Un’unione dei risparmi che superi la stasi attuale
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Il dibattito sulla possibile creazione di un’Unione del Risparmio e degli Investimenti - Savings and Investments Union - sta prendendo consistenza. Ne è la prova l’intenzione della Commissione Europea di pubblicare – una proposta in materia.
I tempi sono senz’altro maturi. Proprio ieri, su queste colonne, Enrico Letta sottolineava che ogni anno sono circa 300 i miliardi di euro di risparmio europeo che attraversano l’atlantico per essere investiti negli Stati Uniti. Non ci sarebbe niente di male se il flusso fosse equilibrato, cioè se altrettanti ne arrivassero dagli Stati Uniti per essere investiti in Europa. Ossia, se i risparmiatori europei e quelli americani distribuissero i propri investimenti in funzione delle proprie specifiche preferenze, in tema di durata, rendimenti, liquidità e rischiosità, avendo uguali attrattività di accesso a entrambi i mercati. In realtà ciò non accade, e il Prof. Letta ne ha spiegato i motivi e gli effetti.
I motivi consistono essenzialmente nella frammentarietà dello spazio economico europeo, che non si presenta come unico e omogeneo: in esso gli investitori incespicano in una congerie di norme e supervisioni locali che lo rendono meno attraente per chi ha capitali da investire, ma anche meno redditizio per chi i capitali li investe in attività produttive di beni e servizi. Il risultato è un forte divario sia di investimenti che di attività innovative, che ha determinato e continua a determinare un ritardo europeo, in particolare nelle innovazioni che stanno alla base delle due grandi transizioni in atto: digitale e climatica. La situazione richiede interventi rapidamente efficaci, per evitare che altri ritardi si sommino a quelli già evidenti.
L’opportunità di creare una “Savings and Investments Union” mira a superare la situazione attuale. Tuttavia, la proposta presenta attualmente alcune timidezze che si spera possano esser superate.
In primo luogo, essa manca di soluzioni davvero trasformative, poiché non comprende strumenti di larga portata, come potrebbe essere un fondo sovrano europeo o la creazione di safe assets europei. Su quest’ultimo punto abbiamo a favore solo l’opinione favorevole della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo che ha raccomandato alla Commissione di valutarne la emissione.

