«Una pezza di Lundini» spiegata con le fave (da Lundini)
Il caso Tv dell’anno secondo il comico da cui prende nome e i suoi compagni di viaggio Fanelli e Benincasa: «Noi esplosi grazie alla Rai. Ma anche nonostante»
di Francesco Prisco
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Il programma televisivo dell’anno spiegato con le fave. «Mettiamo che tu voglia aprire la puntata con una fava in mano. È perfettamente inutile che tu vada a chiedere: posso aprire la puntata con la fava in mano? La risposta già la sai: sarà un no. Quello che devi fare è esattamente cominciare la puntata con la fava in mano. È quello che abbiamo fatto noi. E ci hanno mandati in onda». Ed è successo quello che è successo: Una pezza di Lundini è senza dubbio il fenomeno televisivo dell’anno, almeno per quanto riguarda la comicità. La metafora leguminosa appartiene a Valerio Lundini, il comico da cui il programma - in onda per due stagioni in seconda serata su Rai 2 - prende nome.
È ospite al Giffoni Film Festival assieme a Emanuela Fanelli, sua indolente co-conduttrice, e a Giovanni Benincasa, vecchia volpe di radio e Tv che, in quasi 40 anni di carriera, dopo essersi diviso tra Carràmba! Che sorpresa, Viva Radio 2 e Quelli che il calcio, un anno fa ha tirato fuori dal cilindro pure questo coniglio (o «fava», per restare in metafora). Il bello è che in Rai gli hanno prestato ascolto. E oggi Lundini e Fanelli sono tra gli ospiti più attesi di Giffoni, con i ragazzi della giuria che citano a memoria gag e situazioni della trasmissione, lasciando la serietà fuori dalla porta. E mica solo i ragazzi della giuria.
Lundini, il suo è il programma più importante della tv italiana degli ultimi cinquant’anni. Le scoccia che sia tutto merito della Fanelli?
«Mannò, io so’ contento. Mi basta stare in mezzo, accanto a un’attrice così grande. La cosa che non capisco è: perché poi la nostra deve essere la trasmissione più importante soltanto degli ultimi 50 anni? Che ci avranno avuto poi di tanto meglio da guardare nei precedenti 50 anni?»
Fanelli, a lei invece quanto scoccia che non ci sia il suo nome nel titolo del programma, ma solo quello di Lundini?
«Nun me ne parla’, proprio, guarda... è perché sono una donna. Beh, a voler rispondere seriamente, c’è da dire che ci siamo subito accorti che quel titolo offriva al mio personaggio una straordinaria occasione di risentimento. E il mio personaggio si nutre di risentimento: le situazioni comiche si moltiplicano, con un titolo di quel tipo».
Come avrete notato, è quasi impossibile farvi una domanda seria: chi vi sta di fronte - che sia un giornalista o un giurato del Giffoni Film Festival - è vittima dei vostri personaggi. Non temete alla lunga di rimanere anche voi vittima dei vostri personaggi?
(Lundini) «I nostri personaggi, in fondo, non sono poi così diversi da noi. Se funzionano, al punto tale da confondere chi ci sta di fronte, è probabilmente proprio per questo».






