Conferenza di apertura

Una tavola rotonda per analizzare i temi più importanti

L’industria del risparmio si interroga sul ruolo che riveste sul versante dello sviluppo economico e sociale, con particolare attenzione ai temi della transizione sostenibile, rivoluzione digitale e sviluppo del capitale umano

di Isabella Della Valle

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Al termine della conferenza plenaria dell’edizione 2022 del Salone del Risparmio, si è tenuta una tavola rotonda alla quale hanno preso parte il presidente di Assogestioni Carlo Trabattoni e i vicepresidenti dell'associazione, vale a dire Cinzia Tagliabue di Amundi, Saverio Perissinotto di Eurizon Capital e Giovanni Sandri di BlackRock. L'oggetto della discussione è stato il ruolo che l'industria del risparmio è tenuta oggi a rivestire sul versante dello sviluppo economico e sociale, con particolare attenzione a alcuni elementi ormai imprescindibili: transizione sostenibile, rivoluzione digitale e sviluppo del capitale umano.

Il capitale umano

«Il capitale umano è una fondamentale caratteristica per la nostra industria che coincide con il concetto di competenza - ha affermato Perissinotto - che va cercata in ambiti diversi. Non solo. Per una buona innovazione di prodotto serve grande curiosità e la capacità di pensare fuori dagli schemi». Perissinotto ha sottolineato come anche il tema della formazione sia ancora più al centro dell'industria, evidenziando come il lavoro da remoto e la tecnologia abbiano aperto il divario tra chi ha seniority nell'industria e chi comincia ora.

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La sostenibilità

Si è inoltre parlato molto di sostenibilità che, come ha sottolineato Cinzia Tagliabue «ormai è presente nelle agende di istituzioni e governi. Anche per noi è un punto cardine; dobbiamo aiutare la transizione anche attraverso la corporate governance per avere un pianeta migliore da punto di vista ambientale e sociale. Abbiamo notato che anche i risparmiatori sono interessati a questo tema e questo ci sensibilizzza ancora di più». La vicepresidente ha anche ricordato come l’industria abbia lavorato su capitale umano e tecnologia per integrare modalità tradizionali con i criteri sostenibilità. «La tassonomia serve per aiutare il cliente finale a districarsi - ha aggiunto -. Il 36% degli investimenti a livello globale segue criteri sostenibili e il 40% sono già classificati come articolo 8 e articolo 9».

Nel corso del dibattito è emerso inoltre che il covid ha fatto emergere temi di disuguaglianza sociale ai quali i giovani sono molto sensibili e la necessità di investire di più in istruzione e sulle nuove generazioni. con il conflitto, inoltre, si è amplificata la necessità di accelerare sulla ricerca dI fonti energetiche alternative senza perdere mai di vista i temi sociali.

Tecnologia

Dal versante della tecnologia, secondo Sandri deve essere utilizzata in modo tale da aiutare l’uomo ma non da rimpiazzarlo. «Noi come industria vendiamo un prodotto e un servizio che sono strutturalmente incerti e la tecnologia ci aiuta a proteggere e rafforzare il rapporto di fiducia con clienti». Ma la tecnologia porta rischi come per esempio l’esplosione di servizi finanziari digitali di facile accesso come le criptocurrency. «Non è un fattore necessariamente negativo finchè è legale - ha affermato Sandri -, ma è un rischio soprattutto per le nuove generazioni di millennial che hanno molta confidenza a muoversi nell’ecosistema ma con scarse competenze finanziarie».

Educazione finanziaria

Un altro aspetto evidenziato è la necessita di incrementare il grado di educazione finanziaria, facendo però un mea culpa dell’industria. «Il rischio nel nostro settore - ha detto - è quello di diventare egoriferiti; parliamo di cose complesse, bisogna semplificare il messaggio. L’educazione finanziaria Edufin non deve essere solo la spiegazione di concetti, dobbiamo far capire a che cosa serve investire. Anche la scuola deve muoversi in questa direzione e il ministero dell’istruzione deve prendere questo impegno». In sostanza, quindi, serve più chiarezza, occorre capire gli obiettivi dei giovani, conquistare la loro fiducia ed evitare di far vivere al cliente i criteri esg come l’ennesimo passaggio burocratico.

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