Un sistema finanziario integrato per non ostacolare la crescita
L’Europa deve pensare meno a regolamentare lasciando maggiori spazi all’economia di mercato
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L’ultimo editoriale di Mario Draghi sul Financial Times ha lanciato un messaggio chiaro: l’Europa si sta autoimponendo dazi e barriere che frenano la sua crescita. Il problema non riguarda solo il commercio, ma anche (e soprattutto) il funzionamento del mercato finanziario europeo e la sua capacità di sostenere l’economia reale. Per il Private Banking, che gestisce oltre 1.200 miliardi di euro di risparmio delle famiglie in un’ottica di lungo termine, questo è un nodo cruciale: senza un mercato finanziario armonizzato e dinamico, le opportunità di investimento per le famiglie e di finanziamento per le imprese resteranno limitate e sconteranno sempre più la concorrenza degli Stati Uniti di Trump.
Un esempio concreto si può trovare nelle più recenti proposte di Direttiva della Commissione Ue in ambito finanziario: la Retail Investment Strategy (RIS), che imponendo requisiti più severi e stringenti al servizio di consulenza finanziaria, rischia di scoraggiare l’innovazione e la diversificazione degli strumenti di investimento portando a un “race-to-the-bottom” in termini di qualità del servizio. Anche il regolamento FiDA (Framework for Interoperable Data Access), se non verrà calibrato con attenzione, potrebbe introdurre frammentazioni e oneri amministrativi per gli operatori finanziari, invece che facilitare la condivisione dei dati finanziari in un’ottica di Open Finance per favorire scelte di investimento più efficienti.
Un esempio virtuoso, invece, riguarda gli European Long-Term Investment Fund (Eltif), uno standard europeo per fondi di investimento che finanziano società quotate, non quotate e infrastrutture pensati per investitori retail. Si adattano molto bene al finanziamento della crescita delle Pmi europee e tutelano gli investitori attraverso requisiti di diversificazione dando loro accesso a opportunità di investimento riservate agli investitori istituzionali. Un regolamento europeo messo a punto dalla Commissione con il contributo degli operatori di mercato che può portare benefici per entrambe le parti in gioco, imprese da un lato e famiglie dall’altro.
Serve però un cambio di passo deciso, a partire dall’armonizzazione normativa, affinché riduca le differenze tra i regimi regolatori dei singoli Stati e renda più semplice la circolazione dei capitali. Troppo spesso gli investitori europei guardano agli Stati Uniti, sia in termini di mercato che di operatori, per cercare migliori opportunità. Già il Rapporto Letta della scorsa primavera evidenziava come la frammentazione dei mercati finanziari penalizzasse le Pmi europee, che devono affrontare costi del capitale e di finanziamento più elevati rispetto alle loro concorrenti statunitensi.
L’Europa deve pensare meno in primis a regolamentare, lasciando maggiori spazi all’economia di mercato, purché sia una e non 27. La strategia della Commissione Europea per il 2025, che prevede pacchetti di semplificazione normativa, va nella giusta direzione, ma serve maggiore incisività, affinché vi sia quel “cambiamento radicale” di cui parla Draghi. A tal punto, i tre “pacchetti Omnibus” dedicati alla semplificazione dele norme relative alla sostenibilità che la Commissione Europea presenterà nel corso del 2025, rappresentano il primo vero banco di prova delle reali intenzioni del Vecchio Continente. Una semplificazione reale ridurrà i costi di rendicontazione, standardizzerà gli adempimenti, liberando energia d’azione per la crescita delle imprese a beneficio sia della transizione energetica e digitale delle imprese che degli investitori con preferenze ESG.

