è stato sviluppato un programma per il monitoraggio e l’analisi approfondita del comportamento del violino in diverse situazioni. La tecnica applicata a Grenoble, con la linea di luce (chiamata Bm18) creata grazie al supporto del sincrotrone, ha consentito agli scienziati di ricostruire un’immagine a raggi X 3D dell’intero violino a livello della struttura cellulare del legno, con la possibilità di ingrandirne localmente qualsiasi punto , fino a un livello di scala micrometrica.
A quanto è emerso, peraltro, lo stato di salute del Cannone è piuttosto soddisfacente. Il violino, ha detto Carlston, sta bene, le microfratture (che avevano fatto temere per la sua salute, ndr) sono sotto controllo. Ci sono, è vero, ma non è una situazione che richieda interventi. Tutti i vecchi strumenti hanno qualcosa». In più il Cannone ha subito, in passato, un restauro e, ha sottolineato Carlston, «avevamo il sospetto che quel restauro fosse stato un po’ debole; ma l’analisi ha dimostrato che non è così». Per lo strumento saranno, perciò, sufficienti «controlli periodici». Il Cannone, dunque, è tornato nella sua teca a microclima controllato all’interno di Tursi.
Secondo i conservatori del violino, «le analisi condotte all’Esrf sono uno degli eventi più importanti della seconda vita del Cannone; lavorare con un simile team di scienziati e un’attrezzatura così fantastica è stata un’esperienza indimenticabile. È un punto di partenza per una migliore comprensione di questo violino, irripetibile e misterioso».