Ungheria, Orban vince ancora. Maggioranza schiacciante, opposizione inerme
Il premier sovranista, al potere dal 2010, si avvia verso un nuovo mandato dopo aver sconfitto i rivali che questa volta si presentavano uniti
dal nostro inviato Luca Veronese
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Ha vinto ancora Viktor Orban. E di nuovo con una maggioranza schiacciante. Nelle elezioni in Ungheria il premier sovranista, al potere da 12 anni a Budapest, ha prevalso sull’alleanza formata da tutti i partiti di opposizione e ha conquistato il quarto mandato. Orban è infatti in nettissimo vantaggio quando lo spoglio ha superato il 90% delle schede totali. Il suo partito il Fidesz ha ottenuto il 54% delle preferenze, che si traducono in 135 seggi sui 199 del Parlamento magiaro. Uniti per l’Ungheria, l’alleanza delle opposizioni, guidata da Peter Marki-Zay, si è fermata invece al 34% dei voti e a 56 seggi; mentre l’estrema destra con il 6% avrà 8 seggi.
La sfida del sovranismo all’Unione europa
«È una vittoria così grande che si vede dalla Luna e di certo si vede anche da Bruxelles», ha detto Orban nella notte davanti ai suoi sostenitori in festa per un risultato più sofferto rispetto al passato. Quasi una promessa quella del leader ungherese che in questi anni è arrivato molto spesso allo scontro con l’Unione europea: sui migranti, sull’indipendenza dei media, sull’autonomia della magistratura e della Banca centrale, sui migranti, sull’attività delle Ong non allineate, sui diritti della comunità Lgbt+, sulla corruzione. «Questa nostra quarta vittoria consecutiva è la più importante, perché - ha detto ancora Orban - abbiamo conquistato il potere contro un’opposizione che si era alleata. Si sono alleati tutti e noi abbiamo vinto lo stesso. Abbiamo vinto anche a livello internazionale contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino».
Nella notte lo sfidante Marki-Zay ha ammesso la sconfitta dicendo tuttavia che «in un sistema ingiusto e disonesto come quello costruito dalla maggioranza di destra in Ungheria era impossibile fare di più».
Un voto condizionato dalla guerra in Ucraina
Il voto è stato fortemente condizionato dalla guerra nella vicina Ucraina. Le difficoltà economiche per uscire dalla crisi pandemica, lo scontro sull’Unione Europea e il rispetto dello stato di diritto: tutto è passato in secondo piano.
Il leader dell’opposizione, il moderato, cattolico Peter Marki-Zay, ha cercato di sfidare lo strapotere della maggioranza di destra, attaccando direttamente Orban per le sue ambiguità all’interno della Ue e della Nato, e ancora di più per i legami con Vladimir Putin, mai rinnegati, nemmeno dopo l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe
